Tra pere volpine e uva spina: a Casola torna in 2 weekend la Festa dei frutti dimenticati

L’autunno a Casola Valsenio è sinonimo di Festa dei Frutti dimenticati. E’ cominciato ottobre e tutto è pronto nell’alta valle del Senio per la 29^ edizione della manifestazione che riscopre e valorizza una grande varietà di frutti un tempo comuni sulle tavole e oggi poco noti. Due i fine settimana di festa: quello del 12 e 13 ottobre e il successivo, il 19 e 20 ottobre. Due weekend per declinare il tema della rassegna in eventi di ogni genere e per tutti i gusti: degustazioni, mostre, concorsi, convegni, laboratori. Tutto per esaltare i prodotti dai nomi in gran parte davvero sconosciuti ai più come avellane, azzeruole, biricoccolo, castagne, mele e pere cotogne, corbezzoli, corniole, giuggiole, mandorle, mele della rosa, mele selvatiche, melegrane, mirabolanti, more, nespole, nespole giapponesi, noci, pere volpine, prugnoli, ribes, rose canine, sambuco, sorbo, uva spina, pera mora di Faenza e pera Scipiona.

La Festa dei frutti dimenticati si terrà il 12-13 ottobre e il 19-20 ottobre

Bancarelle che diventano piccole opere d’arte, con un tripudio di sensi in cui tutta Casola diventa un grande quadro da visitare: dietro alla Festa, c’è il lavoro di accurata e appassionata riscoperta e tutela da parte dell’associazione per la Valorizzazione delle Erbe e dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio, alla quale aderiscono le aziende agricole produttrici e che, insieme alla Proloco e al Comune di Casola, ha il compito di promuovere e valorizzare, con le erbe e i frutti dimenticati, l’identità storica, culturale, ambientale e turistica del territorio casolano. «Casola è il paese delle erbe e dei frutti dimenticati – afferma Giorgio Sagrini, sindaco di Casola Valsenio – e la festa, quest’anno alla 29^ edizione, valorizza le antiche tradizioni contadine e i prodotti della nostra terra partendo dalla coltivazione, passando attraverso la trasformazione e infine venendo all’utilizzo in tavola dei frutti dimenticati, alla base dei menù di altissimo livello proposti dai nostri ristoranti. Le parole chiave sono dunque: ruralità, qualità dei prodotti, tutela del paesaggio e delle tradizioni, biodiversità».

L’autenticità come punto di forza del turismo della Romagna faentina

Tra le proposte della festa: vari punti ristoro; stand gastronomico con specialità autunnali, a base di marroni e frutti dimenticati; Mercato dei frutti dimenticati; Piatti e aperitivi a base di frutti dimenticati; mostre e concorsi; showcooking; Percorso trekking; Esposizione giochi dimenticati; Spettacoli di strada per bambini e adulti. «Tutti ingredienti di un’offerta turistica basata sull’autenticità – prosegue il primo cittadino – I dati ci dicono che negli ultimi anni l’incremento turistico è stato costante: l’Istat certifica che nell’area in cui opera la nostra società turistica If negli ultimi tre anni gli arrivi sono aumentati del 23% e le presenze del 21%, oltre il doppio rispetto agli obiettivi fissati dalla Regione Emilia- Romagna. Proseguiamo dunque su questa strada, puntando sulla qualità degli eventi e delle feste identitarie e sul gioco di squadra che ne garantisce il successo».

«Si tratta di due fine settimana di grandi suggestioni per il turista – commenta Erik Lanzoni, direttore di If – che racconta l’autenticità del nostro territorio. È una festa che non si conclude poi nei due weekend, ma continua nei mesi successivi riportando alla luce i frutti dimenticati del nostro territorio. Il periodo autunnale è un mese interessante per la Romagna faentina a livello turistico, che può avere ricadute importanti su tutta l’economia, per esempio nel settore ristorazione».

Una festa che mette insieme enogastronomia, ambiente e ricerca scientifica

«Quella dei Frutti dimenticati è una delle feste identitarie del territorio – aggiunge Bruno Boni, presidente Proloco Casola Valsenio – cresciuta molto negli ultimi anni grazie al sapiente lavoro di squadra tra Proloco, associazione per la Valorizzazione delle Erbe officinali e Frutti dimenticati, If Imola Faenza, Amministrazione comunale e Unione Romagna Faentina, che ha portato ad avere un programma di qualità, ricco di eventi: formazione scientifica in campo tecnico ed enogastronomico e qualità dei prodotti per gli addetti ai lavori, informazione, eventi, divertimento, assaggi, corsi di cucina e laboratori per il pubblico. Vorrei dedicare una menzione a parte per le castagne, un frutto che ha segnato la storia delle nostre valli sia perché la castanicoltura è un’attività economica che ha sostenuto storicamente le popolazioni, sia per il valore e la qualità del prodotto, senza dimenticare il valore paesaggistico per la cura e gestione del territorio».

Foto tratta da: illavorodeicontadini.org

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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