Soul di Peter Docter

“Ho vissuto per anni nell’attesa di qualcosa. Poi quel qualcosa è divenuto l’attesa.”

Il signor O’ Brien – The three of life di Terrence Mallick.

“A soul, a soul cake, please good missus a soul cake. An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry.”
Sting.

Un’ anima dispersa tenta assennatamente di tornare alla vita, una vita fino a quel momento priva di significato e di particolari soddisfazioni. Ha da poco abbandonato il suo corpo terreno, ha perso per un soffio un’occasione irrinunciabile e sente di non aver ancora terminato il suo percorso sulla terra. Deve ancora dire la sua.

Un’ anima fragile, quella di Joe, guidata da un istinto inspiegabile che supera i confini della fredda logica nichilista e si aggrappa disperatamente al poco che possiede o a cui ambisce.

Viceversa, un’altra anima, quella dell’arrogante 22, ancora inesperta nell’esperienza fisica dell’esistenza, usa tutte le sue energie per rendersi inadatta alla nascita. Il mondo dei vivi la spaventa e la disgusta. Non comprende davvero le motivazioni che portano gli umani a compiere scelte all’apparenza così effimere ed irrazionali. In altre parole, non capisce cosa sia questa “scintilla” che dà movimento al nostro essere, ciò che ci fa sentire vivi.

Alla fine della prima parte di Bohemian Rapsody, uno dei pezzi più struggenti della storia della musica, Freddy Mercury canta, quasi urlando, un verso tanto toccante quanto universale: quel “I sometimes wish I’d never been born at all ” a cui ognuno di noi, neinostri momenti più oscuri, ha rivolto un pensiero almeno una volta nella vita, e a cui fa riferimento la filosofia di 22, l’anima mai nata, rendendo paradossalmente il desiderio espresso nella canzone dei queen una possibile realtà.

Queste due entità ben distinte saranno destinate a incrociare le proprie strade e ad iniziare, come ci si dovrebbe aspettare da un buon road movie che si rispetti, un percorso di maturazione in cui i propri obiettivi personali tramuteranno, le rispettive personalità si confonderanno e la loro personale visione del mondo verrà stravolta fino a divenire irriconoscibile.

Era necessario giocarsi il pezzo da novanta

Dopo il passabile ma assolutamente transitorio “Onward”, la Pixar conclude questo 2020 con una pellicola che recupera il fascino e la magia dei lungometraggi che l’hanno reso famosa e li converte nella creazione di un mondo vasto, variopinto e ultraterreno, che fa della mescolanza tra più stili di animazione uno stilema solido da insegnare nelle migliori scuole di cinema, soprattutto in ambito moderno. L’Ante Mondo è un’ambientazione che dà sfogo alla più sfrenata creatività degli sceneggiatori degli animatori, i quali rendono giustizia ad uno dei paradigmi fondamentali dei loro precedenti lungometraggi: la sovrabbondanza di dettagli, sia narrativi che scenici, che rendono lo script del film un piccolo universo complesso e ricco di finezze impossibili da cogliere solo ad una prima visione.

La casa creatrice di sogni immortali

Ci troviamo di fronte alla degna conclusione di una trilogia di capolavori completi e spettacolari.
La Pixar ha voluto rischiare, esplorando i meandri dell’ignoto e dando forma concreta a ciò che noi consideriamo più immateriale ed intangibile:

In Inside out abbiamo assistito a una storia basata sulle condizioni che regolano i comportamenti delle emozioni umane all’interno della nostra mente. Con tanto d’incontro con il proprio inconscio e con gli amici immaginari dell’infanzia. In Coco siamo andati ad ammirare la bellezza delle tradizioni messicane, scoprendo un tipo di aldilà differente dal nostro comune immaginario cattolico. Un’ oltretomba brillante, abitata da scheletri e che fa dei significati metaforici la sua linfa vitale. Infine, in Soul ci siamo spinti ancora oltre, andando ad indagare sul sincero significato del nostro vivere, chiamando in causa tutto quello che c’è stato prima del nostro arrivo su questo mondo e quello che ci sarà dopo il nostro addio.

Punto di svolta non più evitabile. Andiamo avanti per questa direzione o continuiamo a cambiare rotta?
La pregevole società d’animazione affiliata alla Disney ha ancora un grado di rilevanza stratosferico, ciononostante cominciamo ad avvertire una certa distanza dai fasti di un tempo in cui ogni produzione era un evento unico nel suo genere ed ogni film era un appuntamento imperdibile per ogni appassionato. Negli ultimi anni, si sono susseguiti un cospicuo numero di lavori minori che hanno smorzato l’entusiasmo degli spettatori più cresciuti e che, di conseguenza, hanno ridotto la percezione di effettiva qualità proposta.

Tutti questi sequel, prequel e spin-off dei successi del passato stanno pericolosamente abbassando le aspettative generali del pubblico, il quale invece dovrebbe scalpitare per l’uscita in sala dell’ultimo lungometraggio originale. Naturalmente siamo consapevoli dell’impossibilità di produrre unicamente film iconici, tuttavia il curriculum della Pixar parla da solo, viziandoci generosamente pellicola dopo pellicola. Una scelta da adottare a questo punto potrebbe essere “meno film all’anno ma con più corpo e anima”. E’ giunto il momento che opere come Soul ritornino a essere la costante del cinema in Cgi odierno, senza commettere l’errore madornale di trasformarle, al contrario, in esigue e limitate eccezioni.

Ti racconto una storia..
Un pesce, si ferma a chiedere indicazioni ad un pesce più anziano:
“ Sto cercando quella cosa che tutti chiamano Oceano..”
“ Oceano?- disse l’anziano- “ guarda, in realtà, ci stai nuotando dentro”.. “ No… ma questa è acqua.. io invece cerco proprio l’Oceano”

Alex Bonora.

Alex Bonora

Nato a Murano, ridente isola della laguna veneziana, famosa per la lavorazione del vetro. Diplomato prima come ragionerie a Venezia e successivamente come attore di prosa presso la scuola di teatro Galante Garrone di Bologna nel 2015 dopo un percorso accademico di tre anni. Per diverso tempo sono stato animatore turistico in diversi villaggi turistici in Grecia ricoprendo anche ruoli di responsabilità e coordinamento dello staff. Artista a tempo perso, viaggio molto ricordandomi di tenere costantemente i piedi per terra e la testa alzata verso il cielo. Appassionato di cinema, teatro e musica, ritengo che la critica artistica non sia la semplice valutazione di un prodotto ma un vero e proprio dialogo tra l’analista e il creativo, atto per l’arricchimento intellettuale del pubblico. Amo i dolci e possiedo una katana “Wado Ichimonji”(Strada dell’armonia) in omaggio al manga One Piece. Combatto tutti i giorni per la libertà. Individuale o collettiva che sia.

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