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“Il vaccino: un passo verso il superamento di una catastrofe”: testimonianza di un giovane prof faentino

La scienza dice che a ogni forza ne corrisponde sempre una uguale e contraria. Ed è proprio vero che per un evento doloroso, come la nuova chiusura delle scuole, ce n’è uno che porta speranza: l’inizio delle vaccinazioni degli insegnanti e del personale scolastico. Proprio lo scorso martedì 2 marzo, quando le aule rimanevano un’altra volta vuote e si ritornava alla didattica a distanza, presso la Fiera di Faenza sono stati vaccinati i primi insegnanti. Abbiamo raccolto le sensazioni e le speranze di questo importante momento chiedendo a uno dei primi professori a ricevere il vaccino, Gabriele Tronconi, giovane insegnante faentino di matematica e informatica al liceo Scientifico di Castel San Pietro di raccontarcele.

Intervista al prof. Gabriele Tronconi

Che cosa si prova nel ricevere finalmente il vaccino? Che significato hai dato a questo momento?

È un’emozione perché ti sembra finalmente di fare un passo verso il superamento di una catastrofe che da un anno ha messo il mondo in ginocchio. C’è tanta speranza, anche se sono consapevole che è solamente la prima dose, che non mi cambierà la vita e che dovrò continuare a fare sempre le stesse cose, mantenendo le giuste precauzioni.

Quali sono e quali sono state le difficoltà più grandi per te come insegnante in questo periodo?

Se all’inizio la didattica a distanza poteva essere vista come un alleggerimento del lavoro, ora sta diventando veramente alienante e faticosa. Noi siamo stanchi di fare lezione guardando un monitor per tutta la mattina e i ragazzi, che sono costretti a fare a meno di una socialità che alla loro età è veramente fondamentale, lo sono ancora di più. Ci manda avanti la consapevolezza di stare facendo tutto ciò che ci è possibile e che anche il mondo della scuola, come tutti gli altri ambienti, è chiamato a fare sacrifici. Cerchiamo quindi di prendere il meglio da quello che ci è dato, seppur riconoscendoci bisognosi di tanto altro e cercando di sfruttare al massimo le occasioni di incontro, confronto e crescita che comunque si presentano.

 Cosa ci porteremo dietro da questo periodo? Quali ferite e quali insegnamenti per il futuro?

Sicuramente tanti ragazzi hanno scoperto che venire a scuola è veramente un privilegio e un’esperienza densa di cose belle. Chi lo avrebbe mai detto? Noi insegnanti ci siamo riconosciuti bisognosi dei ragazzi tanto quanto loro di noi! Ci porteremo dietro anche la consapevolezza dell’importanza di una realtà come la scuola per la società, oltre che un bagaglio di competenze tecniche e digitali che potranno essere utili in futuro.

Cosa diresti a un collega ancora scettico verso il vaccino?

Ho tanta fiducia nella scienza, anche se sappiamo che la sicurezza non c’è mai; stiamo affrontando una situazione completamente nuova e mai sperimentata prima. Però non siamo cavie: ci sottoponiamo a un qualcosa che è già stato accuratamente testato e studiato. Inoltre penso che al momento questo vaccino sia la sola ed unica via d’uscita: non possiamo fare altro che affidarci e credere nel meglio.

Per la rubrica “Per chi suona la campanella…” a cura di M. Letizia Di Deco

Letizia Di Deco

Classe 1998, vivo a Faenza. Mi sono laureata in Lettere Moderne e poi in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Scrivo per il settimanale Il Piccolo di Faenza. In attesa di tornare definitivamente in classe da prof, mi piace fare domande a chi ha qualcosa di bello da raccontare su ciò che accade dentro e fuori le pareti della scuola. Ho sempre bisogno di un buon libro da leggere, di dire la mia opinione sulle cose, di un po' di tempo per una corsetta…e di un caffè

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