“Noi” di Jordan Peele – Recensione 2

Perciò, così parla il Signore: “Ecco, io faccio venir su di loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò.”

Geremia 11:11

Dopo solo due lungometraggi, Jordan Peele è già stato riconosciuto come un vero e proprio autore con un definito stile registico, ben identificabile e stuzzicante. I suoi lavori hanno dei tratti particolarissimi che riescono a mischiare efficacemente l’ansia del genere horror insieme a un’ilarità esilarante derivata da situazioni comiche irresistibili e per nulla fuori posto. Un esperimento solo all’apparenza controproducente, che invece crea una spaventosa armonia quotidiana, resa ancora più terrificante in quanto vicina a noi. Se su Get Out, il dramma politico era al centro della narrazione senza mezzi termini, in Us l’attenzione viene leggermente condivisa anche dalle tematiche della famiglia e del dualismo.

L’idea di Peele: una normale famiglia americana?

Ambientato negli Stato Uniti, la famiglia presentataci è una normale famiglia di origini afro-americane. Una scelta semplice, anche scontata se pensiamo alla provenienza del regista, ma incredibilmente potente se pensiamo alla comune rappresentazione dell’afroamericano all’interno del cinema horror, relegato sempre a essere personaggio di contorno e, nella maggior parte dei casi, mai approfondito. Questo particolare nucleo familiare compie esattamente le stesse attività che avrebbe fatto una famiglia bianca tradizionale. La loro condizione non viene quasi mai calcolata durante la visione del lungometraggio, e il loro obiettivo è giustamente confinato alla sopravvivenza finale. Una decisione forte che finalmente dà il via a una possibile rivoluzione sul piano della scrittura dei personaggi nei prossimi film di genere.

Peele si concentra sul tema del dualismo e sull’eterno conflitto tra bene e male.

Sul piano del dualismo invece possiamo notare l’arma degli antagonisti: un paio di forbici affilate. Uno strumento simbolico atto a rappresentare due parti completamente identiche ma inutili se non congiunte assieme tra di loro. Le forbici hanno la funzione primaria di tagliare, dividere, separare. Hanno la facoltà di “tagliare” i legami tra i vari personaggi e spezzare le catene da cui è necessario liberarsi con rabbia e violenza. La sceneggiatura è il punto forte del film composto da dialoghi di buona qualità, un umorismo spiazzante che lascia respirare lo spettatore e un susseguirsi di colpi di scena ben pensati e realizzati visivamente in maniera suggestiva e mai noiosa.. Jordan Peele impone con capacità il suo stile umoristico ma al tempo stesso terrorizzante.

In “Noi” gli attori convincono doppiamente

Le interpretazioni attoriali sono tutte molto virtuose, in quanto ogni attore è stato chiamato a svolgere un doppio ruolo in cui la recitazione deve obbligatoriamente variare in base al tipo di carattere rappresentato. La bellissima Lupita Nyong’o – famosa al grande schermo per aver partecipato alla nuova trilogia di “Star Wars”, e al successo Marvel “Black Panther” – riesce con abilità sopraffina ad interpretare il personaggio più affascinante della pellicola, dando mille sfaccettature alla sua performance, senza paura di sporcarsi le mani – e le vesti-e trasfigurando il suo viso incantevole in qualcosa di demoniaco ma terribilmente accattivante.

La comicità presente nel film ai meno attenti può apparire fuori contesto, ma le reazioni tenute dai personaggi (specialmente quelle di Gabe, il padre della famiglia) sono assolutamente coerenti con i loro specifici caratteri personali, rivelandosi paradossalmente più verosimili rispetto alla maggior parte dei film horror moderni che non tengono conto di come una persona comune possa rispondere di fronte ad una situazione di rischio così surreale.

Peele Con “Noi”, Peele si dimostra uno degli autori più interessanti dell’era contemporanea.

Il finale purtroppo, nonostante riveli la buona volontà di Peele di dimostrarsi come un autore sconvolgente, consiste in un plot twist sicuramente di spessore ma che pone troppi interrogativi su tutto l’andamento precedente della narrazione, lasciando alla fine lo spettatore in un mare di domande probabilmente non necessarie.

In ogni caso, dopo Get Out, Peele dimostra di saper dirigere con maestria anche un lavoro ad alto budget che rappresenta il manifesto ufficiale della sua visione artistica cinematografica. Ora non possiamo fare altro che aspettare il prossimo lavoro per ottenere un ulteriore conferma o addirittura una definitiva consacrazione.

Voto: 9

Alex Bonora

Francesco Ghini

Vivo a Faenza e mi occupo di ricerca biomedica e comunicazione scientifica. Ho conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso l'Istituto Oncologico Europeo di Milano e numerose partecipazioni a conferenze internazionali come speaker. Parallelamente, ho seguito come direttore artistico la realizzazione dell'evento Estate di San Martino a Piacenza (2012 e 2013) e ho maturato una forte esperienza nell'ambito della comunicazione e dello storytelling. Nel 2014 ho aperto Buonsenso@Faenza e da questa esperienza, nel 2018, è nata l'agenzia Buonsenso Comunicazione. Amo il teatro, i film di Cristopher Nolan, i passatelli e sono terribilmente curioso.

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