The VVitch di Robert Eggers

Il 2016 è stato un anno molto interessante per il genere cinematografico dell’horror. Pellicole come The VVitch, The Neon Demon e It Follows ne sono l’esempio più calzante: tutte traggono linfa dalle basi gettate nel corso del tempo per il genere in questione, plasmando concetti e idee nuove che, sullo schermo, funzionano alla grande e permettono di uscire dallo scantinato di film “tutti uguali” che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Il primo di questi, The VVitch (2015), potremmo definirlo quasi un thriller, se non fosse per la componente soprannaturale che getta un contorno mistico sulla vicenda.

The VVitch: una favola nera del ‘600

the_witch_nudeSiamo negli anni del Seicento in New England: una famiglia contadina viene bandita dal villaggio in cui vive a causa del proprio credo cattolico, considerato estremista e lontano da quello predicato in tale zona. Stabilitasi in una dimora in aperta campagna a due passi da boschi selvaggi e minacciosi, la famiglia benedice le piantagioni e la terra affinché possano essere sempre fertili. A New England Folktale compare come sottotitolo, a indicarci la volontà del regista di raccontare una sorta di favola nera appartenente prima di tutto alla storia di un’epoca.

Una presenza inquietante nella famiglia

Il film è curato in ogni minimo dettaglio da questo punto di vista: costumi, scenografie, messa in scena, perfino il linguaggio sembrano provenire da secoli fa, in uno stile non differente da quello delle opere dei fratelli Grimm. Ma ciò che colpisce nel profondo non è solamente la ricostruzione storica fedele in ogni momento, bensì la costante e terribile sensazione di una presenza malefica all’interno della famiglia stessa. Dal momento in cui scompare il più piccolo dei figli, appena neonato, si innesca un crescendo di paranoia e dubbio tra i vari componenti del nucleo familiare, che va presto a minarne il già fragile equilibrio.

I personaggi del film di Robert Eggers

thewitch2Straordinario il lavoro degli attori, qui chiamati ad interpretare ruoli diversi e a essere ciascuno il tassello di un puzzle costruito da un’entità invisibile, la quale si manifesta attraverso precise simbologie nel corso della storia. In primo luogo, gli animali: il timido coniglio che diviene un presagio inquietante, il corvo che avvelena l’animo dei più fragili, ed infine il caprone, da sempre associato alla figura di Satana, guardiano silenzioso e figura onnipresente nelle sventure della famiglia. Thomasin, la giovane protagonista, si trova a dover affrontare il senso di colpa per ciò che sta accadendo, attirandosi l’odio della madre e dei fratelli ma ben sapendo di essere l’unica realmente pura di cuore.

The VVitch: tra stregoneria e fede

Ecco quindi che la fede torna ad essere uno degli argomenti portanti della trama; una fede predicata attraverso la rigida obbedienza e che solo in apparenza può sembrare autentica, dal momento che è pronta a vacillare di fronte alle difficoltà e a farsi vincere dal peccato, qui rappresentato dalla figura della strega in varie forme e differenti vesti. Così quello che poteva essere l’incipit ideale di un film storico diventa un incubo reale e surreale allo stesso tempo: sta nell’interpretazione dello spettatore capire che cosa possa essere frutto dell’immaginazione di quell’epoca e cosa possa risalire a fatti realmente accaduti. Ma forse è proprio perché il tutto non sembra lontano dalla plausibilità che riesce a spaventare fino a questo punto.

Alessandro Leoni

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