L’incendio di Gamogna? Sono stati scout faentini. Anzi no.

Disinformazione sul web, ci risiamo. Il “trucco” è sempre lo stesso: alimentare le paure degli utenti con titoli e testi superficiali che non hanno come scopo l’approfondimento giornalistico, ma quello di acchiappare like sul post o favorire commenti di sfogo e rabbia tra i lettori. Questa volta a farne le spese sono stati dei ragazzi, per giunta minorenni: gli scout del gruppo Faenza 2 (uno dei quattro gruppi presenti in città, con sede nella parrocchia di San Giuseppe). Il 9 agosto 2017 è infatti iniziata a circolare sui social network la notizia che recava come titolo “Anche giovani faentini tra gli scout che hanno incendiato un bosco a Gamogna”. L’incendio di Gamogna, divampato il 4 agosto precedente, si era sviluppato per due giorni bruciando 15 ettari di foresta e arrivando a minacciare il noto eremo. L’immagine unidimensionale che viene fornita ai lettori da post di questo tipo è quella di scout faentini come piccoli piromani che non vedono l’ora – in una delle estate più calde degli ultimi anni – di appiccare fuoco a boschi e foreste, alla faccia dell’emergenza idrica che ha colpito l’appennino romagnolo. Subito non si sono fatte attendere le reazioni degli utenti che hanno commentato il post descrivendo questi ragazzi come “bambini vestiti da cretini guidati da cretini vestiti da bambini“, oppure “i valori degli scout comprendono dare fuoco ai boschi?”. Altri ancora invitano a “starci alla larga”. Ma i ragazzi faentini con l’incendio di Gamogna non c’entrano nulla, se non superficialmente. Insomma, il titolo è tutta una bufala. «La circostanza che riferisce alla presenza di scout faentini tra quelli che hanno cagionato l’incendio non corrisponde al vero – precisano i capi gruppi del Faenza 2 in una nota del 12 agosto in cui chiedevano la rettifica del titolo del post – L’incendio è divampato in prossimità di un “campo scout”, in una zona diversa e distante da quella in cui era collocato il campo scout del gruppo Faenza 2. Pertanto non corrisponde al vero la circostanza, per come riportata, che vi fossero scout faentini “tra gli scout che hanno incendiato un bosco”». Al di là delle effettive responsabilità dell’incendio – su cui il Faenza 2 non entra nel merito e su cui indagheranno gli organi preposti – sotto accusa è anche lo stile con cui viene riportata notizia, che, come dimostrano i commenti successivi, scredita in maniera superficiale un metodo educativo tutt’altro che improvvisato, capace di coinvolgere in Italia centinaia di migliaia di ragazzi e che ha nell’amore e nella cura della natura una delle sue caratteristiche principali.

L’incendio di Gamogna è partito il 4 agosto scorso, ma gli scout del Faenza 2 si trovavano solo nelle vicinanze a dove si è propagato

Veniamo dunque al cuore della notizia. L’incendio – come è noto – è effettivamente divampato il 4 agosto precedente in un’area nei pressi dell’eremo di Gamogna. A darne notizia la regione Toscana e l’Unione dei Comuni del Mugello. Per spegnere il fuoco sono intervenuti i vigili del fuoco, con l’ausilio dei mezzi aerei visto che la zona è difficilmente raggiungibile via terra, e i volontari della Protezione Civile, coadiuvati dai tecnici dell’Unione dei Comuni del Mugello. L’incendio è stato spento solo dopo due giorni di interventi e ha bruciato 15 ettari di bosco. Come riportato fin dalle prime ore, le fiamme sembrano essere partite effettivamente da un campo scout, ma non del gruppo Faenza 2. L’area da cui si è propagato l’incendio sembra essere quella dove si trovava il campo scout del Firenze 7 e quello, praticamente adiacente, del Pontassieve, due gruppi Agesci toscani che stavano svolgendo sull’appennino marradese il proprio campo di reparto.

