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17 Ottobre 2026

4 pensieri su “Il caso Manuel Poletti: qual è la notizia?”

  1. Per riassumere: si è scoperto, dopo la frase volgare e offensiva del Ministro, che – evidentemente grazie all’ambiente delle cooperative, che papà Poletti ‘forse’ frequentava anche prima di diventare Ministro – Poletti figlio dirige un giornale che praticamente non vende, ma viene foraggiato dalle nostre tasse. E persino scopiazza gli editoriali. Mentre tanti bravi giornalisti plurilaureati sono disoccupati. In un Paese normale ci sarebbero già state due dimissioni. E lo dice – mettendo la firma – uno che ha sempre votato Pd ed anche Si al referendum. Ovviamente questo non giustifica insulti e minacce, chi se ne rende responsabile ha sempre torto.

  2. Buongiorno Luciano,
    grazie per il commento! Crediamo ci siano vari aspetti da tenere divisi. Innanzitutto, il nostro mestiere è quello di fornire una base oggettiva, reale, veritiera sulla quale il lettore possa orientarsi. Poi, leggendo gli articoli su quelle testate che criticano aspramente i Poletti, noterà che non vengono forniti dati oggettivi sui legami. Quindi, quei giornalisti che affermano pubblicamente associazioni “sotto coperta”, ma al momento non provate, non fanno altro che alimentare ciò di cui lei critica lo stesso Poletti Jr, ovvero la CATTIVA INFORMAZIONE. Nel momento che verrà e se verrà dimostrato un conflitto di interessi noi racconteremo o meno quella notizia, ma al momento, come abbiamo scritto, la notizia non esiste e questa cattiva informazione ha ancora fatto leva sulla rabbia (quella sì, oggettiva) della popolazione. Forse, come giornalisti, dovremmo tornare a crederci meno “opinionisti” e più “narratori”!!! A lei e alla sua famiglia, i nostri più sinceri auguri di buone feste!!!
    Francesco Ghini e la redazione

  3. Se non riuscite nemmero a capire “dov’è la notizia” è meglio che cambiate mestiere.
    Il ministro del Lavoro prende in giro chi va al’estero a cercare lavoro e si scopre che a Faenza uno dei due settimanali faentini è diretto dal figlio del ministro medesimo che campa SOLO grazie ai contributi pubblici erogati in maniere abnorme, nonchè grazie alla pubblicità farlocca delle coop associate alle Lega di cui Poletti era presidente. Dov’è la notizia?
    Lo stesso Poletti jr scopiazza a destra e manca perchè nemmeno è capace di scrivere un editoriale. Dov’è la notizia?
    Il polettino ha 42 anni e deve ancora finire di laurearsi, ma è direttore di un giornale a 1.800 euro part time, una cifra che tutti i precari non figli di un ministro di sognerebbero. Dov’è la notizia?
    Certo che quando scoprono uno della vostra partita di giro (coop) che viene colto con le mani nella marmellata e viene messo alla pubblica attenzione siete belli pronti a fare quadrato.
    Vergognatevi!
    E voi chi vi paga per questo lavoro?????

  4. Gentile Eugenio,

    Riteniamo la discussione un po’ più articolata di come viene presentata da gran parte dei media. Come vede anche lei non sembra avere ben chiaro l’idea di quale sia la notizia, visto che mischia vari aspetti che vanno dalle dichiarazioni – da noi certamente condannate – del ministro Poletti sui giovani italiani all’estero, alla professionalità di suo figlio (“è o no un bravo giornalista?” a noi sinceramente non è sembrato giusto entrare nel merito), ai finanziamenti pubblici ai giornali (troppi quelli per Setteserequi? Può essere. In ogni caso al momento non sono state segnalate irregolarità ed erano presenti già ben prima che Poletti divenisse Ministro).

    Presentare tutto questo come un unico gran calderone – secondo noi – non è la strada giusta per approfondire una notizia. Un gran calderone che – in quanto tale – scatena un linguaggio rissoso che ha come conseguenza le minacce di morte scritte su un social pubblico al diretto interessato oppure sterili e infondate accuse alla nostra redazione, in cui la cosa più facile fare è portare il terreno sullo scontro Noi/Loro. (ammettiamo che il suo commento “a voi chi vi paga?” ci ha fatto molto sorridere).

    La nostra presa di posizione in questo editoriale è stata quella innanzitutto di fermarci e condannare questo tipo di linguaggio che banalizza le notizie, creando violenza (virtuale o no, poco importa). Lo abbiamo fatto anche in passato, questa non è certo la prima volta. Basta con l’urlare “vergogna!” contro un nemico di volta in volta diverso, basta con mischiare le cose a seconda di strumentalizzazioni dall’una e dall’altra parte. Analizziamo prima per bene le notizie: poi mostriamo il nostro dissenso (in maniera intelligente).
    Prima di urlare, stiamo zitti e riflettiamo un po’. Vedrà che quello che diremo sarà poi molto più utile per tutti, e non magnificheremo solo il nostro ego.

    Per tutti questi motivi, ci scusi, non ci vergogniamo.⁠⁠⁠⁠

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