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ANGELA CAVINA – Storia di una piccola grande donna

Ci troviamo all’interno di un appartamento che farebbe invidia alla miglior casalinga della città. Non una cosa fuori posto, tutto è in ordine e curato, dalla disposizione delle sedie alla sistemazione dei soprammobili. Accanto al divano, su un tavolinetto, trova posto uno degli ultimi libri di Ken Follett, 800 pagine circa che dimostrano che ci troviamo nella casa di un lettore ancora voracissimo. Fuori piove, una pioggia fortissima che ha inzuppato tutti i nostri abiti. Non lo diciamo esplicitamente, ma pensiamo di essere stati molto fortunati a trovare riparo in quella casa calda e accogliente.
Ecco poi spuntare dalla porta Angela. Figura piccola ed arzilla, occhi vispi, labbra sorridenti e pronte a metterci a nostro agio. Ci parla come se ci conoscesse da tempo e ci fa prendere posto attorno al tavolo. Solo dopo ci presentiamo e parliamo un po’ con lei degli oggetti che arredano il suo salotto. L’età non sembra aver scalfito minimamente la sua memoria e le sue capacità da “signora della casa”.
Dopo le nostre presentazioni, ecco poi che ci mette sotto gli occhi alcune scatole che sembrano custodire qualcosa di prezioso. Da queste vengono tirate fuori delle fotografie e altri documenti biografici. Foto che raccontano una storia lunghissima, che partì dagli anni ’30 per attraversare poi tutti gli anni ’50, ’60, ecc… fino ad arrivare qua dove siamo adesso. Veniamo colpiti dalla presenza di alcune pagelle elementari che recano come materie del percorso di studi discipline come “Storia e cultura fascista”, “Cura dell’igiene personale” e “Lavori donneschi”. Sfogliando queste pagelle, troviamo anche numerose immagini celebrative dell’Impero fascista appena realizzato in quegli anni, che ci fanno sprofondare all’interno dei fatti della grande Storia.
Prendiamo in mano le foto. Alcune non presentano nessuna data, ma Angela è prontissima ad aiutarci a ricostruire luoghi e date di quelle immagini che riportano in vita un mondo così vicino e lontano allo stesso tempo. La prima non è quella più lontana cronologicamente. È la foto delle nozze tra Carla Benedetti, figlia di Angela (tra l’altro sua l’idea di dar vita a questo incontro), e Lindo Fabbri. Angela si trova in mezzo alle due figlie, accanto a lei infatti sta anche Maria Teresa. Dall’altro lato troviamo il padre della sposa, Mario Benedetti, e lo sposo. In questa foto sono già lontani i tempi delle montagne di Tredozio, della guerra, della faticosa vita in campagna.
In questo testo, cercheremo di raccontare qualcosa della storia di Angela Cavina, 87 anni portati con leggerezza e gioia di vivere. Una storia semplice, eppure nella sua semplicità così ricca di sfumature e significati che merita di essere raccontata. Infatti leggendo la storia di una semplice famiglia della Romagna è possibile capire ancora meglio i meccanismi con cui si è trasformata la società in questi anni. Una famiglia che, come tante, passò dalle montagne in pianura, con la costante voglia di migliorare, crescere e mettersi in gioco.

1. L’infanzia e la scuola

Ottignano (Tredozio), anni ’50. Da sinistra a destra: Bruna Cavina (sorella di Angela), Elena Giovannetti (cugina), Angela Cavina, Vincenzo Cavina e Maria Fabbri ( i genitori di Angela), Vincenzo Cavina (il fratello omonimo del padre).
Ottignano (Tredozio), anni ’50.
Da sinistra a destra: Bruna Cavina (sorella di Angela), Elena Giovannetti (cugina), Angela Cavina, Vincenzo Cavina e Maria Fabbri ( i genitori di Angela), Vincenzo Cavina (il fratello omonimo del padre).