Come racconta uno dei partecipanti, un volontario maggiorenne del gruppo scout Faenza 2: «Abbiamo iniziato a intravedere il fumo verso le 11.30 di mattina, proveniva da un versante del monte di fronte al nostro campo, circa mezzo chilometro in linea d’aria. La zona da cui si levavano le fiamme era quella del campo dove risiedeva un reparto scout di Pontassieve. All’inizio solo uno dei nostri capi è sceso alla residenza del gestore della tenuta, dove ha incontrato il gestore il quale gli ha spiegato che i vigili del fuoco erano già stati avvertiti e che i campi coinvolti erano in procinto di evacuazione. Poi il nostro capo è tornato su al nostro campo. Abbiamo aspettato due ore circa, ma vedevamo che l’incendio continuava a crescere».

Come riportato da il Corriere Fiorentino  del 5 agosto 2017 (e da altre testate), l’incendio sembra essere partito da un fuoco da cucina del Firenze 7  andato fuori controllo. In via precauzionale, vigili del fuoco e carabinieri hanno chiesto agli scout del Faenza 2 (e di altri gruppi che stavano svolgendo il campo in zone limitrofe, come quelli di Rimini) di evacuare la zona del campo e di scendere tutti quanti alla residenza. «Dalle due di pomeriggio fino all’ora di cena – prosegue la testimonianza del Faenza 2 – tutto il nostro gruppo è rimasto nella residenza del gestore assieme al gruppo di Pontassieve, a quello di Firenze e ad alcune suore di Gamogna. Nel pomeriggio proseguivano gli interventi dei vigili del fuoco e della protezione civile, anche il gestore ha dato una mano con alcuni dei suoi veicoli. Poi alla fine sia i vigili che il sindaco (di Marradi, ndr) ci hanno detto che potevamo rientrare al campo, ma senza l’autorizzazione di accendere fuochi». E così è stato fatto: l’incendio di Gamogna non ha dunque posto fine al campo scout del Faenza 2. «La mattina seguente abbiamo continuato a vedere gli elicotteri girare per qualche ora – conclude il volontario del gruppo – dopodiché non li abbiamo più visti; volavano più bassi perché l’incendio si era spostato verso valle, comunque lontano dalla nostra zona. Successivamente la nostra permanenza al campo è andata avanti senza intoppi fino al 10 agosto, quando siamo dovuti tornare a Faenza causa motivi atmosferici; i forti temporali avevano infatti comportato forti danni alle tende dei ragazzi». Per quanto riguarda i gruppi di Firenze e Pontassieve – che invece hanno concluso la sera stessa dell’incendio il loro campo -, il bilancio è stato di 11 intossicati lievi (coloro che si erano avvicinati al principio di incendio per provare a spegnerlo).

Faenza 2: “Non vogliamo ridurre la gravità dell’incendio, ma non si può gettar fango sul nostro metodo educativo”

