Sesso e tabù in Africa: il docufilm Punishment Island al Ridotto

Una testimonianza della condizione femminile in una piccola isola africana. Primo appuntamento, mercoledì 7 marzo 2018 alle ore 21, con la nuova edizione de “Il Cinema della Verità”, rassegna dedicata al cinema documentario ospitata, per il terzo anno consecutivo, al Ridotto del Teatro Masini. Il documentario che aprirà il ciclo di proiezioni sarà Punishment Island diretto da Laura Cini e prodotto da Ombre Elettriche. “Il Cinema della Verità” 2018 è organizzato dal Comune di Faenza e Accademia Perduta/Romagna Teatri con il sostegno di MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e la collaborazione di Cineclub Il Raggio Verde, Cinemaincentro, Associazione D.E-R Documentaristi Emilia Romagna, Società Cooperativa di Cultura Popolare e Festival Internazionale del Cinema Documentario “Premio Marcellino De Baggis” di Taranto. Per il tema trattato, questo speciale appuntamento si avvale altresì della collaborazione di Sos Donna. Alla proiezione sarà presente la regista Laura Cini che presenterà la sua pellicola e ne discuterà con il pubblico. L’ingresso è gratuito.

Punishment Island: la condizione femminile in un’isola dell’Uganda

Akampene, una minuscola isola in Uganda, sta per essere sommersa dalle acque del lago Bunyonyi. Prima di scomparire per sempre, il suo ultimo desiderio è rivelare la sua tragica storia sconosciuta. Le ragazze che restavano incinte, infrangendo il tabù del sesso prematrimoniale, venivano abbandonate sull’isola dove trovavano la morte; per fame o per annegamento. Una ricerca soprannaturale, guidata dall’isola stessa, conduce a Mauda, Jenerasi e Grace. Salvate da uomini poveri che non avevano la dote per sposarsi, queste tre donne riveleranno la storia segreta di Akampene prima che diventi per sempre leggenda.

Laura Cini: “Lasciare impressa questa storia con un docufilm”

«Mi trovavo in questa zona remota dell’Uganda – spiega Laura Cini – a collaborare con una Ong locale quando mi raccontarono la storia dell’isola. Mi colpì molto il fatto che le persone del posto la raccontassero come una leggenda e che nessuno sapesse se davvero fosse reale. Tornai a fare delle disperate ricerche finché non trovammo le sopravvissute. Il mio intento era lasciare una documentazione storica – in un luogo dove la storia non è scritta – ma volevo anche mantenere nel film l’esperienza e le sensazioni vissute in questo angolo di mondo: la forza e la bellezza della natura, il sottile confine tra leggenda e realtà, il destino di uomini e donne, la frattura nella storia locale con l’arrivo dei bianchi. Il risultato è un documentario creativo raccontato da un’insolita protagonista, una scelta ispirata dallo stile orale dello storytelling africano e dall’animismo delle religioni tradizionali, ancora osservate intimamente e segretamente. I disegni di un giovane artista ugandese che ha ascoltato con me tutte le storie in qualità di traduttore aggiungono una prospettiva totalmente africana alla storia.

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