La famiglia di Angela, proveniente da Palazzuolo, si stabilisce a Marradi, patria del poeta Dino Campana, di cui abbiamo già parlato sulle pagine di questo blog. Quando il 30 maggio 1928 nasce Angela, il poeta dei Canti Orfici è già da 10 anni rinchiuso nel manicomio di Castel Pulci, per cui le loro storie, almeno direttamente, non si incroceranno mai. La storia di Angela, d’altronde, è molto diversa da quella tormentata del suo compaesano. Il padre è Vincenzo Cavina, mezzadro, la madre è Maria Fabbri. Di loro abbiamo una fotografia degli anni ’50, realizzata ad Ottignano (Tredozio). Vincenzo è al centro, sguardo fiero, camicia bianca e cappello delle grandi occasioni, le mani incrociate e usurate da anni di lavoro nei campi. Praticamente con lo stesso abbigliamento, ma senza cappello, è suo figlio omonimo, Vincenzo, al lato destro della foto. La madre di Angela, Maria, è al fianco dei due uomini della famiglia, occhi chiusi, un sorriso abbozzato. All’estrema sinistra abbiamo Bruna Cavina, sorella maggiore di Angela, ed Elena Giovannetti, la cugina, la cui testa è riparata da un simpatico cappello campagnolo.
A Marradi la piccola Angela frequentò la prima e la seconda elementare. Da lì poi la famiglia si trasferirà a Tredozio, dove Angela riuscì a terminare gli studi elementari, in un periodo in cui la cosa era tutt’altro che scontata, in particolar modo se si pensa che stiamo parlando di una bambina di famiglia non certo benestante.
Andava molto bene a scuola Angela. Riprendiamo in mano le sue pagelle. Numerosissimi i voti “lodevoli”, in una scuola elementare che, all’epoca, era molto diversa da quella di oggi e che doveva cercare di formare integralmente una persona a tutto tondo. Già all’epoca Angela dimostrava di avere una mente vivace e brillante, che ancora oggi è intatta, mentre ci racconta come se fosse ieri la sua vita tra i banchi di scuola.
Eppure, nonostante il suo impegno, Angela venne bocciata. Come è possibile direte? Eh sì, ai giorni nostri può sembrare una storia assurda, ma dato che la sorella maggiore non era particolarmente studiosa come Angela, quest’ultima fu costretta a perdere un anno per restare in classe con lei e non dover così comprare i libri nuovi.

Pagella scolastica dell’anno scolastico 1939/40
Pagella scolastica dell’anno scolastico 1939/40

Dopo le elementari Angela si dà da fare e aiuta il padre mezzadro nei campi. In particolare alleva i bachi da seta. Fino a 30 o 40 anni fa la loro coltivazione era molto diffusa nelle nostre campagne. Molte persone forse ricorderanno stanze adibite a questa attività dove i bachi appena raccolti, venivano posti su erba secca e distesi nelle «arlén» (arelle) che erano grandi ripiani di canna sovrapposti, e qui nutriti con foglie di gelso fino alla loro maturità. In cucina, invece, Angela faceva della gran sfoglia. A 7/8 anni non arrivava nemmeno al tavolo, eppure con l’aiuto di un banzolino riusciva a far sbucare la sua testolina sopra al tavolo per impastare la pasta (in particolare si era specializzata nel fare le farfalline) per il padre affamato dopo la dura giornata di lavoro.

2. La Guerra

Sono ancora ben vivi nella mente di Angela i momenti che hanno segnato la storia non solo della sua famiglia, ma di tante altre famiglie italiane. Che cosa fosse la guerra glielo aveva già raccontato per primo nonno “Cencio”, che a 18 anni nel 1915 andò a combattere in Friuli durante la Prima Guerra Mondiale. Alla nipotina cantava la canzone del Piave e le raccontava alcuni aneddoti, come quella volta che di notte si finse morto in un argine per sfuggire ai nemici, oppure le frustate subite come evaso dal campo di prigionia e la ricerca di cibo che spesso portava solo a bucce di patate abbrustolite. Racconti lontani che appassionarono le giovani generazioni, ma che purtroppo poi essi tornarono a rivivere negli anni della Seconda Guerra Mondiale.
La guerra arrivò fin lì, a Tredozio, con le sue sofferenze, i suoi sacrifici e le sue paure. Nei pressi della loro famiglia hanno sostato per un po’ i soldati tedeschi con i loro cavalli da tiro. Se ne andranno poi in Toscana e chissà poi che cosa ha riservato per loro il destino. Vennero sostituiti dagli inglesi, che vicino alla loro casa allestirono una cucina da campo. Chiesero alla famiglia di Angela il pane, e all’epoca non potevi certo rispondere di no. In cambio gli inglesi dopo un po’ di tempo, quando le sorti della guerra presero una piega più favorevole, ripagarono l’aiuto dato con il pregiatissimo pane bianco e delle coperte.
E i partigiani? “I partigiani stavano invece più su”, racconta Angela, “a San Valentino”. Di loro Angela ha fotografato nella mente un’immagine in particolare: quella di Silvio Corbari a cavallo, che passava dalle loro terre. Mito, brigante e combattente per la libertà si fondevano in quella leggendaria figura, capace però di catturare l’immaginazione di una ragazzina di neanche 17 anni.

3.L’Amore

Dell’adolescenza di Angela abbiamo come testimonianza una bella fotografia. È ritratta con l’amica Ida, hanno 17 anni, forse gli anni più belli, lo sguardo fisso in avanti accomunate verso il futuro che immaginano il più bello possibile. Di lì a poco, a 22 anni, ecco che quel futuro diventa realtà. Siamo ad una tappa fondamentale della sua vita. Si fidanza con quello che sarà il suo futuro marito, Mario Benedetti. Lo conosce ad una festa a Modigliana, la Festa della Maestà che si celebrava l’8 settembre. Lei era lì con le amiche, in teoria aveva già qualcun altro che le ronzava attorno. Lui si fece coraggio e le chiese di stare un po’ con lei. Angela non ebbe il minimo dubbio e accettò. Fu una sorta di “amore a prima vista”. Capirono subito che il loro amore era una cosa seria, tanto che lui trascorse il Natale con la famiglia Cavina. A lei lui piacque subito, tanto da decidere di condividere con lui il resto della sua vita.
Dopo 5 anni di fidanzamento si sposeranno il 18 febbraio 1955.
Nove mesi dopo, ecco venire alla luce Carla, la prima figlia, la ragazza che abbiamo visto sposarsi nella prima foto che correda questo testo.

