Trivelle: Intervista a Massimo Bosi (M5s): “Votiamo Sì. Non si perdono posti di lavoro”

Su cosa saranno chiamati a pronunciarsi i cittadini con il referendum del 17 aprile? Sulla durata delle trivellazioni per le concessioni già in uso. Il Governo ha stabilito nell’ultima legge di stabilità un limite: nessuna trivellazione entro le 12 miglia marine. C’è anche un impegno a non concedere più concessioni per “tastare” il mare. Resta da stabilire come procedere con quelle già concesse: ci si potrà esprimere per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire anche oltre la scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento». A favore del Sì – ossia per impedire che i permessi già accordati possano proseguire – si è schierato anche il Movimento 5 Stelle di Faenza. Abbiamo dunque deciso di contattare il capogruppo al consiglio comunale Massimo Bosi per spiegarci le ragioni di questa presa di posizione.

“Partecipare al voto è un atto di democrazia”

Il Movimento 5 Stelle è stato fra i primi a schierarsi a favore del Sì per il referendum. Qual è la vostra posizione come gruppo faentino e per quali motivi secondo voi gli italiani dovrebbero recarsi alle urne domenica 17 Aprile?

La posizione del Movimento 5 Stelle faentino è a favore del Sì per il referendum. Aggiungo che, essendo un referendum proposto ai cittadini, deve esser partecipato. La partecipazione al referendum è simbolo di democrazia.

Ritenete sia giusto coinvolgere tutto l’elettorato per una scelta molto tecnica su un argomento molto complesso? Non si rischiano prese di posizione superficiali?

Il problema è informare i cittadini su che cos’è questo referendum. Questo è la difficoltà più grande. A differenza di quanto dice sia il Pd e sia i sindacati, non si perdono i posti di lavoro, non va a attaccare nessuna situazione in atto. Seve solo per non fare rinnovare le condizioni a scadenza entro le 12 miglia. Ci sono solo 4/5 casi in Italia in cui i permessi scadono nei prossimi 5 anni, per il resto si parla di 20 anni. il problema dell’occupazione non è valido come alternativa di voto. Il fatto che si vada contro queste compagnie anche non è vero, perché continuerebbero comunque ad operare fino alla scadenza della concessione.

C’è una differenza per voi fra democrazia formale e democrazia sostanziale?

Siamo in un paese democratico e il referendum è l’arma principale per gestire bene comune. Quello che è inammissibile è che chi porta avanti queste tematiche si permetta di sfavorire questo referendum, quando invece dovrebbe favorire la democrazia. È assolutamente sbagliato questo metodo. Adesso questo gruppo di persone lo vuole far fallire. In Tv non se ne parla. L’unico modo per conoscere gli effettivi del referendum è informarsi sulla rete cercando fonti credibili, che ci sono. Noi sul nostro sito pubblichiamo materiale tutti i giorni proprio per cercare di far capire cosa si sta votando. Anche i giornali non ne parlano. Lo stesso Pd che chiede l’astensione al referendum porta in questo modo ogni comune a non impegnarsi per informare adeguatamente i cittadini.

Prevedete di realizzare delle iniziative sul territorio per sensibilizzare gli elettori?

Noi saremo presenti tutti i sabato mattina in piazza con il nostro banchetto, distribuendo volantini assieme a persone che cercano di spiegare in cosa consista il voto a questo referendum. Abbiamo intenzione di sviluppare alcuni incontri sul tema, vedremo se sarà possibile.

“La perdita di posti di lavoro è dovuta alla crisi del settore”

È difficile coinvolgere gli elettori quando si sfida una lobby per eccellenza, come quella dei produttori di idrocarburi?

Sicuramente andare contro queste lobby è molto difficile, è un po’ come andare contro i mulini a vento. È un’impresa quasi impossibile. Deve finire questa storia che hanno precedenza su tutto. Queste compagnie si sono accorte con i costi del mercato non è conveniente procedere su questo tipo di estrazioni. Oil gas ha presentato con la situazione attuale un piano di 900 esuberi. Non è dunque problema il fatto che si perda lavoro, ma è una questione di crisi generale del settore.

I comitati per il No al referendum descrivono la consultazione come un “referendum bufala”. Si starebbe caricando il quesito referendario, molto specifico e rivolto soltanto alle concessioni di estrazione a massimo 12 miglia già autorizzate nel passato (21 concessioni in tutto), di una valenza generale sulle scelte energetiche del paese. Cosa vieterebbe di sfruttare fino alla fine i giacimenti attualmente in uso, e di pari passo investire nel solare e nell’eolico?