Non è però solo questione di precisazioni, ma anche di stile. Il gruppo scout Faenza 2 esprime infatti anche forti perplessità su come è stata riportata la notizia attraverso i social. «Dal tenore letterale dell’articolo appare, in modo non equivoco, una cosciente e volontaria intenzione di coloro che hanno cagionato l’incendio. Al di là delle cause che hanno determinato l’evento, che saranno accertate, non pare che allo stato vi siano sufficienti elementi per affermare pubblicamente che l’incendio sia stato dolosamente provocato». Il campo scout del Faenza 2 era in regola sotto tutti gli aspetti normativi: erano presenti strumenti antincendio adeguati (estintori), i capi avevano frequentato i corsi di accensione fuochi ed erano stati ottenuti i permessi delle autorità preposte per accendere fuochi in luoghi indicati. Durante il campo, anche a causa dell’incendio, le autorità hanno sospeso la possibilità di accedere fuochi e i responsabili del campo si sono prontamente adeguati a tale divieto.
«L’Agesci è consapevole dei rischi e cerca di preparare al meglio i sui volontari “I capi” e i ragazzi per affrontare nel miglior modo possibile i campi scout – precisano dal Faenza 2 – momento che viene preparato durante tutto l’anno come attività culminate di un percorso educativo, che ha come punto centrale lo sviluppo dei talenti individuali, del carattere in relazione con altri ragazzi e giovani adulti a contatto con la natura con lo scopo di educare alla “cura della casa comune”, vivendo l’ambiente come un dono». Nella sola Emilia-Romagna questa estate si sono svolti centinaia di campi scout (circa 700 tra lupetti, esploratori e guide e i più grandi rover e scolte), campi che non hanno causato incendi, così ogni estate. «Non vogliamo ridurre la gravità dell’incendio che ha distrutto il bosco di Gamogna – precisano i capi del Faenza 2 – ma rimarcare il nostro metodo educativo, che ha lo scopo di formare giovani nel rispetto dell’ambiente e delle leggi».

“Il metodo scout prevede il protagonismo dei ragazzi”

Qual è il senso di andare oggi, nel 2017, a dormire in una tenda nel bosco e prendersi la responsabilità di accendere fuochi per cucinarsi pranzo e cena? Le parole del Faenza 2 fanno eco a quelle recentemente pubblicate da Francesco Pini, giornalista e capo scout del Pontassieve, in merito alla vicenda e, in particolare, in risposta a un articolo pubblicato sulla testata Ok Mugello. La sua sembra essere la miglior risposta a quei commenti come “Fatela finita di difendere dei mentecatti sapevano benissimo che era assolutamente vietato accendere fuochi quindi chi sbaglia paga” pubblicati sotto il post incriminato dal Faenza 2.
«Il metodo scout – scrive Francesco Pini – prevede una cosa che si chiama protagonismo dei ragazzi. I ragazzi devono, gradualmente, imparare a essere autonomi, a cavarsela da soli, per poi saper essere di aiuto agli altri. E quindi, una volta spiegato come si fa, il fuoco lo accendono loro. Lo controllano loro. I più grandi tra loro insegnano ai più piccoli. Gli adulti certo non si eclissano, però si tengono a distanza. Gli errori, i rischi: si cerca di calcolarli, di arginarne le conseguenze, ma l’educazione non è una scienza esatta. Che dovremmo fare? Smettere di educare perché ci sono dei rischi?»
«Ma il punto – conclude il capo scout – è che questa mania del controllo e del rischio zero non azzera affatto i pericoli, azzera invece gli spazi per i nostri ragazzi, i loro spazi di crescita di cui hanno bisogno per diventare adulti. Spazi che questa società ha sterilizzato. Non si diventa buoni cittadini per uno schiocco di dita, o un colpo di bacchetta magica. Il rischio e l’errore fanno inevitabilmente parte di questo percorso. Non perché lo dico io, non perché lo dice lo scoutismo: è una regola della vita».

Quando la comunicazione web porta solo superficialità

A mettere la parola fine sulla vicenda dell’incendio di Gamogna saranno, come giusto che sia, gli organi preposti. Per la cronaca, al momento in risposta alla lettera del Faenza 2 è arrivata solo una misera nota a calce nel post. L’articolo ad oggi – 19 agosto 2017 – è ancora lì, con quel titolo ad accusare una trentina di ragazzi di Faenza dai 12 ai 16 anni di aver “incendiato un bosco”. E lo fa senza approfondire minimamente il perché ogni anno migliaia di ragazzi dai 12 ai 16 anni, assieme ai loro capi – volontari che decidono di spendere gratuitamente tempo ed energie nell’educazione dei giovani -, decidono di trascorrere due settimane all’aria aperta, a contatto con quella natura che “amano e rispettano”, come dice la legge scout. Ma questa parte della notizia probabilmente non avrebbe portato un gran numero di likes.

