Periferie e baraccopoli: al Ridotto il docufilm I ricordi del fiume

Conservare il ricordo di una delle baraccopoli più grandi d’Europa, simbolo di caducità e della bellezza stessa della vita. Nuovo appuntamento con Il Cinema della Verità al Ridotto del Teatro Masini di Faenza, rassegna interamente dedicata al docu-film d’autore (realizzata dall’amministrazione comunale e Accademia Perduta/Romagna Teatri in collaborazione con Cineclub Il Raggio Verde, Cinemaincentro, Cooperativa di Cultura Popolare, Sunset Studio e Associazione D.E-R Documentaristi Emilia Romagna) che, mercoledì 12 aprile alle ore 21, proseguirà con la proiezione di I ricordi del fiume, opera di Gianluca e Massimiliano De Serio presentata fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia (2015) e vincitrice del Premio come “migliore film italiano” al Festival Internazionale del Cinema Urbano (Sassari, 2015) e di una Menzione Speciale quale “Documentario internazionale” al Euganea Film Festival (2016).

I ricordi del fiume ritrae gli ultimi mesi di esistenza del Platz

Il Platz è una delle baraccopoli più grandi d’Europa che sorge lungo gli argini del fiume Stura a Torino da tanti anni. Un progetto di smantellamento si abbatte sulla comunità di più di mille persone che lo abita. «Quando abbiamo saputo – affermano i registi – dell’avvio del processo di smantellamento del Platz‚ la baraccopoli di Lungo Stura Lazio a due passi da casa nostra, nella periferia nord di Torino, dove in parte avevamo ambientato il nostro lungometraggio Sette opere di misericordia, abbiamo deciso di addentrarci in profondità nel quotidiano dell’ultimo anno e mezzo di vita di questo labirinto di baracche».

Il ricordo di una baraccopoli di Torino

«Nel percorso di conoscenza e di riprese – proseguono i registi – abbiamo compreso che non si trattava tanto di documentarne la cronaca, quanto piuttosto di raccoglierne i ricordi e salvarne le impressioni, come in un impossibile atto di resistenza, di trattenimento delle immagini, della dignità, delle parole e dei gesti. La raccolta di questa specie di found footage di vite è un insieme di specchi frammentati e sospesi che lottano insieme per ricostruire questa comunità, vicina eppure invisibile. Questo luogo simbolico e cruciale delle nostre periferie, ora destinato a dissolversi nel nulla, di volta in volta è stato il capro espiratorio delle nostre mancanze, o carne pronta per il macello delle campagne elettorali, per inutili e dannosi interventi ‘di emergenza’. Eppure, nel passare delle stagioni, ai nostri occhi il Platz si faceva sempre più metafora dell’esistenza stessa, della sua caducità e della sua bellezza».

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