Curon – Prima Stagione

Sembrano esattamente come noi, pensano come noi, sanno dove ci troviamo. Non si fermeranno finché non ci uccidono o noi uccidiamo loro

In un piccolo paese vicino a Bolzano, inquietanti avvenimenti sovrannaturali si susseguono senza che nessuno possa avvertirli: Esseri malvagi identici per aspetto ai veri abitanti della cittadina cercano di prendere con la violenza il loro posto nella società.
Il campanile della vecchia chiesa sommersa fuoriesce minaccioso dall’acqua, osservando in ogni momento gli ignari cittadini vivere la loro mesta esistenza senza soddisfazione, a metà, come se avessero timore di sentirsi finalmente completi.

Curon: 7 episodi di stampo teen/horror targati Netflix

Curon è una serie tv del 2020 targata Netflix Italia, composta da sette episodi da circa un’ ora ciascuno, di presunto stampo teen/horror. La trama affronta la storia di Anna Raina la quale, dopo diciassette anni di assenza, decide, senza un particolare motivo, di tornare nella propria città natale, ovvero Curon, assieme ai due figli adolescenti Mauro e Daria.

Da qui in avanti per la sfortunata famiglia comincerà una lunga serie di disavventure che diventerà man mano sempre più inquietante fino al confronto fisico con eventi inspiegabili e creature maligne.

Curon: l’Italia è davvero in grado di confrontarsi con le grandi serie americane?

Fin dalle prime scene, sospettiamo un’insolita fierezza della serie nell’appartenere al gigantesco network di Netflix: visivamente sono presenti alcuni palesi riferimenti alle atmosfere alle di “Stranger Things”, richiami verbali a “Orange is the new Black”, e scenografie che non possono fare a meno di portare alla mente il più recente successo tedesco “Dark”.

Il paragone con questi colossi purtroppo parte in automatico, e la produzione italiana ne risulta per tanto completamente schiacciata e travolta. La differenza di budget e di personalità è evidente, le interpretazioni attoriali sono mediocri e fuori luogo e appare vivido come non mai il distacco nostrano ad un certo tipo di caratteristiche narrative tipiche invece delle produzioni statunitensi.

Tuttavia anche presa singolarmente, quindi senza nessun tipo di comparizione con altri prodotti, la serie risulta altamente sciatta e inefficace, cadendo molto spesso in scene di grossa ilarità involontaria.

Il comparto tecnico riesce (quasi) a salvarsi con dignità

Un grosso punto a favore della serie sono senza ombra di dubbio le scenografie naturali disposte dalla reale località di Curon. Le case, le montagne e, ovviamente, il lago artificiale, danno un tocco mistico e surreale al racconto espresso, valorizzando con sapienza la flora e la fauna di un territorio semisconosciuto come quello dell’estremo Nord-Italia.

La città si rende personaggio autentico ed effettivo dotato di una mentalità propria e con obiettivi ben prefissati, forse l’unico vero antagonista della rappresentazione. La fotografia è un altro piatto forte della produzione. I colori accesi del giorno si alternano alle misteriose tinte notturne, contribuendo, in aggiunta, anche allo sviluppo delle vicende descritte e dimostrando un giudizio estetico di buon gusto.

Il reparto musicale purtroppo non è stato dello stesso avviso. Ci sono continui cali di tensione dovuti soprattutto a delle scelte sonore quantomai erronee, le quali regalano agli occhi, o meglio alle orecchio, dello spettatore un senso di disagio disarmante e fastidioso imbarazzo.

Scrittura grottesca che non esprime nessuna logica nelle relazioni tra i caratteri dei personaggi.

Il grande punto dolente di tutta la prima stagione di Curon è la sceneggiatura. Nonostante il soggetto di base sia tutto sommato interessante, tutto ciò che poteva esserci di buono viene sommerso senza pietà da una trama povera di contenuto ma ricca di contesti spiacevolmente esilaranti. Dialoghi illogici e circostanze ridicole non tardano ad arrivare, i buchi drammaturgici sono sempre dietro l’angolo e gli attori, nella loro maggioranza, non riescono a salvare minimamente la narrazione e, anzi, tendono ad offrire performance scialbe e altalenanti che incrementano esponenzialmente l’inefficienza del prodotto.

Una pesante occasione sprecata che dispiace agli amanti del genere e che dà prova dell’assoluta insensatezza nel voler appropriarsi a tutti i costi di stilemi registici e distributivi non appartenenti alla cultura cinematografica e/o televisiva della nostra nazione.

Impariamo ad apprezzare ciò che abbiamo e non a simulare goffamente ciò che fanno bene gli altri.

 

Recensione a cura di Alex Bonora

Alex Bonora

Nato a Murano, ridente isola della laguna veneziana, famosa per la lavorazione del vetro. Diplomato prima come ragionerie a Venezia e successivamente come attore di prosa presso la scuola di teatro Galante Garrone di Bologna nel 2015 dopo un percorso accademico di tre anni. Per diverso tempo sono stato animatore turistico in diversi villaggi turistici in Grecia ricoprendo anche ruoli di responsabilità e coordinamento dello staff. Artista a tempo perso, viaggio molto ricordandomi di tenere costantemente i piedi per terra e la testa alzata verso il cielo. Appassionato di cinema, teatro e musica, ritengo che la critica artistica non sia la semplice valutazione di un prodotto ma un vero e proprio dialogo tra l’analista e il creativo, atto per l’arricchimento intellettuale del pubblico. Amo i dolci e possiedo una katana “Wado Ichimonji”(Strada dell’armonia) in omaggio al manga One Piece. Combatto tutti i giorni per la libertà. Individuale o collettiva che sia.

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