LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di Gabriele Mainetti

Enzo Ceccotti è un burbero abitante di Tor Bella Monaca, uno dei tanti “romanacci” dall’accento marcato e dai modi piuttosto spartani. Per una ragione non nota, una sera Enzo viene inseguito da uomini armati: per cercare di sfuggirgli si rifugia nelle acque del Tevere, dove entra in contatto con una sostanza radioattiva contenuta all’interno di barili in fondo al fiume. Il mattino seguente, dopo aver trascorso una notte difficile per via della forte intossicazione con l’ignota sostanza, Enzo scopre di essere entrato in possesso di poteri sovrannaturali che lo rendono incredibilmente forte e resistente.

Il solito film sui supereroi?

Non è la prima volta che si sente parlare di un incipit di questo tipo: nella sostanza esso si può ricondurre ai numerosissimi blockbuster americani dedicati al genere supereroistico, un genere ormai sfruttato fino al midollo a partire dai primi anni 2000 fino ad oggi. Gli incassi a riguardo parlano chiaro: le pellicole targate Marvel e DC Comics sono delle autentiche macchine trita-soldi e hanno ormai lasciato un segno nell’era moderna del cinema d’intrattenimento. In questo caso parliamo di un film che però rappresenta tutt’altro: Lo chiamavano Jeeg Robot è una rivoluzione del cinema nostrano, una perla d’intrattenimento mai vista finora.

Jeeg roboto: Non solo “fantasy”

jeeg_robot2Si tratta del primo vero film supereroistico all’italiana (insieme al precedente “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores), interamente girato a Roma, con una storia originalissima che prende ispirazione da vari canoni di genere (il titolo richiamante il celebre anime giapponese non è un caso) e li contestualizza nella nostra società, integrando perfettamente la componente più fantasy con quella realistica della capitale ai giorni nostri. Insomma una vera e propria opera prima, destinata ad essere ricordata quale esperimento coraggioso che tenta di riportare il cinema italiano al meritato prestigio di cui ultimamente non godeva (i vari cinepattoni e film demenziali ne sono un esempio). Una pellicola che nulla ha da invidiare ai “cugini” americani, dove si fa un uso spropositato degli effetti speciali e si dimentica quella che è la sostanza di una storia ben scritta: questo Jeeg Robot non ha bisogno di ulteriore spettacolarità, anche grazie ad una gestione perfetta delle scene d’azione e alle scelte registiche che rendono divertente e memorabile ogni momento del film (come dimenticare le scene dedicate alle strane abitudini di Enzo, interpretato da un ispirato Claudio Santamaria, a base di film porno e yogurt?).

I personaggi del film Jeeg Robot

jeeg3Non è un vero film di supereroi senza un cattivo come si deve: ecco perché qui troviamo Luca Marinelli (già conosciuto per “Non essere cattivo”), attore istrionico ed estremamente versatile nei panni dello Zingaro, un personaggio indimenticabile, senza scrupoli; una sorta di Joker all’italiana dalle mille sfaccettature che desidera apparire più di ogni altro. Gabriele Mainetti è stato in grado di trasportare il piano mitico e surreale dei supereroi sullo stesso piano delle persone comuni: ciò che trapela è che il supereroe vero è quello che ogni giorno sacrifica sé stesso per il bene degli altri con o senza poteri, ma mai il messaggio è stato tanto forte e comprensibile perché mai ci si è potuti immedesimare a tal punto.

Ha portato a casa 7 David di Donatello

Non è immediato l’arrivo dell’eroe dietro ad Enzo Ceccotti, così come non è immediato il risveglio del suo lato più umano: come nelle storie di supereroi classici, affinché le motivazioni che spingano i protagonisti ad agire siano salde, si deve pagare un prezzo. Solo allora dei poteri si potrà fare una responsabilità. Dopo un ottimo esordio nelle sale a febbraio, ed in seguito alla vittoria di ben 7 David di Donatello (di cui 4 andati agli attori), il film è pronto a riapprodare nei cinema da venerdì 22 aprile.

Consiglio: superate il pregiudizio e date una possibilità a questo straordinario film anche se non siete amanti del genere.

Alessandro Leoni

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