Beni confiscati alla mafia: 2 gli immobili a Faenza. In Regione il totale è 112.

“Questa regione deve prendere atto della sua reale situazione e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e fare quello che la legge impone di fare”
(Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna sull’inchiesta Aemilia)

Chiudete gli occhi e provate a immaginare: 34 appartamenti, 18 società, 11 terreni agricoli. Visti i numeri la vostra mente potrebbe pensare si tratti di una piccola e felice cittadina. Niente di più sbagliato. Si tratta, invece, di alcuni dei 112 beni confiscati alla criminalità organizzata nella nostra regione. Una presenza silenziosa ma molto concreta quella della mafia in Emilia Romagna. A Faenza sono due gli immobili confiscati che testimoniano la presenza, anche fisica, della mafia all’interno della nostra città: si tratta di un appartamento condominiale e un garage per rimessa auto. Il 21 marzo, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia, diventa spunto per riflettere su un malattia che è doveroso arginare il più possibile.

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Fonte: Confiscatibene.it

Sono 112 i beni confiscati in regione

In tutto nella provincia di Ravenna sono otto i beni confiscati alla criminalità organizzata (ai due immobili faentini si aggiungono altri cinque appartamenti e un altro garage) mentre in Emilia Romagna, come visto, il totale sale a 112. Se non desta particolare sorpresa l’infelice primato di numero di beni confiscati a Bologna (40), particolarmente elevati, in proporzione, sono i numeri riportati dalla provincia di Forlì-Cesena (28). La mappa dei beni confiscati alla Mafia è stata divulgata da ConfiscatiBene, un progetto partecipativo che mira a fornire dati trasparenti sui beni confiscati. I dati sono ricavati dall’ultimo rapporto dell’Anbsc, l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ha reso pubblica la mappatura aggiornata al 31 dicembre 2015.

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Fonte: Confiscatibene.it

“Non si può stare in attesa”

Come ha affermato nei mesi scorsi senza mezzi termini Roberto Alfonso, il procuratore capo di Bologna: «L’Emilia è malata. Le istituzioni devono darsi una mossa; la malattia è grave, il tumore c’è e bisogna curarlo, non si può stare in attesa». A Faenza, in occasione della ricorrenza del 21 marzo, si è svolto sabato 19 marzo, nella sala del consiglio comunale di Palazzo Manfredi,un incontro dibattito con gli studenti sulla legalità, promosso dalla presidenza del Consiglio comunale di Faenza in collaborazione con l’Anpi, l’associazione Libera nomi e numeri contro le mafie e la Regione Emilia Romagna. È bene però che la lotta alla mafia non sia delegata solo alle nuove generazioni. Sono sopratutto gli adulti – sia a livello politico che a livello di società civile – che non possono più stare in attesa.

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