ALLE ORIGINI DEL MEI Parte 3 – Musica ieri, musica oggi

ALLE ORIGINI DEL MEI

Parte 3

Musica ieri, musica oggi

Musica ieri, musica oggi. Dopo il nostro viaggio all’interno della Faenza anni ’90, in questo ultimo articolo di “Alle origini del MEI” veniamo ad alcune riflessioni riguardanti l’attualità dei nostri giorni. I tempi sono molto cambiati da 20 anni fa e con Daniele Scarazzati, che ci ha accompagnato in questo percorso, cercheremo di confrontare il passato e il presente, senza per forza indicare un “meglio” o un “peggio”, ma per avere maggiore coscienza della forza e del valore che può e deve avere la musica ai giorni nostri.

Buonsenso@Faenza non vuole limitarsi al commento, ma nel suo piccolo si propone di agire, e in tal senso l’ultima domanda di questa intervista vuole mettere in luce alcune realtà virtuose di oggi che si propongono di lavorare assieme in nome della musica, anche solo per il piacere di farlo. Un po’ come successe tanti anni fa, alle origini del MEI…

         Daniele, veniamo ai giorni nostri. Che cosa vi ha lasciato l’esperienza della Festa delle Autoproduzioni? O meglio, in senso più ampio, che cosa ha lasciato in te, e agli altri ragazzi, l’esperienza di quella stagione musicale?

Non posso parlare per le altre persone coinvolte, però per quanto mi riguarda posso certamente dire che collaborare con altri alla realizzazione della Festa delle Autoproduzioni, ma anche di altri eventi in quel periodo, mi ha lasciato tante cose. Innanzitutto il metodo di lavoro che ti costruisci lavorando in gruppo a una serie di eventi in cui ci sono da organizzare tante cose, dagli aspetti più importanti ai dettagli più banali; la soddisfazione del vedere muoversi tanta gente mossa dalla stessa passione, musicisti, pubblico o collaboratori che siano; il vedere ritrovarsi in un unico luogo tante band, etichette, musicisti, fanzines, ciascuno mosso dal proprio progetto, a volte artigianale, altre volte più professionale, ma comunque creato in prima persona, senza tante intermediazioni, e questo ultimo aspetto è fondamentale; l’idea che una cosa del genere sia stata possibile in quel periodo, in questa zona e con quel gruppo di persone, per i motivi che abbiamo già analizzato; il convincimento di avere partecipato ad un periodo particolarmente attivo e creativo della nostra città e del nostro territorio. Quest’ultima impressione, in particolare, la vedo diffusa in molti miei coetanei grazie anche ai feedback che ricevo in questo periodo, anche attraverso il progetto La mia band suona il rock.

         Nel primo articolo di questo percorso abbiamo fatto un salto indietro nel passato, analizzando lo scenario musicale faentino di inizio anni ’90. Buonsenso@Faenza sta portando avanti, grazie a Jacopo Liverani, un viaggio alla scoperta delle realtà musicali interessanti del nostro territorio. Come vedi il panorama attuale? E in particolare, quale può essere secondo te il ruolo della musica in una società sempre più veloce, fluida nelle quali le nuove tecnologie modificano “in sé” il prodotto musicale?

