Il miglior Bisò? Il pubblico vota Rione Verde

È il bisò del Rione Verde il migliore del 2017: a decretare la simbolica vittoria del rione di Porta Montanara è un campione di un centinaio di intervistatati che, durante la Nott de Bisò del 5 gennaio scorso, hanno votato il vin brulè del Verde come il migliore tra quelli offerti dai cinque stand gastronomici che hanno riempito piazza del Popolo. Su 114 persone interpellate da BuonSenso Faenza, in 42 – ossia il 37% degli intervistati – hanno affermato di aver gradito particolarmente il bisò di via Cavour. Molto apprezzato anche quello prodotto dal Rione Nero, che si piazza al secondo posto con il 27% di bevitori. A seguire gli altri bisò: tra le novità del 2017 segnaliamo Borgo Durbecco che quest’anno ha proposto anche una versione innovativa al melograno. «Per gli amanti del brulé dal sapore del vino più marcato»: questa la carta vincente del Rione Verde, grazie alla quale ha superato – nel nostro sondaggio – i contendenti.

Bisò: il vin brulè dei 5 rioni di Faenza

biso-verde-2Vino (rigorosamente Sangiovese), mele, arance, zucchero, chiodi di garofano, coriandolo, cannella: questi alcuni degli ingredienti principali del Bisò, il tipico vin brulé romagnolo che tradizionalmente scalda i faentini la vigilia dell’Epifania in attesa della mezzanotte, momento cruciale della Nott de Bisò durante il quale viene dato fuoco al fantoccio del Niballo. «Gli ingredienti del Bisò – spiega Peter Caroli, capo rione Nero – sono indicati nelle bottiglie, ma le quantità variano e vengono tenute segrete». Ogni rione infatti segue una propria personale ricetta e scalda, all’interno del proprio stand gastronomico, un grande paiolo nel quale viene scaldata la bevanda. «La ricetta di ciascun rione rimane segreta – conferma Marco Montanari, capo Rione Rosso – e la conosce solo chi si trova a prepararlo».

Una ricetta che si tramanda di generazione

ricettaA volte speziato a volte dall’aroma deciso, alcuni più dolci e altri più forti: nessun Bisò dei cinque rioni è uguale all’altro. Un segreto che viene tramandato di generazione in generazione tra i rionali. «La nostra ricetta è la stessa da molti anni – racconta Ivan Berdondini, capo del rione Verde – ed è scritta nello stesso foglietto malridotto che ci passiamo di anno in anno nel rione». Il bisò riesce veramente a unire diverse generazioni. «All’interno del nostro rione – racconta Paolo Biffi, capo Borgo Durbecco – qualche tempo fa è tornato un personaggio che preparava il Bisò trent’anni fa e mi ha portato la sua ricetta originale. È stato un momento davvero commovente». Il bisò viene servito nei tradizionali gotti – ossia delle ciotole di ceramica – decorati con gli stemmi dei cinque rioni: chi acquista il gotto (gott in romagnolo) può passare liberamente nei cinque stand rionali per farsi riempire il gotto di Bisò che così, per tutta la serata rimane colmo di vin brulé caldo e fumante, in attesa di mezzanotte: momento in cui viene dato fuoco al Niballo. «Bruciando il moro bruciamo tutte le sfortune dell’anno passato – spiega Davide Fiumana, capo rione Giallo – sperando che il 2017 sia un anno proficuo e vittorioso per il rione».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *