Elezioni europee e comunali 2019: le proposte e la posta in gioco nella Romagna faentina

Domenica 26 maggio gli italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei propri rappresentanti presso il Parlamento Europeo, l’unica istituzione comunitaria eletta direttamente dai cittadini dei 28 stati membri. Lo stesso giorno si terranno anche le elezioni comunali in molte amministrazioni emiliano-romagnole, fra cui quattro comuni della Romagna Faentina: Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese e Solarolo. I risultati elettorali ci diranno quindi se e come stanno mutando gli equilibri politici anche nel nostro territorio, e rappresentano un passaggio importante prima delle elezioni regionali dell’inverno e delle elezioni comunali a Faenza nel 2020. Il tutto in un contesto amministrativo dove i nuovi sindaci avranno probabilmente qualche disponibilità economica in più grazie allo svincolo dell’avanzo di amministrazione e di alcuni bandi per investimenti predisposti dal governo giallo-verde, anche se perdureranno alcune criticità tipiche degli enti locali italiani (elevata età media dei dipendenti, declino delle professionalità interne, procedure lunghe e complesse per la realizzazione delle opere).

I programmi: molta manutenzione, poco sociale

Ma quali sono le diverse proposte in campo per i quattro piccoli Comuni della Romagna Faentina? Analizzando i programmi dei candidati sindaco – che possiamo trovare sull’albo pretorio on line di ciascun Comune – troviamo la sottolineatura di una delle necessità più sentite dai cittadini: da molti viene indicata una migliore manutenzione del territorio (strade, aree verdi e boscate, pulizia e decoro urbano). Questa necessità è particolarmente forte in quei territori collinari dove l’enorme estensione della rete viaria comunale – 272 km a Brisighella e 100 km a Casola – comporta grandi spese per la collettività. Minore enfasi è invece globalmente riconosciuta a quella parte di programma dedicata ai servizi sociali, che rappresentano circa un quinto della spesa del Comune e che sono gestiti in forma associata dal 2003: un punto di differenziazione è la proposta di inserire la precedenza ai residenti storici nel territorio per l’accesso ai servizi, proposta dai candidati sostenuti dalla Lega a Brisighella (Massimiliano Pederzoli) e Castel Bolognese (Jacopo Berti). Un consenso unanime riscuote invece la necessità per i Comuni di dotarsi di progettualità turistiche che superino il singolo paese, ragionando in termini di collina, di fiume Senio oppure di Romagna; così come molti candidati richiamano le possibilità di finanziamento rappresentate dai fondi dell’Unione Europea.

A Castello sfida incerta, mentre la Lega confida su Brisighella e il Pd difende Casola e Solarolo

Castel Bolognese

Proprio il paese di Angelo Biancini rappresenta la sfida assolutamente più contesa del nostro territorio: la presenza di una terza lista del Movimento 5 Stelle che sostiene Loretta Frassineti (il M5S raccolse ben il 27,4% a Castel Bolognese) e di due giovanissimi candidati (il vicesindaco uscente Luca Della Godenza per il Pd e l’ex consigliere comunale a Faenza Jacopo Berti per la Lega) porta a uno scenario a tre dall’esito difficile da prevedere. Berti si candida con una serie di proposte dedicate alla valorizzazione dei portici, all’individuazione di una nuova sede per il Museo civico e a un minor impatto sugli agricoltori per il tracciato della ormai famosa circonvallazione di Castello, progetto invece sostenuto nelle forme attuali da Della Godenza, che pone l’accento anche un nuovo plesso scolastico per le scuole Ginnasi e sul potenziamento della rete ciclabile lungo il Senio e nel centro storico. Le proposte di Frassineti sono invece i cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, al punto che in diversi passaggi il programma ripropone parola per parola le iniziative già avanzate dal gruppo faentino nelle elezioni del 2015: trasparenza, partecipazione, sostenibilità ambientale e tutela delle piccole e medie imprese.

Brisighella

Il centrodestra nutre inoltre grandi speranze anche all’ombra dei tre colli, dove Massimiliano Pederzoli, ex presidente provinciale Coldiretti e già assessore Dc negli anni Novanta, si propone all’insegna di un programma di “buon governo” incentrato sul de-burocratizzare il Comune e sul sostenere le eccellenze turistiche e agricole del territorio. La candidata del centrosinistra, l’attuale vicesindaco Angela Esposito, dovrà cercare di difendere la propria proposta fortemente incentrata sul sostegno alle famiglie (riservando a giovani coppie alcuni appartamenti del Comune) e ai giovani (creazione di un Polo dei giovani presso l’Osservanza), incentrata su un nuovo “patto” fra l’amministrazione comunale e i cittadini. Qui il Pd e alleati risulta più in rincorsa, dal momento in cui la sfida è a due e il centrodestra già dopo le elezioni politiche del 2018 poteva vantare ben 7 punti di vantaggio.

