Dal coro Jubilate ai concerti in giro per il mondo: Piero Monti e la musica

La passione per la musica è rimasta la stessa: sia mentre si è intenti a dirigere il coro della chiesa di San Francesco di Faenza sia mentre si sta guidando un’opera lirica nei più importanti teatri italiani e internazionali. È questa la storia del maestro Piero Monti, faentino di nascita, classe 1957 con una carriera musicale che l’ha portato in giro per il mondo. Dalla sua casa natale in piazza Battisti è arrivato a Bologna e Firenze passando per Venezia e lunghi viaggi in Estremo Oriente. Attualmente Piero è maestro del coro del Teatro Massimo di Palermo, città dove risiede. Non ha dimenticato Faenza, a cui deve molto della sua carriera e che ricorda con affetto anche per l’esperienza della direzione del coro Jubilate.

Piero Monti: “La passione per la musica? Grazie a Baloo…”

È stato in ambito scout, in particolare ai lupetti, che Piero Monti ha iniziato ad appassionarsi alla musica. Come nel film della Walt Disney, anche il Baloo degli scout di San Francesco era un gran canterino e appassionò molti giovani alla musica. «Una volta terminati i lupetti padre Albino mi chiese di cantare nel coro di San Francesco, lui dava anche lezioni private. Con lui iniziai anche a suonare l’organo della chiesa. A padre Albino e alla chiesa di San Francesco sono rimasto sempre molto legato: ho bellissimi ricordi di quel periodo». Fino a 22 anni – quando la carriera musicale incomincerà a portarlo oltre i confini cittadini – Piero frequenta la vita della parrocchia, e con dedizione studiava l’organo, anche fino a tarda sera. A volte, grazie a un mazzo di chiavi, riusciva a “intrufolarsi” all’interno della chiesa in orari notturni, in una Chiesa vuota e surreale dove poteva esprimere al meglio la propria arte. Tra le feste principali da preparare in quegli anni c’era la Festa dell’Immacolata, ma gli anni di formazione con padre Albino hanno lasciato anche altri segni riconoscibili nella carriera di Piero. «Ho imparato tantissimo da lui – spiega il maestro Monti – l’arte dell’improvvisazione, a essere pronti ad agire. Padre Albino a volte metteva senza preavviso una musica nuova all’ultimo e io dovevo riuscire a suonarla. L’imprevisto può sempre capitare nel nostro lavoro e l’esperienza all’organo di San Francesco mi ha insegnato a essere pronto e a cavarmi dall’impiccio non previsto».

Faenza: l’esperienza alla guida del coro Jubilate

Gli anni della formazione di Piero Monti sono anche legati al coro Jubilate, nato nel 1979, lo stesso anno in cui Piero è entrato a Bologna. Il nome fu scelto dal mottetto “jubilate, gaudete et exultate”, di G. Carissimi e il coro propone le pagine più note della polifonia sacra e profana. «Col coro Jubilate – racconta Piero – siamo partiti come gruppo di amici desiderosi di cantare insieme ma senza troppe pretese, ma siamo poi arrivati a buoni livelli. Eravamo amici che venivano dai gruppi più disparati: invece di fare la squadra di calcio abbiamo formato un coro con cui abbiamo ricevuto anche riconoscimenti internazionali e delle gran belle soddisfazioni. È stata la mia palestra per quella che sarebbe stata poi la mia carriera professionale». I risultati del lavoro di Piero non tardano ad arrivare. Il coro partecipa a rassegne e concorsi nazionali vincendo il secondo premio a Vittorio Veneto nel 1986 e il primo premio a Castiglion del Lago nel 1985 e a Vallecorsa nel 1987. Ha organizzato rassegne corali dal 1987 al 1998 e per tre anni Armonie, messe – concerto con itinerari musicali-architettonici nella città di Faenza. Nel 2009 si è svolto a Faenza il trentennale del coro Jubilate, ancora attivo in città.

“La musica non è solo teoria, è un fatto artigianale”

Fin da subito Piero ha avuto ben chiaro che la sua passione l’avrebbe portato anche molto lontano dalla sua città natale. Ottenuto il diploma al liceo scientifico Severi, si trasferisce a studiare Fisica all’università di Bologna, ma agli studi matematici affianca quelli musicali che lo porteranno al diploma al Conservatorio di Firenze, non a caso in Musica corale e direzione di coro. «È importantissimo il diploma – afferma Piero Monti – ma ho imparato moltissimo lavorando sul campo e collaborando con tanti artisti diversi. I primi anni sono stato a stretto contatto con i cantanti e coloro che mettono in scena la musica dal vivo. Non ci trovo molte differenze con un lavoro artigianale. Si impara tantissimo dalla pratica e su come costruire il risultato finale di uno spettacolo, di modo che non rimanga solo teoria. In questo senso l’esperienza del coro Jubilate per me è stata fondamentale».

Da Faenza a Palermo. Passando per Bologna, Firenze, Venezia…

Bologna, Firenze, Venezia, Palermo. Alla stessa velocità con cui si muovono le dita sui tasti bianchi e neri del pianoforte, Piero Monti viaggia lungo la Penisola e non solo. Dapprima l’esperienza al Teatro Comunale di Bologna, dove ha vinto un concorso nel 1979. A suggerirgli di “tentare la sorte” fu un altro faentino molto noto in città, Pier Giacomo Zauli. «Lui studiava canto al Conservatorio di Bologna e per le prove ogni tanto aveva bisogno di un pianista che suonasse la parte orchestrale: in questo modo ci aiutavamo a vicenda». Fu proprio Pier Giacomo a far conoscere a Piero l’opportunità del novembre 1979 al Teatro di Bologna. «Partecipai all’audizione che andò molto bene – ricorda Piero – in un certo senso fu grazie a quel momento che la mia carriera prese una determinata direzione». Da lì in poi la sua carriera lo porterà a contatto con i più grandi musicisti della scena nazionale.

