Case Manfredi vendute a 750mila euro: ecco gli scenari futuri

Dopo i fasti della signoria Manfreda e della Faenza neoclassica, finalmente si potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella storia secolare di Casa Caldesi (nota ai faentini anche come Case Manfredi, ndr), il palazzo risalante al XIII secolo ubicato nel cuore della città – adiacente alla Biblioteca comunale all’angolo tra via Manfredi 28 e via Comandini 2 – e che necessita di urgenti lavori di risanamento. Dopo l’ultimo tentativo di vendita andato a vuoto nell’ottobre del 2017, il Comune ha trovato infatti un compratore tramite l’asta online condotta da It Auction: si tratta di R. Group Costruzioni Srl di Rimini, società costituitasi l’8 aprile scorso, che ha presentato un’offerta (l’unica pervenuta) da 750mila euro il 16 maggio scorso.

Acquistata all’asta da imprenditori romagnoli: si prospetta un futuro residenziale

L’iter di vendita non è al momento ancora completato perché si è in attesa delle verifiche del Comune, ma la società aggiudicataria riunirebbe diversi imprenditori romagnoli, che puntano a valorizzare dal punto di vista residenziale questi spazi. A segnalare loro la possibilità di questo investimento è stato l’architetto Alessandro Bucci: «Da faentino – spiega – vedere questo spazio lasciato in stato di abbandono era una ferita al cuore. Questi imprenditori, dopo alcune visite, ne hanno colto le potenzialità; al momento non c’è ancora un progetto specifico, ma la filosofia che guiderà gli interventi sarà quella di valorizzare la sua unicità e il suo essere parte attiva nel centro storico». Un’operazione dunque che unisce la “poesia” di un recupero prestigioso a una precisa strategia imprenditoriale. «Il valore di mercato degli immobili a Faenza – prosegue Bucci – pur con la crisi, non è crollato e c’è un rinnovato interesse per sviluppare contesti abitativi nei centri storici, andando in controtendenza alla forza centrifuga che le città hanno vissuto negli ultimi anni. Sarà una sfida affascinante, ma il gruppo di imprenditori che ha deciso di presentare l’offerta è molto determinato in questo senso».

Ogni intervento dovrà avere il parere favorevole della Soprintendenza

Visto il valore storico, qualsiasi tipo di lavoro sull’edificio dovrà avere il parere favorevole della Soprintendenza e le categorie di intervento previste sono quelle del restauro scientifico e restauro e risanamento conservativo, che non muteranno dunque la conformazione storica degli spazi. In tutto si tratta di 3mila metri quadri da recuperare e, stando a quanto riferisce l’amministrazione, dovrà essere messa sul campo una cifra non inferiore ai 6 milioni di euro. Per accordo urbanistico, un’ala dell’edificio dovrà inoltre essere data a uso pubblico: possibile dunque un ampliamento degli spazi della Biblioteca comunale.

La storia di Case Manfredi

Visto il nome, ci si aspetterebbe al suo interno tracce Manfredi, i signori di Faenza. In realtà non fu così. Secondo uno studio di Lucio Donati apparso su 2001 Romagna, la nobile casata faentina non ha mai posseduto questi edifici. Sicuro è invece l’ultimo proprietario di prestigio dell’edificio, la famiglia Caldesi, a cui si deve la creazione della Galleria neoclassica e delle stanze decorate da artisti di prestigio come Felice Giani. Questo palazzo rappresenta un unicuum all’interno di Faenza. Sorto in posizione adiacente alle antiche mura, nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni, come è normale che sia per un edificio che è riuscito a superare indenne secoli e secoli di storia, passando dalle signorie trecentesche alla Repubblica Cisalpina. Ma l’incuria che il palazzo ha subito negli ultimi decenni, dopo l’abbandono nel 1988, è stata però molto più forte della guerra.

Casa Caldesi, Palazzo del Podestà e Chiesa dei Servi: vecchi e nuovi scenari per la rigenerazione di spazi storici di Faenza

Dopo numerosi tentativi, l’edificio venne acquistato dal Comune nel 2001 per una cifra attorno a 2 milioni di euro con lo scopo di utilizzarlo per ampliare gli spazi per la Biblioteca Comunale. Operazione mai giunta a compimento anche a causa della sopraggiunta crisi economica e dalla mancanza di fondi. Dopo solo una quindicina d’anni il Comune decide quindi di vendere l’edificio: l’obiettivo era recuperare dei fondi da investire poi su un altro edificio storico della città, il Palazzo del Podestà. Gli anni passano, nessun compratore si presenta e nel frattempo il Palazzo del Podestà viene recuperato attraverso una strada alternativa, i fondi regionali Por-Fesr; da qui anche la possibilità di far scendere il prezzo di vendita di Case Manfredi a 750mila euro (dopo il primo tentativo da 1 milione 280mila euro) e intercettare finalmente un compratore che potrà offrire un futuro a questi spazi. Un futuro che ancora manca alla Chiesa dei Servi, altro luogo chiave della storia faentina che versa ancora in uno stato di totale abbandono.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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