VALERIO VARESI AL CIRCOLO PROMETEO: LA MAFIA DIETRO L’ANGOLO

VALERIO VARESI AL CIRCOLO PROMETEO:

LA MAFIA DIETRO L’ANGOLO

 

“Questa regione deve prendere atto della sua reale situazione e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e fare quello che la legge impone di fare”

(Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna sull’inchiesta Aemilia)

 

La metafora utilizzata dal titolo del nuovo romanzo di Valerio Varesi, Il commissario Soneri e la strategia della lucertola, è esemplificativa nel dare forma ed immagini ai meccanismi utilizzati dalla criminalità organizzata ai giorni nostri. Infatti, quando è inseguita da un predatore la lucertola, a scopo di difesa, può decidere di perdere volontariamente la propria coda che, staccandosi e muovendosi, confonde l’inseguitore. La lucertola riesce così a scappare, ingannando il predatore che si ritrova tra le proprie mani solo le briciole di quel potere che cerca di contrastare. Il nuovo libro del commissario Soneri (il cui personaggio ha avuto anche una trasposizione televisiva, Nebbie e delitti, trasmessa su Rai 2) ci racconta le strategie di quei poteri criminali che, come la lucertola, abbandonando la coda riescono sempre a sfuggire alla giustizia.

Il dialogo con Varesi, avvenuto il 25 febbraio scorso al circolo ARCI Prometeo, ha costretto il pubblico a guardare la realtà faccia a faccia, benché mediata attraverso la finzione romanzesca. Impossibile non confrontare certi aspetti messi alla luce dal libro con i fatti reali, anche recenti, che riguardano per esempio l’inchiesta Aemilia sulla’ndrangheta in Emilia-Romagna.

D’altronde l’ambientazione del romanzo è di per sé scottante: Parma.

Negli ultimi anni abbiamo imparato che persino Parma, un tempo modello di città d’eccellenza della provincia italiana del Nord, non è immune dal cancro mafioso che troppe volte si sottovaluta o si fa finta di non vedere. Vengono subito alla mente certi scandali più o meno recenti: Parmalat, Public Money (che ha portato per la prima volta in una città del Nord all’arresto del sindaco per corruzione mafiosa!), il Parma calcio allo sbando.

Una dei fattori scatenanti della vicenda del romanzo è proprio la scomparsa del sindaco di Parma, che quasi simboleggia l’assenza (più che l’impotenza) dello Stato nel contrastare i fenomeni di proliferazione mafiosa. Al pubblico sono venute alla mente certe parole provocatorie di De André del 1998 secondo cui «senza Mafia la disoccupazione sarebbe più alta», dove la sferzata del cantautore era rivolta in primis a mettere in luce come la forza delle organizzazioni mafiose risieda nel riuscire a colpire là dove lo Stato non riesce o non vuole arrivare.

 Ma sarebbe un errore pensare che sia solo lo Stato ad avere colpe. E la società civile? Una delle illusioni nelle teste degli italiani dopo Tangentopoli era che esistesse una società civile sana da contrapporre alla società incivile della politica. Fatti come quelli di Parma ci hanno dimostrato il contrario. Quella giunta malavitosa di Parma non ha raggiunto i luoghi del potere per caso, ma ha avuto l’appoggio dei cittadini per quasi 20 anni. L’ex-sindaco corrotto Pietro Vignali è il classico esempio di estetizzazione della politica che il modello televisivo ha veicolato attraverso i suoi canali e che noi cittadini abbiamo passivamente accettato.

La mafia esiste perché la società civile (oltre che quella politica) le dà la possibilità di farlo e se tutti facessero il proprio lavoro con senso del dovere certe cose non accadrebbero (ci tornano alla mente, in forma diversa, le parole utilizzate da Pierfrancesco Favino all’incontro del Ridotto ).

L’incontro con Varesi è sicuramente stato uno spunto ad essere più vigili e responsabili. Come ha detto senza mezzi termini Roberto Alfonso, il procuratore capo di Bologna: «L’Emilia è malata. Le istituzioni devono darsi una mossa; la malattia è grave, il tumore c’è e bisogna curarlo, non si può stare in attesa».

Anche Faenza non può stare in attesa. Lasciare questi argomenti al di fuori del dibattito delle prossime elezioni è un errore che, secondo noi, istituzioni e società civile non devono commettere. Un’altra occasione di confronto, che speriamo la nostra città possa sfruttare, potrebbe essere il 21 marzo, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

 

ACUNI NUMERI E SPOT SULL’INCHIESTA AEMILIA (fonte: Il Resto del Carlino, 26 febbraio 2015):

Più di 100 – I beni confiscati nella regione Emilia-Romagna alle mafie.

 117 – Le misure di custodia cautelare contro la ‘ndrangheta

21 marzo – Giornata nazionale delle vittime di mafia a Bologna

IL LIBRO:

Varesi, Il commissario Soneri e la strategia della lucertola, Frassinelli, 2014.

APPROFONDIMENTI SUGLI SCANDALI DI PARMA:

http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/tutto_sullo_scandalo_corruzione_l_inchiesta_le_foto_i_video-18430263/

Un pensiero riguardo “VALERIO VARESI AL CIRCOLO PROMETEO: LA MAFIA DIETRO L’ANGOLO

  • 4 marzo 2015 in 23:28
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    aggiungerei una riflessione… la dimostrata, disarmante permeabilità (a volte l’entusiasmo!) delle classi dirigenti del nord verso le mafie e la “mafiosità” in senso lato (perdurante tangentopoli compresa) ha fatto a brandelli i pregiudizi e le banalizzazioni circa l’attitudine “ontologica” dei meridionali alla mafia. Certo questa non è una buona notizia… ma l’altro lato della medaglia ci dice che la mafia è curabile anche nel meridione d’Italia. Lo sarebbe se affrontata con le giuste medicine…

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