4. Dalle montagne in città

Dopo un breve soggiorno a Fregiolo (Modigliana) dalla famiglia del marito, Angela e il resto della famiglia si spostano a Marzeno dove rimarranno fino al 1964. Da quell’anno si sposteranno nei pressi di Faenza, in Via S.Martino. Qui saranno gli agricoltori del fondo di Agostino Bassi. Angela, oltre alla mamma e alla casalinga, fa guanti a macchina con cui contribuisce in maniera importante all’economia familiare. Nel 1961 la famiglia si arricchisce con l’arrivo di un’altra figlia, Maria Teresa.

Maggio 1970, Cortile della chiesa di S.Savino.  La signora Ancilla Minardi con Maria Teresa Benedetti
Maggio 1970, Cortile della chiesa di S.Savino.
La signora Ancilla Minardi con Maria Teresa Benedetti

Dal 1965 Angela trova lavoro presso casa Minardi, dove la signora Elena era rimasta di recente vedova con numerosi figli da crescere. Con la signora Ancilla, suocera di Elena e nonna del noto Giancarlo e dei suoi fratelli, si stabilisce fin da subito un profondo legame affettivo che sconfinerà dai semplici doveri lavorativi. Lavorerà per la famiglia Minardi per quasi 30 anni, durante i quali la sua storia si legherà ad una delle più importanti famiglie di Faenza, avendo così l’opportunità di vedere la nostra città da un punto di vista certamente privilegiato. Angela ci racconta ancora col sorriso la sua frenetica giornata-tipo di quegli anni, quando doveva portare a scuola le due bambine in bicicletta e con loro trasportava, appeso al manubrio, anche il contenitore del latte che doveva consegnare ad una latteria vicino alla chiesa di S.Agostino. Poi via, a lavorare per la signora Minardi fino a quando Carla e Maria Teresa non uscivano da scuola. L’amore per la famiglia contraddistinguerà da sempre Angela, disposta a qualsiasi sacrificio pur di garantire ai propri famigliari la possibilità di vivere un futuro il più bello possibile.
Il 1968 è un anno particolarmente importante per la storia del nostro paese, anno di contestazioni, proteste, voglia di rinnovamento. In quell’anno la famiglia Benedetti va a risiedere definitivamente a Faenza. Angela continua il suo lavoro di colf presso casa Minardi, mentre Mario è garagista e custode della FIAT Minardi in Via Oberdan. Da lì in poi gli anni passano veloci e con loro scorrono anche le foto: la Prima Comunione di Maria Teresa nel cortile della chiesa di S.Savino, il diploma delle figlie (Carla fa le magistrali, Maria Teresa ragioneria) e poi i loro matrimoni, le nozze d’argento a Imola nel 1980. Accanto alle immagini di queste persone “normali”, che non hanno avuto paura di mettersi in gioco, vediamo mutare la città, le tradizioni, e i luoghi che incorniciano le loro storie.

5. Una storia semplice

E oggi?
“Faccio la signora” ci risponde Angela, sorridendo come sempre. Nel ’94 ha lasciato casa Minardi per fare la nonna a tempo pieno, e non ha mai smesso nel frattempo di essere mamma e di dare il suo contributo per dare ai suoi famigliari un’esistenza il più possibile confortevole. Continua, quando il tempo lo permette, a muoversi in bicicletta come quando portava le figlie a scuola.
Per quanto riguarda le tradizioni il pranzo di Natale rimane una “questione sacra” oggi nel 2015 come nel 1950, quando Mario andò a trascorrerlo dalla famiglia della fidanzata. Alla proposta recente delle figlie di andare a mangiare in un ristorante i nipoti hanno fatto un’insurrezione popolare, protestando vivacemente pur di non perdersi le prelibatezze preparate da nonna Angela, che a cucinare ha imparato fin da piccolissima, custodendone ogni singolo segreto.
Perché è così, le storie di queste piccole ma fortissime persone custodiscono segreti e conoscenze che noi abbiamo il dovere e il piacere di ascoltare e tramandare. A noi sono bastate due orette nella casa di questa gentile e pimpante signora per riportare alla luce fotografie e storie che parlano del nostro passato, fatto di bachi di seta, feste paesane e biciclette che non smettono mai di fermarsi. Come Angela.

Imola, 1980, nozze d’argento. Angela Cavina e Mario Benedetti con le figlie.
Imola, 1980, nozze d’argento.
Angela Cavina e Mario Benedetti con le figlie.

Samuele Marchi

articolo apparso anche sul numero di giugno della rivista “2001 Romagna” dopo un incontro con Angela organizzato da Rosa Alba Rafuzzi e Carla Benedetti

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