 

(Nella foto di Samuele Marchi: Il reparto del Gruppo Scout Faenza 2 al ritorno dal campo, insieme ad altri scout e capi della zona)

 

12 pensieri riguardo “L’incendio di Gamogna? Sono stati scout faentini. Anzi no.

  • 19 agosto 2017 in 20:59
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    Ciao Samu, bell’articolo, chiaro e completo, che condivido in pieno e ti ringrazio per averlo fatto. Ho un dubbio, non è che paghiamo ancora l’incendio di qualche anno fa al campo E/G del Faenza 3 ? Forse dovremo curare di più la comunicazione come gruppi scout ?. Spero di no, ma orma il web è un far west. Maurizio

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  • 19 agosto 2017 in 23:20
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    Saró molto diretto, scusate la franchezza. Nonostante i buoni propositi educativi io credo che accendere fuochi in aree boschive sia un’idiozia, specialmente in aree difficilmente raggiungibili dai soccorsi. Ho visto foto molto eloquenti dei fuochi che erano stati preparati a gamogna.
    È giusto stimolare il protagonismo e l’intraprendenza dei ragazzi ma non si può mettere a repentaglio la sicurezza delle persone e il nostro patrimonio boschivo. È il 2017 si possono insegnare anche altre cose si ragazzi. I fuochi vanno fatti solo in aree attrezzate. Usare per esempio forni solari o pannelli solari/fotovoltaici spiegando magari il funzionamento.
    Peccato però anche la nostra cara Regione ceda su questo punto e abbia approvato il 2 agosto scorso un piano di prevenzione incendi che dà il via libera agli scout per accendere i fuochi.
    Sarebbe bello fare una discussione pubblica su questo argomento con gli operatori del settore. Per esempio con vigili del fuoco e guardie forestali. Autorizzare fuochi liberi è solo una scelta politica, non credo certamente tecnica. Potessero parlare liberamente ne sentiremmo delle belle, specialmente dopo un’estate passata a lottare con pochi mezzi contro gli incendi di mezza Italia.
    Cordialmente
    Gabriele Balbi

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    • 20 agosto 2017 in 1:09
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      Ciao Gabriele Balbi “Pesse” 🙂
      So benissimo che tieni a Gamogna tanto quanto me.
      Il senso di questo articolo riguarda l’informazione imprecisa che può passare via web, e il valore educativo di campi scout e simili, gratuitamente distorti in questa occasione. E penso questo sia indiscutibile.
      Non è certo facile trovare un giusto mezzo legislativo tra le esigenze dei campi (non è “solo una scelta politica”, dai!) e il divieto di fuochi (certo che VVFF sarebbero d’accordo!), e per fortuna non sta a noi. Forse la cottura con pannelli che proponi è ancora futuristica.
      Ovviamente in sto caso qualcosa è andato storto, se necessario chi dovrà valutare valuterà.
      A sgonfiare un po’ la cosa, per quanto ho visto, grazie anche all’intervento di pompieri e volontari i 15 ettari di bosco bruciati dietro all’eremo sotto la meridiana sono perlopiù bruciati nel fogliame secco del sottobosco senza danno permanente per gli alberi verdi, bruciacchiati nella corteccia.
      Roberto Reggi

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      • 20 agosto 2017 in 11:45
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        Caro Reggio, capisco la tua posizione, ma potete fare gli scout anche senza accendere i falò o fuochi all’aperto.
        Dovreste usare solo aree attrezzate o case per vacanze come Cignano. La legge vi consente di accendere fuochi ma è stata scritta da politici, non da tecnici. Politici che tante volte guardano al consenso e non al buon senso.
        Quindi è una decisione politica che io posso e voglio criticare anche ferocemente. Non credo di essere il solo a pensarla così. È un regolamento idiota e mi piacerebbe partecipare ad una discussione pubblica su questo argomento.
        Poi per favore nn venire a raccontarmi che gli alberi, il bosco e il sottobosco nn hanno subito un danno grave. Ci vorranno anni per tornare alla situazione precedente.
        A questo ragionamento vorrei anche aggiungere una domanda per te. Tre giorni di intervento, mezzi e uomini impiegati per ore. Qualcuno pagherà qualcosa o finirà a tarallucci e vino? Temo la seconda.
        I vvf e soci si spaccano la schiena per contrastare gli incendi dolosi e accidentali. Accendere fuochi in aree boschive nn li aiuta di certo.
        Ciao

