Tenet di Christopher Nolan

Non ho paura della morte, ho paura del tempo” 

(Micheal Caine – INTERSTELLAR)

Un malvagio individuo vuole distruggere la terra. Un’organizzazione governativa segreta deve impedirglielo. Il mezzo è un viaggio nel tempo a ritroso. 
Con queste semplici righe potrebbe riassumersi completamente l’intera trama di Tenet, l’ultima fatica di Christopher Nolan, regista di fama planetaria, già autore di alcuni dei film di maggior successo dell’ultimo decennio come Inception o la trilogia di Batman. 
Un artista sempre molto discusso, unico nel suo genere e che risulta essere uno dei pochi a saper gestire con intelligenza prodotti dai budget ultra elevati. Purtroppo pecca spesso di superbia scrivendo sceneggiature molto autoreferenziali ed eccessivamente complicate. 
Questo film non fa eccezione.

Il peso di dover riportare le persone in sala.

Dopo quasi sei mesi di astinenza dalle sale cinematografiche, a causa della terribile pandemia che continua ad affliggere il mondo tutt’oggi, Tenet si presenta come la pellicola a cui è affidato l’arduo compito di ridare speranza all’industria del cinema in questi giorni di difficile sussistenza. 
Possiamo dire che l’obiettivo è stato in gran parte raggiunto: gli incassi non sono tardati ad arrivare, il lungometraggio è diventato ormai un cult, per le strade non si parla d’altro, su internet stanno già fioccando decine di teorie basate sulle diverse tipologie d’interpretazione da dare alla trama.
Ma la cosa più importante rimane il fatto che la gente ha finalmente ritrovato il modo di riunirsi insieme per comunicare l’incondizionato amore per la settima arte tramite un film di spessore e che trova unicamente nella sala, l’espressione del suo massimo potenziale.

Tenet: impressionanti effetti visivi creati senza il supporto digitale

L’azione fantascientifica in salsa “Spy Story” (tipo James Bond) offre un ritmo frenetico e intenso nelle scene più calde del film. Lo spettatore, durante tali sequenze, non si può permettere di annoiarsi per un singolo istante e deve, invece, godere a pieno della mastodontica prova degli effetti speciali che rappresentano probabilmente alcune delle inquadrature meglio realizzate in tutto il cinema Nolaniano in termini di impatto visivo. 
Le scene iniziali, finali e intermediarie sono da spacca mascella, il montaggio è un po’ confusionario ma viene compensato dallo spettacolo di fotografia e audio che giustificano di nuovo il titolo detenuto da Nolan come uno dei maestri del cinema moderno. 
Ciononostante i continui spiegoni rallentano decisamente lo scorrere della storia che risulta meno incisiva e in certe momenti genera persino sonnolenza. 
I momenti di dialogo sono troppi ed estremamente dettagliati. Chi guarda si deve concentrare sulla comprensione di una narrativa scritta con riferimenti alla fisica quantistica e il concetto di “viaggio nel tempo” diventa quasi l’aberrante presentazione di una tesi di laurea magistrale che nessuno aveva richiesto.
 Non la caratteristica migliore per un film d’intrattenimento.

“Viviamo in un mondo crepuscolare. Niente amici al tramonto”

La pesantezza della sceneggiatura è palpabile fin dalla prima mezz’ora. L’idea di fondo può anche essere considerata interessante, ma viene ampliata in maniera talmente scellerata da risultare una spiacevole esaltazione dell’egocentrismo dell’autore.
I personaggi sono completamente annichiliti e non danno il minimo accenno a sentimenti sinceri ed empatici tra di loro: dei robot soldato che non provano sorpresa ne stupore, amore o odio. Le sole eccezioni sono alcuni scatti d’ira poco carismatici dell’antagonista e alcuni sprazzi di autenticità da parte del personaggio di Neal (dovuti principalmente dalla bravura immensa di Pattinson). 
Il protagonista è talmente anonimo da non meritarsi neanche un nome proprio, e il personaggio femminile principale è caratterialmente inesistente.

Un film complicato e non complesso che il pubblico è costretto a rivedere per ottenere la piena comprensione dell’insieme ma che se potesse ne farebbe volentieri a meno. 

Ottima resa scenica ma realizzata senza il cuore che ci si aspetterebbe. Gli amanti delle teorie lunghe e intricate lo adoreranno.

Marty: Siamo sul pesante 


Doc: Pesante? Perché usate sempre questo termine? Avete problemi con la forza di gravità, nel futuro?

Alex Bonora


Alex Bonora

Nato a Murano, ridente isola della laguna veneziana, famosa per la lavorazione del vetro. Diplomato prima come ragionerie a Venezia e successivamente come attore di prosa presso la scuola di teatro Galante Garrone di Bologna nel 2015 dopo un percorso accademico di tre anni. Per diverso tempo sono stato animatore turistico in diversi villaggi turistici in Grecia ricoprendo anche ruoli di responsabilità e coordinamento dello staff. Artista a tempo perso, viaggio molto ricordandomi di tenere costantemente i piedi per terra e la testa alzata verso il cielo. Appassionato di cinema, teatro e musica, ritengo che la critica artistica non sia la semplice valutazione di un prodotto ma un vero e proprio dialogo tra l’analista e il creativo, atto per l’arricchimento intellettuale del pubblico. Amo i dolci e possiedo una katana “Wado Ichimonji”(Strada dell’armonia) in omaggio al manga One Piece. Combatto tutti i giorni per la libertà. Individuale o collettiva che sia.

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