A Faenza va in scena “La classe operaia va in paradiso” – Recensione

Scrosciano gli applausi del pubblico alla conclusione de “La classe operaia va in Paradiso”. Giovedì 4 aprile 2019 è andata in scena al Teatro Masini un’intensa performance artistica nella prima del riallestimento sceneggiato da Paolo di Paolo e che toccherà le città di Napoli, Trieste, Genova, Ferrara e Parma.

Gli altoparlanti sentenziano: “Macchina+attenzione=produzione”. Longhi mette in scena l’alienazione dell’uomo

Claudio Longhi mette in scena l’alienazione che il lavoro esercita sull’uomo. La presenta modellata nell’arco degli ultimi 60 anni rivelando, in sintesi, che abbiamo sempre un padrone dal quale dipendiamo: la borghesia, il partito, il sindacato, ma anche il tempo, la società strutturata e, ovviamente, il consumismo e il denaro. Lo spettacolo si articola su più spazi, dal palcoscenico al proscenio fino ai palchetti per il pubblico, quasi fossero i settori stessi della fabbrica in cui Lulù Massa esercita il suo potere che, inevitabilmente, coincide con la sua identità. E per Lulù – e per noi – lo spettacolo non è altro che mettere a fuoco questo legame e definire il punto debole dove attaccarlo. Per il lavoratore instancabile dell’azienda BAN di Milano, il punto debole è la terza falange dell’indice della mano destra, che la macchina– col quale Lùlù fa “l’amore” al mattino – gli trancia via, lasciandolo senza identità. Solenni, gli altoparlanti, sentenziano: “Lavoratori buongiorno! Abbiate cura della vostra macchina e ricordate: macchina+attenzione= produzione!”

La Classe operaia va in paradiso

Riconoscere i muri delle nostre vite è il primo passo per farli crollare

La seconda parte dello spettacolo si fonda sulla ricerca di una nuova dimensione: fisica, nel rapporto istintivo/carnale con l’amante-collega Adalgisa; emotiva, nel dialogo con lo psicologo e con il mentore di Lulù Massa, l’ex-collega Militina, rinchiuso in un manicomio per la sua alienazione lavorativa; e sociale, nella lotta di classe fra gruppi sindacali e proteste studentesche. Non è un percorso facile, perché Lulù non può cancellare da un giorno all’altro ciò che è, in quanto non gli è permesso dalla società (e aggiungerei, la società di ieri e di oggi in stessa misura) scegliere di non essere più schiavo di ciò che essa impone. Nonostante tutto rimane “un muro”, più volte richiamato dallo stesso protagonista, che finalmente Lulù individua come “responsabile” della sua infelicità. In conclusione, capiamo che basta riconoscere il muro che abbiamo davanti alla nostra vita per iniziare a farlo crollare, un mattone alla volte.

La classe operaia va in paradiso ha registri molto diversi e un ritmo incalzante, che alterna prosa classica al dialogo col pubblico

La Classe operaia va in paradiso

Il cast accompagna il pubblico dentro l’esperienza. Dopo 2 ore e mezza di spettacolo gli artisti accolgono gli applausi, esausti per la difficoltà fisica – corrono fra i vari spazi del teatro – e teatrale, in quanto sono presenti più registri narrativi, dove trova il suo spazio anche un vero dibattito politico e un dolce e buffo cantastorie, interpretato da Simone Tangolo.  Lino Guanciale mostra tutta la sua bravura già nel prologo. Nei cinque minuti iniziali narra freneticamente le storie di vari tipi di lavoratori della penisola dell’ultimo secolo, dall’operaio dell’acciaieria di Terni all’operatore ecologico di Cinisello Balsamo. Superlative le attrici: Diana Manea, Donatella Allegro e Franca Penone riescono con determinazione a portare in scena un gineceo, un presidio femminile in una società maschile che si auto-definisce appoggiandosi con prepotenza sul loro corpo.

Lo spettacolo andrà ancora in scena al Teatro Masini alle 21 di venerdì 5 e sabato 6 aprile. Gli attori incontreranno il pubblico oggi, venerdì 5 aprile alle ore 18, al Ridotto del Teatro Masini.

Francesco Ghini

Francesco Ghini

Vivo a Faenza e mi occupo di ricerca biomedica e comunicazione scientifica. Ho conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso l'Istituto Oncologico Europeo di Milano e numerose partecipazioni a conferenze internazionali come speaker. Parallelamente, ho seguito come direttore artistico la realizzazione dell'evento Estate di San Martino a Piacenza (2012 e 2013) e ho maturato una forte esperienza nell'ambito della comunicazione e dello storytelling. Nel 2014 ho aperto Buonsenso@Faenza e da questa esperienza, nel 2018, è nata l'agenzia Buonsenso Comunicazione. Amo il teatro, i film di Cristopher Nolan, i passatelli e sono terribilmente curioso.

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