La stima di Riccardo Chailly e Riccardo Muti

Grandi nomi si intrecciano nella vita di Piero Monti. Nel 1988, su invito di Riccardo Chailly, direttore musicale del Teatro comunale di Bologna, assume la direzione del Coro che manterrà per 15 anni, preparando il complesso per le produzioni, le incisioni discografiche e le tournée realizzate con i direttori musicali (Chailly 1988/1993, Gatti 1997/2002), con i direttori ospiti principali (Thielemann, V. Jurowski) e tutti gli altri ospiti (tra cui Solti, C. Abbado, Chung, Gergiev, Muti, Pappano, Sinopoli). Nel gennaio 2003 è stato chiamato al Teatro La Fenice di Venezia dove ha partecipato anche alle produzioni per l’inaugurazione del ricostruito Teatro (dirette da Muti e Maazel) e collaborando con il direttore musicale Viotti e direttori quali Gardiner, Marriner, Prêtre. Dal dicembre 2004 al dicembre 2012 è stato direttore del Coro del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dove ha preparato le numerose produzioni annuali del Direttore musicale Zubin Mehta e dove ha potuto collaborare con altri grandissimi musicisti quali Ozawa, Bichkov, Hogwood, Maazel. Quali sono i più bei ricordi che Piero Monti ha? «Ho tanti bei ricordi nella mia carriera, tante diverse esecuzioni, non una in particolare. Uno dei primi grandi concerti come maestro del coro fu un Requiem di Verdi diretto da sir Georg Stolti, uno dei massimi direttori d’orchestra di quel periodo (anni Ottanta e Novanta, ndr). Ho tanti ben ricordi con Chailly, che mi volle come maestro del coro con Bologna. Poi con Muti, la prima volta che ci incontrammo mi fece tanti complimenti».

“Palermo è una città bellissima, ma quando posso mi piace sempre tornare a Faenza”

Ora Piero Monti è a Palermo «Una città strepitosa e bellissima. Ho vissuto in città come Firenze e Venezia, e posso tranquillamente dire che Palermo non ha nulla da invidiare». Oltre ai legami famigliari, Piero ricorda sempre con affetto la sua terra natale. «La tengo sempre nel cuore e quando posso torno a Faenza. Una volta deciso che avrei fatto questo lavoro, sapevo che mi avrebbe portato molto lontano». A testimoniare il suo legame con la terra d’orgine, è da ricordare un concerto gratuito che tenne in Piazza del Popolo a Faenza con il Coro del Maggio Musicale Fiorentino di cui allora era direttore: fu un regalo alla sua città.

I viaggi in Giappone: tutti pazzi per l’opera lirica

Il “made in italy” nel mondo non è solo pizza, pasta e moda, ma è anche e soprattutto musica, e in particolare musica lirica, un tipo di musica che in Giappone non hanno e di cui vanno pazzi. Per un giapponese ascoltare dal vivo – e da un teatro italiano – un concerto di opera lirica è il massimo a cui poter aspirare. Tutti i teatri italiani fanno numerose tournee in Estremo Oriente per valorizzare questo prodotto nazionale. Dopo la crisi del 2011 il teatro lirico in Giappone è tornato a viaggiare forte e a giugno sarà la sesta volta che Piero Monti andrà a suonare nel Paese del sol levante, e ogni volta vede cose incredibili. «Una volta mi tradussero un articolo giapponese dove si parlava di una famiglia di appassionati di lirica che non andava in ferie per riuscire a comprare dei biglietti da 600 euro l’uno per un concerto lirico a Firenze. Hanno una grande passione e ci sono impresari che si accollano questo impegno». Un impegno non da poco, visto che i numeri sono da “kolossal” dovendo spostare 200 persone oltre che tutto il materiale di scena. «Sono spese enormi – afferma Piero – che recuperano grazie alle cifre del prezzo dei biglietti che hanno prezzi per noi impensabili».

Musica di ieri, musica di oggi

Dirigere un coro di voci è una cosa che a Piero è sempre riuscita facile. Ma quale è la musica che invece preferisce? «La musica che preferisco è quella che faccio in quel preciso momento, in genere se suono qualcosa è perché mi piace. Se proprio dovessi scegliere, ho una predilezione per il tardo romanticismo, ma il mio obiettivo rimane sempre quello di appassionare settanta e ottanta persone alla musica che stiamo facendo. Il bello ci può essere in qualsiasi tipo di espressione musicale». L’amore per la musica non è sfiorito con il passare del tempo, anche se è cambiato l’approccio. «Da giovane c’è l’entusiasmo e il vivere di emozioni e sensazioni – commenta Piero Monti – diventando professionista la musica si fa più ragionata. Prima la studi, la musica, e poi cerchi di far emergere emozioni per gli altri. Prima invece c’era come un passaggio inverso, ero io a ricercare le emozioni». Un passaggio che testimonia come il rapporto col pubblico sia fondamentale per questo mestiere. «È il legame col pubblico che può far scattare una grande esecuzione. Per realizzarlo però ci vuole l’amore di fondo per la musica. Io vivo di musica ogni giorno, canticchio sempre dei motivi, suono sempre, improvvisando appena posso». Una lezione che arriva da lontano: tra i tanti insegnamenti dai maestri che Piero ha conosciuto, tra Muti e Chailly, un posto di riguardo l’avranno sempre le lezioni di padre Albino.

Samuele Marchi

Foto d’epoca: Giovanni Canuti

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