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Dalla scuola al grande palco: gli Amici dell’Europa festeggiano 15 anni di attività

Stessa commedia, La zia di Carlo, stessa compagnia teatrale, gli Amici dell’Europa. Nel mezzo sono trascorsi quindici anni: sabato 4 giugno 2016 sarà infatti una ricorrenza particolare per il gruppo teatrale nato nel 2001 dai laboratori extrascolastici dell’istituto comprensivo Europa di Faenza. Per festeggiare i primi quindici anni di vita la compagnia metterà in scena alla Sala Fellini, con inizio alle ore 21, proprio il primo storico spettacolo con cui si è presentata sul grande palco, all’epoca il Teatro di San Giuseppe.

Da un laboratorio scolastico ad una Compagnia

In principio, siamo nel 1999, era un semplice laboratorio teatrale della Scuola media Europa. Partecipavano una trentina di ragazzi delle varie classi. Alcuni erano degli appassionati, altri desiderosi solo di vincere la loro timidezza, altri ancora semplicemente incuriositi o al seguito dei loro amici. Sotto la direzione della regista e professoressa Adriana Andalò – nota a Faenza per i suoi spettacoli in ambito dialettale – questi studenti mettevano in scena uno spettacolo a fine anno scolastico, al Teatro Masini. Un bel banco di prova attraverso cui ognuno, a modo suo e secondo le proprie capacità, aveva modo di mettersi in gioco, dando vita a risultati di buon livello. Adattamenti teatrali di Sister Act, Hocus Pocus, Nottingh Hill sono ricordi ancora ben vivi nella memoria di quegli studenti, anche a distanza di anni. Per la maggior parte di quei ragazzi l’esperienza è poi finita lì, ma non per tutti. Passiamo a qualche anno dopo. Alcuni di quegli stessi studenti, che all’epoca parteciparono a quel laboratorio teatrale, hanno messo in scena nel 2015, di fronte ad una Sala Fellini piena, uno dei classici del teatro italiano: Sei personaggi in cerca d’autore. Uno spettacolo particolarmente impegnativo, sotto tutti i punti di vista. Hanno avuto la responsabilità di ogni cosa: hanno curato loro l’adattamento, le prove, la scenografia, la pubblicità. Alcuni di loro si sono reinventati tecnici e truccatori. Un vero e proprio teatro-fai-da-te, sorprendente se si pensa che nessuno di loro è un attore professionista, o almeno, non secondo curriculum. Eppure sono stati capaci di realizzare qualcosa che sulla carta, avrebbe scoraggiato anche ben più importanti compagnie.

Il ruolo della scuola oltre a voti e pagelle

Capire come da un semplice laboratorio scolastico sia potuto nascere questa esperienza può farci riflettere su tante cose: sul ruolo, spesso sottovalutato, della scuola nell’educare ad esperienze extrascolastiche e su che cosa significhi trasmettere, non a spot, ma giorno dopo giorno, competenze ai giovani. Ma soprattutto ci fa capire cosa si può realizzare quando si ha alle spalle un gruppo molto unito pur senza l’appoggio di nomi o risorse altisonanti.

La ricetta di un successo non-annunciato

Dopo la bella esperienza nel laboratorio teatrale delle scuole medie, alcuni di quei ragazzi hanno deciso di seguire la regista Adriana Andalò continuando a fare teatro con lei, divenendo sostanzialmente il gruppo giovane della compagnia T.P.R. Doppio Gioco. Il fatto di avere una compagnia-modello dalla quale attingere ha permesso ai ragazzi di imparare anche gli aspetti più tecnici del lavoro teatrale (montaggio scena, luci, costumi, trucco), oltre che ad avere a disposizione materiali e strumenti necessari per lo spettacolo.
Il vero successo di questa giovane compagnia è però il fatto di vivere un teatro privo dell’affanno di “dover diventare qualcuno” o “di dover soddisfare chissà quale esigenza del pubblico”. La regola non scritta era prima di tutto divertirsi, pur svolgendo il proprio compito al meglio. Nessuno di quelli che ha iniziato percorso di questa compagnia aveva in mente di voler diventare per forza un attore professionista, e d’altronde non era quello a spingerlo a continuare a farvi parte. Le motivazioni erano altre: voglia di stare insieme, impegnarsi, essere protagonisti nel gruppo. E così si è sempre fatto, unendo spensieratezza e impegno nelle prove. In questo modo, oltre che una compagnia di attori, sono diventati un vero e proprio gruppo di amici con un obbiettivo comune. Spesso infatti progetti amatoriali di questo tipo dopo pochi anni di entusiasmo e passione naufragano causa mancanza di risultati e impegni esterni sempre maggiori. Il fatto invece di avere una solida base ha permesso loro di poter lavorare piano piano, senza affanni, migliorandosi di anno in anno. Con la nascita dell’associazione Amici dell’Europa, poiché la quasi totalità dei ragazzi erano ex alunni dell’omonima scuola, il gruppo è diventato in pianta stabile la compagnia dell’associazione, acquisendone lo stesso nome.

Gli Amici dell’Europa: 15 anni dopo

Gli spettacoli della compagnia nei primi anni Duemila si svolgevano al Teatro di San Giuseppe e, pur di buona qualità, erano visti da solo poche decine di spettatori, causa il fatto di essere una compagnia appena nata e forse ancora incerta su come muoversi. Il progetto doveva ancora ingranare, ma le basi per realizzare le cose in grande c’erano tutte. Nel corso del tempo sono stati abbandonati gli adattamenti di film a favore di commedie d’autore di stampo più impegnato. Sono state portate in scena commedie di Pirandello, Feydeau e Wilde, di cui ha avuto molto successo la trasposizione di L’importanza di chiamarsi Ernesto. Col tempo si è formato un gruppo affiatato capace di portare sempre più gente ai propri spettacoli, portando il loro teatro anche all’interno delle scuole e cimentandosi in opere impegnative come il musical, cimentandosi sia in opere tetre come Sweeney Todd, sia in opere decisamente più leggere e fiabesche, adatte quindi a un pubblico più giovane, come La Bella e la Bestia. Sono state poi avviate collaborazioni con le scuole e con altre associazioni. E il futuro? Chi può dirlo. Sicuramente già questi quindici anni hanno già tanto da raccontare…

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