L’addio al poeta e traduttore Giovanni Nadiani

Aveva recentemente collaborato con l’artista Pietro Lenzini in “Brènda d’Abril”, volume che raccoglie al suo interno tre poesie sue poesie. Se ne va il traduttore e poeta Giovanni Nadiani, scomparso il 27 luglio 2016 all’età di 62 anni a seguito di una lunga malattia. I funerali si svolgeranno sabato 30 luglio alle ore 10,30 alla Chiesa di Cassanigo.

«Con la scomparsa di Giovanni Nadiani – ha commentato la scomparsa il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi – perdiamo un intellettuale eclettico che, attraverso lo studio e l’elaborazione della lingua e delle parole, ha saputo raccontare e interpretare il presente e la tradizione con una capacità e un’ironia unica. Mi piace però ricordare l’esperienza culturale ed editoriale “Tratti” – continua il primo cittadino – fondata da Nadiani insieme al compianto Guido Leotta, che, anche grazie all’omonimo festival, ha rappresentato una delle pagine più stimolanti e riuscite del panorama culturale faentino per quasi trent’anni».

Nel 1999 Giovanni Nadiani riceve il premio San Gerolamo

Nato in provincia di Ravenna, si laureò in Lingue e letterature Straniere all’università di Bologna; presso lo stesso ateneo conseguì il dottorato di ricerca in Scienza della Traduzione. In seguito, fu insegnante di tedesco nelle scuole superiori, prima di passare all’insegnamento nelle università e alla traduzione di opere di lingua tedesca. Nel 1985 fu tra i fondatori della rivista Tratti; e in seguito ha anche pubblicato alcuni libri, tra cui raccolte di poesia e alcune di prosa. Nel 1999 gli è stato assegnato il premio San Gerolamo per la traduzione letteraria.

«La grande commozione di queste ore – conclude il sindaco – da parte di coloro che hanno conosciuto Giovanni Nadiani e soprattutto dei suoi studenti, è la testimonianza più forte del segno profondo che ha lasciato, e di un carattere disponibile, affabile e autoironico, mai venuto meno anche nel periodo di malattia, vissuta con grande forza d’animo e senza lasciarsi mai sopraffarre».

Il ricordo di Renzo Bertaccini

«Come ultimo scherzo – ha scritto Renzo Bertaccini in una lettera immaginaria all’amico scomparso riportando uno degli ultimi scritti di Giovanni Nadiani – hai anche pensato al “dopo-di-te” togliendoci dall’imbarazzo per trovare le parole adatte all’estremo saluto. Hai scritto:

Dopo lunga, dolorosa e inarrestabile malattia (cosa determina in una persona la lunghezza o la brevità del tempo? la densità, l’intensità della sofferenza? la forza insopprimibile e il bello della vita, comunque?) dopo lunga, dolorosa e inarrestabile malattia è scomparso lo scribacchino periferico-campestre (dove? sotto una zolla? una discarica?).
Diciamolo: era ora!
Non se ne poteva più. Non ne poteva più nessuno.
Lui, del suo male.
Noi, delle sue battute.

 

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