Emilia-Romagna candida il gesso a Patrimonio mondiale dell’umanità

L’Emilia-Romagna presenterà per la prima volta al Ministero della Transizione ecologica la candidatura “Carsismo nelle Evaporiti e grotte dell’Appennino settentrionale” e provare così a ottenere un’altra volta il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura). È il secondo passaggio di un lungo iter intrapreso nel 2015 dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna (FSRER), coinvolgendo numerosi enti pubblici, dalla Regione alle Università e i parchi regionali e nazionali oggetto della candidatura. Già nel gennaio 2018 il progetto era stato inserito nella lista propositiva italiana interna alla commissione nazionale UNESCO. Da quel momento il gruppo di lavoro formato da tecnici ed esperti si è impegnato per proporre il dossier che è stato inviato in questi giorni al Ministero, che dovrà decidere se trasmetterlo alla sede centrale delle Nazioni Unite.

Quali sono i siti candidati

Le aree carsiche oggetto della candidatura si trovano nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna e sono così definite per via delle rocce solubili in cui l’acqua penetra in profondità, scavandole e dando vita a nuove vie, alcune delle quali sono state poi sfruttate dall’uomo. La maggior parte delle rocce carsiche sono calcaree, mentre quelle che caratterizzano le zone emiliano-romagnole, sono definite evaporitiche, perché formatesi in seguito all’evaporazione delle acque marine. Il fenomeno conseguente è la concentrazione dei minerali, tra cui spicca il gesso, presente nella Valle Secchia, nella Vena del Gesso Romagnola, nella Romagna Orientale e negli altri quattro siti proposti. L’UNESCO stessa, in un documento pubblicato nel 2008, afferma che le rocce carsiche non compaiono nell’elenco dei siti già considerati patrimonio dell’umanità: da qui l’idea Paolo Forti, professore dell’Università di Bologna, di tentare la candidatura.

Cosa implica il riconoscimento World Heritage

L’Italia è il paese con più siti UNESCO al mondo (58 su un totale di 1153). Rientrare nella lista del patrimonio mondiale (World Heritage è la denominazione originale) vuol dire rispondere a una serie di criteri culturali e naturali: per la Regione, i suoi siti carsici sono “esempi eccezionali che rappresentano le fasi principali della storia della terra, compresa la registrazione della vita, significativi processi geologici in corso nello sviluppo delle forme del terreno, o caratteristiche geomorfiche o fisiografiche significative”. A sostegno della nomina c’è la loro rilevanza come fenomeni naturali che testimoniano alcuni processi ecologici e biologici, oltre a essere habitat naturali fondamentali per la biodiversità. Diventare patrimonio mondiale dell’umanità fornirebbe uno strumento di assistenza in più per preservare questi luoghi, ma anche per valorizzarli, trasformandoli in un centro di interesse non solo per le comunità locali ma anche per i turisti.

Maria Rivola

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