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Ecco chi è Motta, miglior artista emergente al Mei 2016

Solo se sei un artista di talento sei in grado di tenere durante un concerto, fino all’una di notte, la platea incollata alle proprie sedie in attesa che scenda definitivamente il sipario. Eclettico, ipnotico, indie: è il cantautore pisano Motta il vincitore, come miglior artista emergente, dell’edizione 2016 del Mei, il Meeting delle etichette indipendenti che si sta svolgendo a Faenza dal 23 al 25 settembre. Un riconoscimento prestigioso che si aggiunge a un altro premio, la Targa Tenco, ricevuta per l’album La fine dei vent’anni come miglior opera prima. Motta, che di nome fa Francesco e – come recita il suo primo disco – è ormai prossimo ai trent’anni, ha ricevuto il premio del Mei al Teatro Masini di Faenza nella serata di sabato 24 settembre, dove ha dedicato la canzone title track dell’album La fine dei vent’anni a Federico Aldrovandi, studente ferrarese ucciso nel 2005 a soli diciott’anni da quattro poliziotti.

La fine dei vent’anni (Targa Tenco), il primo album di Motta

Alcuni giornalisti, come Carlo Moretti su Repubblica, hanno indicato il suo album come un possibile punto di svolta per la canzone d’autore italiana. Motta è un polistrumentista versatile: cantante, batterista, bassista. Il suo esordio musicale avviene nel 2006, a vent’anni come batterista e cantante del gruppo Criminal Jokers. Successivamente ha collaborato nel corso della sua carriera con Nada (con lei al basso, alla chitarra e ai cori),  con i Pan del Diavolo (alla batteria), e Giovanni Truppi (alla chitarra e alla tastiera). Nel 2016, prodotto da Riccardo Sinigallia, è uscito il suo primo album solista, La fine dei vent’anni, che ha riscosso fin dai primi mesi numerosi riconoscimenti.

“Siamo sempre con l’acqua alla gola, invece a 20 anni le energie sono al massimo”

Il cantautore Motta premiato dal giornalista Federico Guglielmi al Mei 2016
Il cantautore Motta premiato dal giornalista Federico Guglielmi al Mei 2016

L’ultimo disco di Motta “è un lavoro convincente a prescindere – recensisce il sito OndaRock – che infila ritornelli pop su un impianto di canzoni d’autore, e che profuma di influenze etno e immediatezza punk nel descrivere la quotidianità urbana”. Tra le possibili influenze i Tiromancino, gli Afterhours e gli africani Tinariwen, gruppo che ha suonato proprio nell’estate 2016 a Faenza. La fine dei vent’anni vuole essere il racconto di una fase della propria vita che si conclude. “Siamo sempre con l’acqua alla gola e l’ansia del ritardo ‘rispetto a…’  oggi sempre più forte – ha dichiarato Motta a Off Topic Magazine – ci mette addosso responsabilità e paure. Invece dovremmo pensare che siamo in una fase della vita in cui le energie sono al loro punto massimo“. E le energie, dal palco del Masini al pubblico, sono arrivate: dall’ipnotica Prima o poi passerà, alla dolce Sei bella stasera o l’alternative rock Del tempo che passa la felicità. Accordi con i quali poter superare l’eterno presente nel quale troppo volte è imprigionata la canzone d’autore italiana.

 

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