GIOVANNI BOLDINI: COSÌ VICINO E COSÌ LONTANO

Giovanni Boldini: così vicino e così lontano

 

Mi permetto di sviare per un istante da questa mia rubrica musicale con il caloroso intento d’invitare tutti gli amanti dell’arte ad una imperdibile mostra pittorica inaugurata a Forlì, presso i Musei di San Domenico l’1 febbraio e che si protrarrà fino al 14 giugno: mi riferisco a “Boldini lo spettacolo della modernità”.

Boldini… ma chi è Boldini !?

Questo è il vero problema; sì perché in pochi (troppo pochi) conoscono questo talentuoso artista e, molto spesso, anche gli stessi appassionati di pittura a stento ne hanno sentito parlare.

Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è, a parer mio, un genio pittorico italiano, uno degli esempi più alti dell’arte europea di fine ‘800. Un pioniere virtuoso della tecnica, del sentimento e dei concetti che caratterizzeranno gli albori dell’arte contemporanea, per non dire le basi di svariate avanguardie novecentesche (espressionismo, futurismo, cubismo). Perché fino a pochi anni fa il geniale “gnomo ferrarese” (era veramente molto basso) non veniva mai menzionato nei manuali di storia dell’arte? E perché, se ciò accadeva, veniva spesso e volentieri rappresentato come un insulso, paradossalmente anonimo Nome e Cognome all’interno di una nota a piè di pagina!?

Le risposte a parer mio vanno ricercate proprio nei due punti saldi della sua carriera artistica:

  • L’esordio fiorentino nell’ambito del movimento dei Macchiaioli
  • La sua innegabile fama internazionale di eccelso ritrattista dell’aristocrazia italiana, francese e inglese.

Stiamo ovviamente parlando di due traguardi di grande rilevanza ma Boldini è molto di più.

Al nostro artista (come a tutti gli altri geni dell’arte che sono riusciti a infrangere i limiti socio-culturali di un’epoca creando nuovi orizzonti), gli schemi e gli stereotipi di un movimento culturale, dopo qualche tempo, tendono a “vestire dannatamente stretti”. È inevitabile. Il problema è che per troppo tempo la critica italiana classificandolo come “macchiaiolo di serie B”, proprio perché incoerente con i dogmi di tale movimento, non ha risaltato il suo slancio concettuale verso il futuro. Boldini comprese che aveva bisogno di un contesto più aperto, così nel 1871 iniziò la sua lunga carriera a Parigi, che lo portò a confrontarsi con “pesi massimi” dell’impressionismo come Degas e Lautrec.

 La mostra concede un’invidiabile degustazione delle versatili doti boldiniane: non solo i più noti dipinti a olio, ma anche gli acquerelli, i pastelli, la grafica e i disegni. Principalmente, ammirerete il suo amore e la sua inesauribile passione per il mondo femminile, infatti Boldini considera le donne “des grandes fleurs vivantes que le désir respire et cueille”. Non a caso, il geniale artista ferrarese era anche un gran donnaiolo (basso di statura ma, intellettualmente parlando, un gigante) e divenne il ritrattista (quindi spesso l’amante) di tutte le dame e le principesse più belle e influenti dell’epoca.

 Lasciatevi dunque andare dinanzi cotanta bellezza, morbidezza, ingenua malizia e sensualità.

Entrate con la mente e con lo spirito nei profondi sguardi delle donne di Boldini.

Esplorate l’oceano della femminilità.

PER SAPERNE DI PIÙ SULLA MOSTRA DI BOLDINI:

http://www.mostrefondazioneforli.it/

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