Referendum: a Faenza dibattito Lega-Pd al Quartiere Centro Sud

Un nuovo dibattito si aggiunge alla lunga lista di approfondimenti portati avanti a Faenza e comuni vicini in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. La Lega Nord faentina, contraria alla riforma Renzi-Boschi, ha promosso un momento di confronto con il Partito Democratico per martedì 22 novembre, alle ore 20.45, presso la sede del Quartiere Centro Sud (via Canal Grande 46, centro commerciale Cappuccini).

Manuela Rontini e Niccolò Bosi (Pd)  a confronto con Andrea Liverani e Jacopo Berti (Lega)

Manuela Rontini, consigliera regionale del Pd
Manuela Rontini, consigliera regionale del Pd

Le ragioni del Sì saranno rappresentate dai due esponenti dem Manuela Rontini, consigliera regionale e da sempre sostenitrice di Matteo Renzi, e Niccolò Bosi, fra i componenti di “Generazione Sì Faenza” e capogruppo Pd in Consiglio Comunale. Per la Lega Nord invece saranno presenti il consigliere regionale Andrea Liverani ed il coordinatore dei comitati leghisti del “no” Jacopo Berti, che ricopre anche la carica di consigliere comunale. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Maurizio Marchesi e vedrà delle risposte sintetiche di tre minuti per ciascuna delle domande poste agli esponenti dei due schieramenti.

Andrea Liverani, consigliere regionale Lega Nord
Andrea Liverani, consigliere regionale Lega Nord

Molto soddisfatto di essere arrivato a questo appuntamento, nato per fare chiarezza sulle posizioni dei partiti faentini in merito al referendum, è proprio Andrea Liverani: «ringraziamo i nostri militanti per aver reso possibile questa opportunità. Abbiamo una visione attiva e viva della politica e queste occasioni di confronto vanno tutte a vantaggio delle persone, che hanno il diritto di conoscere i dettagli e (a nostro avviso) tutti i limiti della riforma costituzionale di Renzi, che sarà votata dai cittadini il 4 dicembre». Un confronto quindi che vuole essere sul merito della riforma e per che vede la Lega Nord contraria particolarmente contraria al ri-accentramento a Roma delle funzioni che attualmente sono di competenza concorrente fra Stato e Regioni.

Faenza: una città che ha sempre anticipato i trend nazionali

Niccolò Bosi, capogruppo Pd
Niccolò Bosi, capogruppo Pd

Grande attenzione quindi da parte di tutte le forze politiche della città verso l’appuntamento del 4 dicembre che, lungi dall’essere visto “solamente” come una revisione della carta costituzionale, è stato caricato di una fortissima valenza politica. Le speranze dei promotori sono che Faenza possa traghettare il fronte del Sì ad un’ampia vittoria nelle urne: da sempre la città è stata un feudo della parte più vicina a Matteo Renzi, a partire dal primo cittadino Giovanni Malpezzi. Ed al tempo stesso le tendenze e gli esperimenti politici cittadini hanno anticipato quelle che sono state poi le tendenze a livello nazionale: la giunta varata da Enrico De Giovanni nel 1994 fu fra i primi casi di alleanze di centrosinistra fra Partito Popolare e Partito Democratico della Sinistra. In questo senso una buona vittoria del Sì in città sorriderebbe al Partito Democratico ed ai sostenitori della riforma, mentre una eventuale vittoria del No segnerebbe probabilmente le sorti del risultato a livello complessivo.

Jacopo Berti, consigliere comunale Lega Nord
Jacopo Berti, consigliere comunale Lega Nord

Una sfida quindi fondamentale per i partiti locali, con un obiettivo non scontato: la mobilitazione del proprio elettorato e il convincere quella folta fetta di indecisi che ancora non si è ancora fatta un’opinione (pari al 20% secondo la media dei sondaggi nazionali). Al referendum di aprile sulle trivellazioni in mare, che vide l’invito da parte del Governo a non recarsi alle urne, a Faenza votò il 29,7% degli aventi diritto, non certo una vasta partecipazione. In quel caso i “sì” al referendum (e quindi i “no” alle trivelle) furono 9.463, che potremmo considerare come la soglia minima di elettorato anti-renziano presente al momento in città. Soglia che la Lega Nord vuole aumentare con una massiccia mobilitazione, per arrivare al successo elettorale che nel 2015 Gabriele Padovani riuscì quasi a conquistare con soli 900 voti di svantaggio. L’obiettivo minimo del Pd al contrario sembra quello di portare al voto – e a votare “sì” – almeno 10.000 dei 17.056 faentini che votarono il partito di centrosinistra alle europee 2014, le elezioni che videro la netta affermazione di Matteo Renzi a livello nazionale. E al tempo stesso convincere anche una fetta degli elettori di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle che potrebbero non seguire le indicazioni dei loro leader nazionali. Ma nel 2014 l’affluenza sfiorò il 67% in città, mentre ad oggi forse si profila un risultato più modesto, rimescolando le carte in tavola. Chi riuscirà nel proprio obiettivo? Il dibattito di martedì sera fornirà qualche ulteriore elemento sul clima in città, in vista dei dati reali.

Rispondi