M5S Faenza: “Il nuovo statuto dell’Unione non convince”

Il progetto di riordino dell’Unione dei Comuni della Romagna faentina non soddisfa il Movimento 5 Stelle di Faenza: sotto accusa la poca rappresentatività e i ‘la penalizzazione economica’, così scrivono i pentastellati, per i Comuni che volessero uscire dall’Unione. «Qualche mese fa – scrive il Movimento 5 Stelle – alcuni membri dell’Unione dei comuni della Romagna faentina, sindaco di Faenza in testa, hanno dovuto ammettere le criticità, evidenziate dal nostro gruppo da anni, in tema di partecipazione, rappresentatività e inadeguate attribuzioni di responsabilità delle decisioni. Senza palesare le reali intenzioni, la maggioranza ha proposto diverse modifiche dello Statuto, che intende approvare in tutta fretta e che anziché sanare le criticità ammesse, vanno nella direzione di blindare l’uscita dei singoli comuni dall’Unione, prevedendo, in quel caso, tempi lunghi e penalizzazioni economiche».

“Non servirà aumentare i partecipanti al Consiglio dell’Unione per favorire la democrazia”

«L’Unione – proseguono i 5Stelle – è stata realizzata a tappe forzate, senza nessun coinvolgimento dei cittadini, trasferendo tutte le decisioni dai singoli comuni alla stessa, anche per temi che sono di assoluta rilevanza per un singolo territorio, mettendo in evidenza clamorosi errori e generando inutili duplicazioni di attività, senza fornire ai territori i necessari riferimenti: dove sono, per esempio, gli sportelli polifunzionali, che dovevano essere già in funzione nei diversi comuni? Non servirà aumentare i partecipanti al Consiglio dell’Unione ad un numero irrealisticamente elevato, se comunque non si garantisce che i rappresentanti di tutti i gruppi politici eletti possano partecipare, come non serve prevedere strumenti di democrazia diretta se poi non si applicano. Perché non c’è’ stata una consultazione popolare sulla realizzazione dell’Unione, vista la pervasività del modello che è stato adottato? Decisamente non è la democrazia l’obiettivo di queste decisioni, né l’interesse dei cittadini».

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