Ma Rainey’s Black Bottom Di George C.Wolfe

“Finché dormi nella mia casa metti un “signore” alla fine della frase quando parli con me.” Barriere (2016) – Denzel Washington

 

Chicago, anni ’20.

La celebre cantante suol Ma Rainey (nome d’arte di Ma Gertrude Rainey) si appresta ad incidere un nuovo disco assieme alla sua band, composta da quattro elementi molto variegati: il trombonista Cutler, coordinatore della band ed effettivo braccio destro di Ma; il trombettista Levee, giovane promessa della musica, tanto geniale quanto irrispettoso; il bassista Slow Drag: uomo onesto e sornione relegato ad un ruolo di contorno; il pianista Toledo: Musicista veterano in perenne conflitto con Levee.
Durante quella che avrebbe dovuto essere una pacata giornata di registrazioni, i personaggi troveranno modo di discutere animatamente su temi di spessore come il valore della musica e la rivalsa sociale delle comunità nere, raccontando episodi di becero razzismo tramite esperienze dirette del loro passato.

Una serie di dialoghi molto sentiti in cui voleranno parole grosse, ci si faranno grasse risate, si commetteranno atti di violenza più o meno gravi e si scaverà nel profondo degli animi al fine di sputare tutta la sofferenza repressa che i coinvolti sono stati costretti malauguratamente a subire.

Il Teatro di protesta si fa Pellicola.

Tratto dall’opera teatrale omonima del 1984, il film presenta un struttura scenica ed una scrittura drammaturgica tipiche di alcuni spettacoli di denuncia sociale, realizzati da afroamericani per afroamericani, i quali non godevano di un budget esattamente corposo: Pochi attori coinvolti, ambientazioni ridotte all’osso, predominanza di dialoghi di alta caratura morale ed intellettuale, utilizzo di metafore esplicitate anche in maniera fisica (la porta che Leeve tenta imperterrito di aprire a spallate ne è un esempio) ed un’ottima distribuzione dei monologhi atti a dare a tutti i personaggi almeno un momento in cui risplendere all’interno della rappresentazione.

Non è un caso vedere una personalità come Denzel Washington figurare come nome di spicco della produzione, lo stesso Denzel Washington che qualche anno fa ci aveva deliziato con un altro memorabile lungometraggio tratto da una pièce teatrale, nel quale lui si prestava sia alla parte registica, che all’interpretazione del protagonista, ovvero “Fences – Barriere”.

Chadwick Boseman

La perdita improvvisa di questo giovanissimo e meraviglioso interprete è stata un brutto colpo per il mondo del cinema. Boseman, dopo una carriera durata per quasi vent’anni, in cui ha sempre dimostrato la sua sconfinata sensibilità su temi politicamente impegnati, aveva ottenuto il meritato successo attraverso la partecipazione al Marvel Cinematic Universe con il personaggio di Pantera Nera.

Un film, Black Panther, che, oltre ad essere stato uno dei più grossi successi commerciali dei Marvel Studios (il che è tutto dire), ha rappresentato anche un punto di svolta per tutto il cinema Mainstream americano (Main tream con la M Maiscola), che finalmente si tingeva completamente di nero, dando uno spazio importantissimo ad una cultura mai rappresentata degnamente sul grande schermo, liberandola da tutti i patetici stereotipici diffusi fino a quel momento inutilmente.

In Ma Rainey’s Black Bottom, suo ultimo lavoro uscito postumo alla sua dipartita, Boseman dimostra ancora una volta una scelta raffinata dello stile recitativo utilizzato. I suoi occhi brillano di luce propria, con certi monologhi da togliere il fiato per l’estrema crudezza della sceneggiatura. Non per niente a lui sono state affidate le battute più suggestive e pungenti dell’intero adattamento

Inoltre osservare l’evolversi dei suoi rapporti personali con gli altri personaggi, fornirà un quadro più chiaro della rabbia covata da certi individui nei confronti dei loro cosiddetti “padroni”, trasformando tale frustrazione in un desiderio irrefrenabile di vendetta.
Un sentimento che, per quanto concerne i ruggenti anni Venti, non sarebbe mai stato in grado di venire a galla e che anzi, confondeva la mente degli oppressi su chi fossero i nemici e chi gli amici, in una vera guerra tra poveri.

Moonshine Blues.

E’ molto avvincente vedere la formazione gerarchica di una band musicale dell’epoca in cui un’ individualità storica come Ma Rainey (Viola Davis), che costantemente sfoggia con arroganza e senza riserbo il suo essere una diva lunatica a 360 gradi, abbia comunque un grado elevatissimo di astio verso i suoi stessi manager e produttori, ovviamente bianchi, perché consapevole che, per quanto ci provi, lei non potrà mai essere considerata realmente una loro pari. La musica rimane comunque il filo conduttore dell’intera messinscena. Il suol è visto come la più alta forma di unione del popolo nero. Canzoni che non sono solo un insieme di note messe a formare una melodia, ma sono dei veri e propri strumenti per comprendere meglio la vita.

“Che m’importa della sfortuna? Tu non sai di cosa parli. Ho avuto solo sfortuna nella vita sai? Tanta sfortuna. Che cazzo me ne importa di averne altra? Ogni giorno, io mangio pane e sfortuna.”

Lasciate perdere una volta per tutte Levee quando si parla di bianchi. Posso sorridere e dire “sì, signore” a chi mi pare. Perché io lo so che arriverà il mio momento. Levee

 

Recensione a cura di Alex Bonora

Alex Bonora

Nato a Murano, ridente isola della laguna veneziana, famosa per la lavorazione del vetro. Diplomato prima come ragionerie a Venezia e successivamente come attore di prosa presso la scuola di teatro Galante Garrone di Bologna nel 2015 dopo un percorso accademico di tre anni. Per diverso tempo sono stato animatore turistico in diversi villaggi turistici in Grecia ricoprendo anche ruoli di responsabilità e coordinamento dello staff. Artista a tempo perso, viaggio molto ricordandomi di tenere costantemente i piedi per terra e la testa alzata verso il cielo. Appassionato di cinema, teatro e musica, ritengo che la critica artistica non sia la semplice valutazione di un prodotto ma un vero e proprio dialogo tra l’analista e il creativo, atto per l’arricchimento intellettuale del pubblico. Amo i dolci e possiedo una katana “Wado Ichimonji”(Strada dell’armonia) in omaggio al manga One Piece. Combatto tutti i giorni per la libertà. Individuale o collettiva che sia.

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