Sono due domande che richiedono un certo approfondimento. Premetto che sono sempre stato appassionato di musica, anche per tradizione di famiglia. Tuttavia mi sento meno coinvolto dal contesto musicale attuale. Mi interessa la musica dal vivo, suono, frequento e organizzo eventi culturali, ma col passare del tempo naturalmente cambiano le priorità (lavoro, casa, famiglia, e quindi il sempre minore tempo libero…), di conseguenza probabilmente esisteranno tante realtà attive sul territorio di cui però non sono a conoscenza, perciò la mia visione sarà senz’altro parziale. Tuttavia posso parlare dell’impressione che ho. Se mi chiedi la mia opinione riguardo al panorama attuale rispetto a quello di vent’anni fa, sicuramente e semplicemente direi che è cambiato tutto. Più in particolare, è cambiato il contesto economico, sociale e culturale. Ad esempio, il mercato da tempo ha occupato quegli spazi che si offrivano all’associazionismo e all’auto-organizzazione giovanile. Questo lo dico senza esprimere un giudizio sul mercato, semplicemente si è inserito dove c’erano delle opportunità, stabilendo nuove regole e priorità. Inoltre, non so se oggi c’è un attivismo associazionistico comparabile a quello degli anni ’90, magari c’è, ma io lo percepisco di meno, forse perché, come dicevo, ho una visione parziale del contesto, però ho questa impressione. In aggiunta, vent’anni fa mi sembra ci fosse una maggiore creatività e originalità nella proposta musicale. Anche allora si eseguivano cover, e anche adesso molti gruppi eseguono brani propri, ma mi sembra che le proporzioni siano cambiate. D’altro lato, io stesso suono in un gruppo che esegue brani cover, seppur in maniera originale, ma appunto sono passati vent’anni, nel frattempo ho sviluppato anche altri interessi e progetti culturali e artistici, che sono un po’ i miei “brani originali”, vedi le letture animate, i laboratori di lettura, i libri, comunque legati al mondo dei suoni, al punto che tutte queste cose fanno riferimento a un progetto che ho chiamato La Valigia dei Suoni (www.lavaligiadeisuoni.it). Allo stesso modo, tanti che all’epoca suonavano in gruppi giovanili, oggi sono ancora legati al mondo della musica e della cultura: chi lavora nei service audio, chi organizza eventi, chi gestisce locali, studi di registrazione o etichette, chi vende dischi o strumenti musicali, oltre naturalmente a chi suona ancora, e così via. Questo lo ritengo un segno evidente di quanto già allora la musica fosse importante e radicata per queste persone e come essa abbia potuto manifestarsi e, almeno in parte, svilupparsi anche attraverso le attività musicali di quel periodo. Naturalmente anche oggi ci sono in giro moltissimi gruppi bravi e motivati, precisi e convincenti, però mi sembra siano realtà singole “scollegate”. Vent’anni fa ho l’impressione che ci fossero anche lì tanti gruppi e musicisti, molti “normali” e altri che magari spiccavano sugli altri, ma in buona parte animavano una scena condivisa, attraverso un continuo ritrovarsi e riconoscersi sui vari palchi della zona. Ma, ripeto, può darsi che la mia visione sia influenzata dalla maggiore distanza che ho con il panorama attuale per via della diversa età e dei diversi interessi che nel frattempo ho coltivato.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non credo ci sia una risposta sola, ma tante risposte quante sono le persone al mondo. Ognuno fa e farà della musica quello che più si addice alla sua predisposizione, ai suoi gusti e alle sue capacità. Domani come oggi, liquida o solida che sia, la musica, per alcuni sarà una ragione di vita, per altri una passione da coltivare o un lavoro, per altri ancora un interesse passeggero mentre per altre persone sarà un aspetto marginale della propria vita. Sicuramente negli ultimi quindici anni la trasformazione della musica, da solida a liquida ha portato a uno stravolgimento delle nostre abitudini e del nostro rapporto con essa, al punto che che non mi azzardo a pensare cosa possa succedere nei prossimi anni. Vedremo (e sentiremo!).

         Ad inizio giugno verrà realizzata la seconda edizione del Castello Music Fest a Castel Bolognese. Un evento musicale di tre giorni che, per tanti aspetti, può essere assimilato a quello che voi avete realizzato: ragazzi che si mettono in gioco in nome della musica, voglia di stare assieme e di realizzare qualcosa “dal basso”, necessità di trovare degli spazi nei quali vivere questa passione nel contesto cittadino. Come giudichi questo progetto e che consigli daresti a questi ragazzi?

Quella di Castello Music Fest  è una realtà giovane e originale che a Castel Bolognese si affianca a quella già collaudata di Portofranko. Conosco chi vi è coinvolto e so che sono giovani motivati e mossi da una grande passione per la musica. Consigli non mi sento di darne, vedendoli già ben organizzati e intraprendenti. Più in generale, ci sono realtà molto vivaci su tutto il territorio, da Castel Bolognese, con queste due manifestazioni, a Massa Lombarda col Riot, da Russi, dove si svolge una festa del 1°Maggio in chiave rock-metal, a Ravenna con la storica Around the Rock, solo per citarne alcune. Ciascuno di questi eventi negli anni è cresciuto e ha avuto la capacita di rinnovarsi, coinvolgendo sempre più giovani che si sono ritrovati per organizzare insieme qualcosa in cui credere, finendo poi spesso per mettersi “in rete” tra di loro, creando sinergie e collaborazioni. Magari nascono con “piccole” dimensioni, ma poi sempre più spesso riescono ad acquisire maggiore visibilità, dando grandi soddisfazioni a chi organizza, a chi ci suona e a chi vi partecipa come semplice spettatore.

 

Ringraziamo Daniele per la sua disponibilità. Vi ricordiamo, se vi è interessato l’argomento, di continuare a seguire il suo progetto: http://www.lamiabandsuonailrock.it/.

Noi lo faremo!

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