Nulla lo vieterebbe. Attualmente è il buonsenso che ci dice che si deve vietare questo tipo di sfruttamento dell’energia. Il livello di Ravenna sprofonda di un centimetro all’anno per estrazioni di gas dal suolo. Tra cento anni la Pianura Padana sarà sommersa dall’acqua a causa di questi dissesti ambientali. Ci deve poi essere cambio di passo, ma finchè appoggiamo le lobby del carbon fossile questo cambiamento non sarà possibile. Dobbiamo iniziare a favorire le energie rinnovabili. Anche perchè nel nostro territorio l’estrazione nell’Adriatico non è così fondamentale ed ha invece un costo iperelevato.

“Vogliamo che la gente sia consapevole quando andrà a votare”

È stata contestata anche la veridicità delle conclusioni a cui è arrivata Greenpeace, secondo le quali l’acqua vicino alle piattaforme al largo delle nostre coste inquinerebbero l’acqua e intossicherebbero i molluschi che crescono sui pilastri delle piattaforme. In particolare i documenti dell’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca, sarebbero stati citati in modo parziale. Possibile che tutti gli enti coinvolti nei controlli ambientali e di sanità pubblica (Ministero dell’Ambiente, ARPA, ASL Romagna, Comune di Ravenna, Foundation for Environmental Education che attribuisce le bandiere blu alle nostre spiagge…) siano tutti nell’errore? O la legge non è rispettata e ci sono dei reati di cui siete a conoscenza?

Il problema di chi controlla i dati viene da quando si è iniziato a mettere nei cda persone che hanno fatto politica o che hanno altri interessi. Questo ha creato dubbi in molte gestioni. Io non so chi ha ragione, ma purtroppo ci sono persone condizionabili e quindi quel dato è sempre in dubbio. Negli istituti di controllo ci sono persone di parte si ha sempre il dubbio su questo tipo di esami. Il problema principale è anche quello degli incidenti. Negli ultimi trent’anni ci sono stati oltre 3.000 incidenti. Se nell’Adriatico un giorno accadesse un incidente serio vorrebbe dire distruggere il nostro mare che, ricordiamolo, è un mare chiuso e al suo interno non c’è ricambio d’acqua. L’Adriatico al primo errore muore. Volgiamo che la gente sia consapevole di questo prima di decidere il proprio voto.

Due giacimenti in corso di estrazione entro le 12 miglia si trovano in Romagna: di fronte a Lido Adriano con azienda estrattrice la Po Valley e le sette piattaforme estrattive di fronte a Cervia con l’ENI come impresa coinvolta. Per la nostra provincia la CGIL, contraria al referendum, stima oltre 6.000 posti di lavoro nell’indotto dell’off-shore. Il fermo all’estrazione non danneggerebbe enormemente la nostra economia locale?

Le aziende petrolifere hanno già presentato un piano di esubero di 900 posti senza tener conto del risultato dl referendum. Non se ne parla molto, ma la crisi del petrolio esiste già e le estrazione hanno costo elevato che le rende inefficienti di per sè.

Perché fermare l’estrazione, seppure molto contenuta, di petrolio e gas naturale in Italia e continuare ad importarlo da paesi che non rispettano i diritti umani (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto?).

Finchè saremo schiavi di questo tipo di energia continueremo a prenderla da questi paesi. Le regole dovrebbero essere a livello mondiale, l’ambiente è responsabilità di tutti. Dobbiamo sempre ricordarci che territorio è di tutti, la concessione viene data alle società e le società dannio indietro al massimo 10%. Il rischio è che noi per avere due soldi mettiamo a rischio il territorio intero.

Molti sottolineano come si rischi di fare l’errore che si fece col nucleare, dove, una volta chiuse le centrali, abbiamo a che fare comunque con lo smaltimento delle scorie e a pochi chilometri da noi ci sono le centrali francesi…

Per me si deve andare sempre contro il nucleare così come contro i combustibili fossili a priori. Fare un paragone non ha senso, per noi non deve esistere né l’uno né l’altra. In Giappone qualche anno fa (il disastro ambientale di Fukushima, ndr) abbiamo avuto un esempio emblematico, di quanto, nonostante la nostra presunta efficienza tecnologica, rischiamo di autodistruggerci. Dobbiamo andare verso alternative a priori.

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