Lotta alla mafia e canzone d’autore: 5 consigli di ascolto da un ex alunno del Torricelli

“L’impegno contro la mafia, non può concedersi pausa alcuna, il rischio è quello di ritrovarsi subito al punto di partenza” diceva Paolo Borsellino. Per questo il 21 marzo è il giorno scelto per ricordare le vittime di mafia e ricordando loro educare le giovani generazioni alla legalità. Nelle scuole si fanno incontri, si presentano testimonianze. Anche nella nostra rubrica abbiamo pensato di proporre ai ragazzi e alle ragazze che ci leggono alcuni suggerimenti musicali per riflettere su questo tema ascoltando canzoni. Abbiamo chiesto a Michele Bandini, giovane ex alunno del liceo Torricelli e laureato in Scienze della Comunicazione, che da qualche anno si occupa di progetti al liceo proprio sulla musica d’autore, di consigliarci alcuni brani sulla lotta alla mafia e spiegarci il loro significato.

5 consigli musicali da Michele Bandini

“Pensa” di Fabrizio Moro e “I cento passi” dei Modena City Ramblers

Siamo negli anni 2000. Il testo di Fabrizio Moro, “Pensa”, del 2007 si spiega da sé: è un canzone di denuncia che non ha particolari sottotesti o chiavi di lettura. Molto semplice sia a livello testuale che musicale. È una canzone leggera che parla di qualcosa di complicato: la mafia. Ci riesce molto bene proprio perché non si abbandona a complicati giochi linguistici o musicali. Il testo del 2004 dei Modena City Ramblers, “I cento passi”, invece è una canzone biografica che racconta la vita di Peppino Impastato, il giovane giornalista siciliano ucciso nel ’78 dalla mafia. Parla della sua vita, della sua morte e del suo messaggio. È una canzone rivolta a un pubblico meno ampio e meno mainstream di quello di Moro, perché si tratta di un gruppo che vive in un contesto più popolare, anche a livello di sonorità.

Signor tenente” di Giorgio Faletti

Giorgio Faletti scrive nel ’94 una canzone ispirata in modo molto diretto alle stragi di Capaci e di Via d’Amelio. È un atto di protesta, una denuncia contro la mafia ma anche contro il sistema che le permette di proliferare. Contro un sistema che fa leva sull’incapacità di comprendere la gravità della situazione da parte della politica che quindi sottovaluta il fenomeno mafioso e in altri casi sceglie invece di non agire per fermarlo. Un’accusa a chi non incentiva la lotta alla mafia: ecco spiegato l’espediente narrativo del secondino che parla al tenente ricordandogli della mancanza di attenzione verso la lotta alla mafia.

Don Raffaè” di Fabrizio De André e “Povera patria” di Franco Battiato

Don Raffaè“, scritta nel 1990 da De Andrè, è una canzone un po’ più complicata, anche per la possibile identificazione tra il don Raffaè della canzone e il boss Raffaele Cutolo, morto lo scorso febbraio. Anche in questo caso a parlare è un secondino, quindi un uomo di legge, che però è talmente assuefatto al sistema mafioso che non capisce più cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Chiede consiglio al boss persino su cosa poter pensare: “don Raffaè mi spiega che penso”.  Con “Povera patria” invece siamo nel ’91. Già si sente nell’aria un imminente e doppio malaffare: la mafia al sud e tangentopoli al nord. Battiato fotografa l’Italia tutta: i fenomeni mafiosi, la corruzione dei colletti bianchi. Usando il termine “patria” per lo più assente nella musica d’autore italiana, Battiato cerca di dare un senso di unità nazionale, ma si tratta in questo caso di un’unità data dal malaffare: le bombe in Sicilia e le tangenti al nord.

Per la rubrica “Per chi suona la campanella…” a cura di Letizia Di Deco

Letizia Di Deco

Classe 1998, vivo a Faenza. Mi sono laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna e qui continuo a studiare Italianistica. In attesa di tornare in classe da prof, mi piace fare domande a chi ha qualcosa di bello da raccontare su ciò che accade dentro e fuori le pareti della scuola. Ho sempre bisogno di un buon libro da leggere, di dire la mia opinione sulle cose, di un po' di tempo per una corsetta…e di un caffè

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