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  • 21 agosto 2017 in 8:21
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    La cura della natura in generale e – nel caso specifico – dei boschi, con la necessaria pulizia del sottobosco da foglie e rami secchi – è uno dei compiti di tutti i cittadini che vivono ed opperano con responsabilità la montagna. In questo senso il metodo scout si pone l’obiettivo di formare nei giovani questi principi e lo fa appunto andando a vivere a diretto contatto con la natura. Per fare ciò è necessario anche insegnare ai ragazzi cosa fare e cosa non fare e a fare tutte queste cose nel modo migliore. Come insegnano i VVFF l’accensione di fuochi controllati non è un pericolo o causa di incendio e anzi contribuisce a quella pulizia del bosco che è necessaria e che va fatta regolarmente. Purtroppo una delle cause degli incendi è proprio il progressivo abbandono della montagna e del bosco da parte delle attività umane che comprendono anche la pulizia che, non essendo fatta da nessuno causano il fuoco delle sterpaglie secche e abbandonate.

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    • 21 agosto 2017 in 8:51
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      È stato chiaramente un fenomeno di autocombustione… Ma per favore non diamo la colpa al sottobosco.
      Il sottobosco è vita. Chiedete a qualunque entomologo o naturalista.
      L’innesco dell’incendio è nella quasi totalità dei casi di origine umana. Dolosa o accidentale.
      Se fate accendere dei fuochi in aree boschive con un clima siccitoso e nell’anno più caldo dal 1880, per di più in un’area difficilmente raggiungibile, state compiendo un’idiozia da incoscienti.
      Insegnare ad accendere fuochi in aree attrezzate è buon senso. Il resto è pericolo gratuito.
      Secondo me siete molto disinformati. E se insegnate queste cose ai ragazzi fate un danno per la collettività.
      La non “pulizia” del sottobosco non genera incendi.
      Quando la montagna era abitata c’erano molti meno incendi perché c’erano molti meno alberi. Basta guardare le foto di Pietro Zangheri degli anni 30 scattate sui crinali forlivesi. Era quasi tutto pascolo e prato. Le trovate online. È questa la pulizia a cui dovremmo mirare? Sarebbe interessante discuterne pubblicamente e nn via chat/telefono
      Cordiali saluti

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        • 21 agosto 2017 in 9:03
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          “L’innesco dell’incendio è nella quasi totalità dei casi di origine umana. ” Quasi totalità non è la totalità. Il fulmine è uno dei pochi casi di origine non umana. A Gamogna è di sicuro caduto un fulmine quel giorno. Giusto?

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      • 21 agosto 2017 in 9:29
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        I fulmini provocano incendi quando si verificano temporali senza che piova.
        Le scariche elettriche avvengono a causa di cellule di temporali che si possono trovare anche a molti km di distanza e sviluppare correnti elettrostatiche in grado di bruciare apparecchiature elettroniche e non solo, nessuno può prevedere quando e dove scocca un fulmine, la differenza di potenziale e il caldo ne sono una causa.
        Gli incendi provocati dai fulmini avvengono soprattutto nelle zone montane, dove gli alberi conducono con facilità le scariche elettriche

        Risposta
  • 21 agosto 2017 in 12:18
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    @Maurizio Marzano: in questo caso non centrano autocombustione e fulmini a ciel sereno, ovviamente.

