Cena Itinerante e Scritture Eupeptiche: un laboratorio per narratori erranti

Esiste una correlazione tra cibo e scrittura? Questo l’interrogativo lanciato dal laboratorio Scritture Eupeptiche – come l’appetito può stimolare un articolo giornalistico di Buonsenso@Faenza, che si è svolto durante la prima delle tre giornate in programma per la Cena Itinerante Weekend 2017, nella corte di Via Sant’Ippolito 15. L’obiettivo era quello di dimostrare che quello che gli inglesi definiscono “food for thought”, ovvero stimoli per la riflessione, contiene non casualmente al suo interno la parola cibo (food).

 

Cosa è successo durante le Scritture Eupeptiche

A coadiuvare la creatività degli scrittori erranti durante la Cena Itinerante, sono stati l’incipit di una storia da sviluppare e due cofanetti da cui pescare spunti relativi al mondo del cibo e non solo. L’associazione tra le parole estratte si è dimostrata in alcuni casi ardua da mettere nero su bianco, ma nessuno si è arreso nel portare a termine l’impresa. Complice un bicchiere di vino e i profumi del cibo nell’aria, sono stati raccolti dalla viva voce dei narratori itineranti inaspettati sviluppi, ricchi di suggestioni eupeptiche. Ecco qui la prima parte:

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… l’unico negozio ancora aperto. Doveva assolutamente salvare sua figlia: non era più primavera, era diventato inverno. Uno di quegli inverni rigidi e interminabili che ti consumano le ossa. Era necessaria una coperta. Sua figlia stava morendo. Il negozio era chiuso. Era rimasta un’unica salvezza…. L’alimentari russo all’angolo gestito da Nabukokov e da sua figlia Lolita. “Sono rimasti i cappelletti in brodo?”. Lolita annuì languidamente. Nabukokov la guardò circospetto, ma alla fine diede quel piatto fondamentale di cappelletti all’uomo. Se l’uomo non potè salvarla con una coperta, poté salvarla con un cappelletto in brodo  (Claudio Marabini) 

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… un dolcissimo odorino di hummus. A cui lui non poteva resistere, soprattutto perché c’erano il peperoncino e la rosa. Correndo correndo arrivò davanti al suo amico Steve Vai, che suonava la chitarra. E quella chitarra era coperta di hummus… l’hummus più buono che avesse mai sentito. Lui si chiedeva come riuscisse a suonare la chitarra nonostante tutto quell’hummus, ma quell’odore era troppo stimolante. Gli rubò la chitarra e cominciò a mangiarsi tutto l’hummus. La ridette a Steve, che da allora smise di suonare (Lia Cavassi)

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… la sagra della polenta. In realtà non era fame, era innamorato della cameriera. La seguiva con lo sguardo ma la fortuna non la portava ma al suo tavolo, cosi decise di provare con i social e utilizzò l’hashtag #polentaecapellibiondi: considerami! (Anonimo)

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… la collina nell’aia dove il cugino allevava more romagnole. I vicini lo avevano avvisato che qualcuno aveva abbattuto il recinto e le more scorrazzavano liberamente sui crinali alla mercé di chiunque. Non aveva voglia di occuparsi di questo problema, ma il cugino era via per una vacanza in crociera, una di quelle vacanze da gusti kitsch che lui detestava ma a cui era costretto da una moglie frustrata. (Giovanna Miserocchi)

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… il concerto dei cugini di campagna perché i loro capelli erano assolutamente ispirati al tema della serata del concerto che era: in compagnia dei cugini, in campagna, si scrive e si canta. Quando, ad un certo punto videro del cous cous per terra e gli venne fame. A quel punto fu ispirato nella scrittura di una poesia che, partendo da un concetto di Prevert, lo ispirò ad un nuovo piatto di cous-cous chiamato “Cous-cous: una poesia di sapori” (Raffaella ed Erica)

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

… il molo quando, la ragazza esausta e annoiata nel divano del venerdì sera, dopo una tiepida doccia e rucola… (Elena Festa)

(prosegue un altro scrittore)

… lo intercettò con lo sguardo e scoprì che poi lui era un DJ. Si misero a disquisire immediatamente sui rage against the machine,  fino a quando scoprirono che si erano sciolti. Tristi per questa notizia si abbandonarono ad un lungo e tenero abbraccio che si trasformò ben presto in una forte pulsione dettata dai numerosi ormoni giovanili.  Lei gli chiese immediatamente: ”Hai un coniglio nella tasca o è un pollo alla diavola?” E in effetti era un TIR. (Anonimo)

 

(Incipit) Tutto cominciò una notte di primavera, una di quelle notti accarezzate dal vento nella quale i profumi e sapori rimasti in letargo durante l’inverno riprendono vita. Lungo la strada deserta camminava un uomo di mezz’età. A un certo punto un rumore sospetto. Senza preavviso l’uomo incominciò a correre, a correre sempre più velocemente. Stava andando verso…

…un bistrò, attratto da una ragazza coi boccoli dorati intenta a gustarsi un piccolo spuntino di seitan. Stava per approcciarla dopo aver passato una giornata difficoltosa in tribuna elettorale. Si sarebbe rilassato molto di più con un po’ di lardo di colonnata ma alla fine mangiò lo spuntino di seitan di dubbio gusto. (Francesca Lucchi)

 

Appuntamento a domani per la seconda puntata delle storie.

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