Casola Valsenio

Infine, a Casola Valsenio e a Solarolo il centrosinistra parte da maggiori chance di vittoria, a causa del frazionamento delle liste ad esso alternative. Infatti nel primo Comune sarà l’ex sindaco Giorgio Sagrini a correre per un inedito terzo mandato, cercando di capitalizzare il proprio consenso personale dopo tanti anni di attività politica sul territorio. A lui si oppongono Gian Carlo Rivola (area Lega) e Silvia Galli (area Forza Italia).

Solarolo

Nel paese originario di Laura Pausini invece, il vicesindaco Stefano Briccolani cercherà la promozione a primo cittadino sfidando il consigliere uscente Renato Tampieri, che aveva già tentato l’impresa nel 2014 fermandosi al 33,1% (ma che oggi ha il sostegno ufficiale della Lega); mentre sarà della partita anche Elisabetta Vignando, consulente in progetti di cooperazione allo sviluppo a livello nazionale e internazionale, candidata dalla lista civica “We are the people”.

Nessuno intende uscire dall’Unione della Romagna Faentina

Un argomento a parte è quello dell’Unione della Romagna Faentina. Questo ente sovracomunale, costituito nel 2012, dal 2018 gestisce tutti i servizi per conto dei Comuni aderenti: Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme, Solarolo. Lo spazio dedicato a questo aspetto, sia nei programmi quanto nel dibattito locale, non è stato troppo significativo, anche perché per molti amministratori e candidati l’ente Unione appare ancora come un oggetto non identificato, a causa della sua novità e complessità. Alcuni, come Pederzoli, hanno accusato l’Unione di aver rubato “l’identità” dei Brisighellesi; altri, come Berti, la ritengono tuttora un ente “non democratico”. Lo scenario che si può aprire dal 27 maggio, a seguito della vittoria di alcuni candidati di centrodestra, non è più l’uscita di qualche Comune dall’Unione: questa opzione non è proposta da nessuno. Quello che appare più probabile è la richiesta da parte dei sindaci Unione-scettici di modifica di alcuni regolamenti di Unione o del suo stesso Statuto per introdurre margini di flessibilità più ampi al singolo Comune (ipotesi in larga parte attuabile già oggi) oppure per rendere più semplice, in futuro, una eventuale uscita dall’Unione o dalla gestione associata di un determinato servizio. Insomma, rendere possibile una “soft Brexit” dalla Romagna Faentina, più che uno scontro istituzionale vero e proprio.

Un vero interrogativo riguarda il Consiglio della Romagna Faentina, che da questa estate sarà composto da 39 membri delegati dai sei Comuni: le dimensioni sono state aumentate per garantire una maggiore rappresentatività, ma il rischio può essere quello di non conseguire il numero legale necessario al suo funzionamento, cause le assenze dei consiglieri (che nel frattempo continuano a riunirsi mensilmente anche nel proprio consiglio comunale). In questo senso molto del dopo elezioni si eserciterà sulla capacità dei neo eletti di avere un ruolo politico importante a livello di Unione, attraverso le attività dei propri consiglieri delegati e dalle deleghe che i sindaci otterranno nella Giunta dell’Unione, a partire dal ruolo di presidente, per ora sempre ricoperto da Giovanni Malpezzi.

Le sfide più “politiche”: Calenda vs Padovani, Pederzoli vs Berti

Infine, relativamente a variabili più squisitamente politiche, le elezioni del 26 maggio diranno molto anche per quello che riguarda le elezioni regionali e le comunali faentine del 2020. La contesa fra Lega e Pd come primo partito anche nei nostri territori avrà un impatto molto rilevante su come le forze politiche si approcceranno alla corsa per la Regione Emilia-Romagna, che andrà al voto fra novembre 2019 e gennaio 2020. In particolare, la sfida delle preferenze fra Carlo Calenda, capolista del Pd e sostenuto dall’area che fa capo a Manuela Rontini, e dall’altra Gabriele Padovani, il capogruppo faentino che aspira a diventare il primo europarlamentare manfredo, ci dirà a quanto ammonta la capacità di mobilitazione di queste due compagini, con la seconda che aspira a sostituire la prima al governo della città. Se sappiamo che l’area renziana del Pd mobilita fra le 1.600 e 2.000 preferenze, sarà interessante capire quanto consenso abbia Padovani, “il leghista che non parla di immigrati” (così come definito dal Corriere Bologna, ndr). Inoltre, la sfida delle comunali non sarà solo fra candidati sindaco, ma anche fra vicini di casa: se avrà successo la candidatura del “civico” Pederzoli a Brisighella in contemporanea alla sconfitta del giovane leghista Berti a Castello, molti a Faenza potrebbero convincersi che per conquistare Palazzo Manfredi sia necessario un profilo capace di rappresentare una compagine ampia del voto moderato più che un candidato espressione solamente del partito di Matteo Salvini.

Andrea Piazza

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.