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  • 26 agosto 2017 in 9:23
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    Geofisica.
    Sulla superficie terrestre e nell’atmosfera esistono cariche elettriche positive e negative che producono un campo elettrico. Il potenziale del campo si assume, per riferimento, uguale a zero sulla superficie della Terra, ma in realtà è variabile nel tempo e da luogo a luogo. La Terra non si comporta come un conduttore perfetto: nel suo interno, infatti, il campo non è nullo. Mentre nel nucleo circolano le correnti responsabili del campo magnetico terrestre, e nella zona del mantello si possono manifestare correnti prodotte da cause termoelettriche, nella zona più superficiale della crosta si generano potenziali spontanei direttamente misurabili. Questi sono determinati da vari fenomeni che si producono in terreni incoerenti in corrispondenza con particolari condizioni idrologiche e climatiche.
    Si possono distinguere potenziali elettrochimici, di elettrofiltrazione e di diffusione.
    I potenziali elettrochimici si producono in rapporto a concentrazioni di minerali conduttivi, in particolare per contrasto tra la parte affiorante e quindi ossidata del giacimento e la parte profonda: entro questi corpi mineralizzati ed entro le rocce che li contengono circolano allora correnti simili a quelle prodotte dalle pile elettriche.
    I potenziali di elettrofiltrazione si producono per filtrazione dell’acqua in strati permeabili o porosi; per esempio, nel caso d’infiltrazione di acque per gravità o per capillarità o evaporazione, in genere la discesa dà luogo in superficie a potenziali negativi e la salita a potenziali positivi.
    I potenziali di diffusione hanno valore inferiore e si manifestano quando vengono a contatto elettroliti di diversa concentrazione, come avviene, per esempio, al contatto tra falde di acqua dolce e di acqua salata.
    Numerosi altri fenomeni influenzano il potenziale sulla superficie della Terra; tra questi i fenomeni meteorologici quali il riscaldamento differenziale del suolo, l’attrito del vento sul terreno, l’induzione delle cariche elettriche delle nubi. Di grande importanza sono i fenomeni connessi con l’attività solare, in particolare gli sciami di particelle elettricamente cariche che giungono sulla Terra. Tutte queste variazioni di potenziale danno origine a correnti elettriche, dette correnti telluriche (in geologia, le correnti telluriche sono delle correnti elettriche spontanee originate da piccole differenze di potenziale, estremamente variabili sia nel tempo sia come intensità e direzione, che percorrono la superficie terrestre) che, per la bassa resistività degli strati superficiali della litosfera, circolano su grandi estensioni con intensità e direzione irregolari; esse sono inoltre soggette a variazioni nel tempo secondo cicli diurni e annuali. Nell’atmosfera il potenziale elettrico varia, se il tempo è sereno, con una certa regolarità.

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  • 26 agosto 2017 in 10:25
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    @maurizio Sono stato incerto se rispondere o meno al suo post. Alla fine ho ceduto. Il suo post è fuori tema. Completamente.

    Mi spiace ma non conosco la fisica. 🙂 Soprattutto l’elettricità statica. Né i campi di potenziale, né le correnti telluriche. Né la legge di Coulomb o la forza di Lorentz o la legge di Ohm.
    Tuttavia mi pare del tutto fuori luogo questa trattazione scientifica per dire che ogni tanto c’è un fulmine(a proposito sarebbe corretto e convincente citare le fonti). Un conto è un fulmine, un conto è l’incendio.

    A Gamogna nn è stato un fulmine. Va usata prudenza e per me i fuochi vanno accesi solo in aree attrezzate. Il resto è rumore di unghie sugli specchi. Vedremo come va a finire la vicenda. Il magistrato di turno ha ricevuto notizia di reato da parte dei vigili del fuoco? Non lo so, ma spero venga individuato e perseguito civilmente il responsabile.
    Saluti.

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