FAENZA E L’EDUCAZIONE SESSUALE

FAENZA E L’EDUCAZIONE SESSUALE

Approfondimento sul documento “Standards europei per l’educazione sessuale”

Verso la fine degli anni ‘60, Leo Buscaglia, sconosciuto psicologo americano con radici italiane (più precisamente aostane), organizza un corso sull’educazione all’amore presso il Departimental of Special Education della University of Southern California. Ne traccia e ne descrive lui stesso i punti in alcuni suoi libri, primo fra tutti “Vivere, amare, capirsi” pubblicato nel 1982. Da quel momento in poi, la carriera del “Dr.Love” (così definito dai suoi studenti) si trasforma, portandolo a toccare i suoli di diverse città americane e studi televisivi. Leo Buscaglia, con il suo parlar d’amore verso se stessi e quindi verso gli altri, pone le basi delle odierne teorie di life & motivational coaching.

Circa 30 anni dopo, una commissione di esperti provenienti da alcuni paesi appartenenti all’Unione Europea promuove l’adozione da parte degli stati membri, del documento “Standards for Sexuality Education in Europe”, oggetto, fra l’altro, di un ordine del giorno goffamente approvato da parte del nostro consiglio comunale lo scorso dicembre e ampiamente criticato da parte del primo cittadino faentino (ma non solo).

Educazione all’amore e standards per l’educazione sessuale sono correlati? Che cosa sta in mezzo? In questo primo articolo vorremmo delineare molto semplicemente come la sessualità sia cambiata nel corso degli ultimi decenni e l’approccio utilizzato nello studio.

L’EDUCAZIONE ALLA SESSUALITÀ DAL DOPOGUERRA A OGGI È PROFONDAMENTE MUTATA

La prima metà dello scorso secolo è stata caratterizzata da un’educazione sessuale definita ai più come “astinenza sessuale” o “come dire no”, conseguenza della matrice ecclesiale che, non solo in Italia, usava una “morale generica” (se hai rapporti prematrimoniali qualcuno – Dio, lo stato, un superiore – potrebbe giudicarti come cattivo), facendo leva sulla coscienza della popolazione come mezzo per evitare il rapporto occasionale. Non era giusto o sbagliato, era solo il mezzo dell’epoca per rispondere a fatti molto concreti ( un esempio banale sono la marea di figli lasciati dai militari) e per fornire sicurezza alle famiglie.

Gli anni ‘60 hanno mandato in crisi quel tipo di teoria e, nel tempo, fra una minigonna e l’avvento dell’HIV, si è arrivati a ciò che viene definito oggi “educazione sessuale comprensiva”, in cui l’astinenza da rapporti extramatrimoniali è considerata opzionale se però c’è uno sforzo in ambito di “prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili” e “contraccezione”. Tutti avranno in mente la propria professoressa di biologia che, imbarazzata, accenna discorsi anatomici, fra le risatine della classe.

L’APPROCCIO OLISTICO DEL DOCUMENTO EUROPEO

L’Holistic Sexuality Education è un tipo di educazione che prende in esame non solo l’aspetto biologico e “meccanico” della sessualità, ma anche quello emotivo ed è l’approccio utilizzato nello studio. L’educazione olistica in ambito sessuale si pone nell’ottica di cogliere tutte le diverse sfere della persona, come il senso di libertà, il rispetto dei propri o degli altrui sentimenti o del corpo del partner. In parole povere, l’educazione sessuale olistica è rivolta alla crescita individuale (emotiva e sessuale) della persona e non, puramente, alla risoluzione di problemi (come non rimanere incinta).

Leggendo l’introduzione al documento, crediamo che l’approccio sposato dallo studio non sia del tutto sbagliato. Se lo stesso Leo Buscaglia, 50 anni fa, faceva breccia nei cuori dei giovani portando un messaggio la cui base era “ama te stesso e conosciti per amare l’altro”, perché rifiutarlo oggi a priori? È ancora giusto puntare nelle nostre scuole alla formazione in ambito sia sessuale che relazionale, ciò che noi chiamiamo affettività? Noi crediamo di sì.

Emergono, al contrario, alcune grosse mancanze: l’assenza totale nell’equipe di elaborazione del documento di membri dei paesi del sud Europa sembra voler fare intendere un non del tutto condivisibile giudizio sugli approcci di questi paesi (Italia, Spagna, Grecia..) al tema e, quindi, a più di 2000 anni di studi sulla pedagogia che ci contraddistinguono (Reggio Emilia è, ad esempio, punto di riferimento mondiale per l’educazione infantile). Ancora, il documento presenta standard suddivisi in punti da seguire secondo le fasce d’età per la “corretta educazione sessuale”. Ci chiediamo se questo non porti all’ennesima deresponsabilizzazione da parte degli addetti ai lavori (“gli standard dicono che…e quindi..”) quando è chiaro dallo studio stesso che lo sviluppo sessuale è principalmente mediato da relazioni con coetanei e adulti. Appunto gli adulti, i principali attori chiamati in causa dal documento, ma senza un accenno di riflessione su di essi. Forse, pensiamo noi, chi vive una buona sessualità adulta non necessita per forza di standard per spiegarla ai propri figli.

Ci piacerebbe approfondire con voi l’argomento, chiedendo a qualche insegnante di raccontarci quali percorsi educativi in ambito sessuale esistono nelle scuole faentine. Se i genitori (primi educatori alla sessualità) ne sono informati e se davvero vi è la necessità o meno di educare in questo senso. Cosa pensate?

Riferimenti.

 

(Foto – Matteo Battaglia)

4 pensieri riguardo “FAENZA E L’EDUCAZIONE SESSUALE

  • 5 marzo 2015 in 14:43
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    L’educazione sessuale olistica servirebbe anche a tanti adulti – altro che scuole

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  • 5 marzo 2015 in 16:37
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    Grazie Geronimo per il commento. L’importante è iniziare a parlarne e a far conoscere certi concetti, almeno questo è quello a cui puntiamo!!! A presto

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  • 11 marzo 2015 in 2:13
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    Nell’ODG targato Forza Italia – Centrodestra italiano sulla “famiglia naturale”, poi approvato con molti mal di pancia grazie alla presa di posizione del Sindaco Malpezzi, fra le altre cose, era espressamente richiesto di “impegnare l’amministrazione a chiedere al Governo la non applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Ebbene, mi sono andato a leggere questo documento dell’OMS con le linee guida europee sull’educazione sessuale nelle scuole. Inoltre, mi so fatto un giro fra i siti che ne criticavano l’impostazione e ne sconsigliavano l’utilizzo. Ho scoperto così che, qui a casa nostra (Italia), è avversato in larga parte da componenti religiose che ne vedono una minaccia allo sviluppo morale di bambini e adolescenti; alcuni sostengono addirittura che inciti alla pedofilia e a offrire il proprio corpo ancora in tenera età. Pazzesco…
    Al contrario, mi sembra vada a colmare una lacuna presente nella nostra scuola, orientando bambini e adolescenti verso comportamenti consapevoli, parità di genere, rispetto del prossimo e di se stessi… Insomma, ci sono aspetti positivi da prendere in considerazione e una attenzione nel rispettare le età dello sviluppo, inserendo al momento opportuno i contenuti più appropriati.
    Certo, qui da noi sembra quasi “fuori luogo”. E’ stato infatti elaborato e steso da esperti sessuologi, psicologi ed educatori per lo più di paesi nordici, notoriamente avanti anni luce rispetto alla nostra mentalità.
    Tuttavia, preferisco che parlare di sessualità a bambini ed adolescenti non sia, come purtroppo lo è ancora, ancora argomento tabù; e che il ruolo educativo non venga riservato esclusivamente all’ambito familiare o a catechesi formali e informali. La scuola pubblica ha il compito di garantire ad ogni individuo gli stessi punti di partenza e di colmare quelle lacune che possono originare da fattori socio economici, culturali, religiosi.
    A mio avviso, infine, quelle sono “linee guida” che non dovrebbero essere applicate pedissequamente; il problema, semmai, è far si che i messaggi li presenti non vengano distorti e male interpretati.

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  • 11 marzo 2015 in 10:00
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    Caro Marcello,
    grazie per il tuo intervento. Sicuramente la scuola deve intervenire di più in questo senso. Stiamo cercando di capire cosa succede nelle scuole del territorio. Il punto è: siamo contenti di come vivono la sessualità i giovani d’oggi? Altro punto, crediamo che debba essere un tema sociale e non solo un tema privato? La sessualità è chiaramente un fatto personale, ma questo non giustifica il lasciare, la sua educazione, al caso (o ai media…).

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