Ivan Berdondini (capo Rione Verde): “La nostra forza? Restare uniti anche nei momenti difficili”

Per il dossier “Mondo Palio” abbiamo incontrato il capo del Rione Verde Ivan Berdondini. Con lui abbiamo ripercorso la prima volta al rione, le differenze tra il mondo rionale di ieri e di oggi e gli scenari futuri del Palio del Niballo viste anche le difficoltà segnalate dal sindaco Giovanni Malpezzi con la lettera aperta ai capi rione. Infine i pronostici delle gare 2016 e la dama più bella di sempre. Buona lettura.

Ivan Berdondini, da quanto tempo sei in carica come capo rione?

Sono in carica da otto anni. Il prossimo sarà l’ultimo anno di questo mandato e vedremo come proseguiremo.

La prima volta al Rione? Come è successo?

Avrò avuto 15 anni e mi portarono qui perché iniziava un corso per sbandieratori. C’era un mio amico che aveva sfilato e mi aveva invitato. Mi insegnava il buon Reggi, che bazzica ancora oggi nel Rione. Ho iniziato quindi a frequentare il Rione facendo lo lo sbandieratore.

Come è strutturato un Rione?

La struttura di base è sempre quella, con nove persone nel consiglio direttivo, i consiglieri e il capo rione. E’ una struttura che viene dallo statuto del rione. Negli anni noi abbiamo istituito anche un consiglio dei saggi, composto da tre a cinque persone di oltre 40 anni che serve per supervisionare le attività del consiglio e hanno ruolo di dirimere le discussioni.

Quanti iscritti ha il Rione Verde?

Quest’anno siamo intorno alle 230/250 persone. Siamo cresciuti di una trentina di elementi negli ultimi due anni. Diciamo che aver vinto gli ultimi due pali aiuta.

Tre aggettivi per descrivere il tuo Rione?

Dinamico, coraggioso e famigliare

“Perchè un Rione? Oggi la gente ha bisogno di rapporti veri e sani”

Ivan Berdondini, perché frequentare il Rione oggi?

Negli anni sono cambiate molte cose. Il ruolo della parrocchia in particolare è andato cambiando per vari motivi, quando ero giovane c’erano diverse opportunità per i ragazzi… c’era un mondo differente. All’epoca non avevi l’opportunità di fare tutti questi sport, tutti questi corsi di musica… la valvola di sfogo era la parrocchia, un luogo sano. L’idea del rione non sostituisce quello della parrocchia, ma offre un passatempo alternativo, per esempio, al mondo sportivo e un luogo dove ritrovarsi con gli amici. Poi ovviamente anche qui c’è l’aspetto sportivo. Oggi non esistono più tanti posti del genere. In particolare oggi la gente ha bisogno di ritrovarsi assieme per avere veri rapporti umani, questo è molto importante… oggi non si è quasi più abituati ad avere rapporti faccia a faccia visto che viviamo sommersi da internet.

Cantaci il tuo coro preferito!

Adesso va molto con le chiarine “Il nostro battito”, a me piace molto, perché collega il suono della grande squadra con la voce dei tifosi. È molto efficace.

“Non abbiamo vinto per molto tempo, ma lo stare assieme è stata la nostra forza”

Qual è il ricordo più bello che hai in ambito Rionale?

Sicuramente la vittoria del Palio da capo rione è un avvenimento che lascia il segno, una vera esplosione. Poi ci sono tanti altri ricordi, non ne ho uno preciso. L’idea è che abbiamo passato tanto tempo senza vincere niente, ma lo stare insieme è stato molto importante.

Rione-verde-simbolo
Il simbolo del Rione Verde

Raccontaci un po’ la storia del tuo Rione. Per cominciare potremmo partire dal simbolo… cosa rappresenta?

Il simbolo dl rione è stato creato con il Palio nel 1959. Il nostro rione è quello di Porta Montanara e il simbolo rappresenta tre monti, visto che è la porta della città che dà sugli Appennini. Non credo abbia riferimenti specifici. Le stelle sopra dovevano essere con sei punte,

Raccontaci la vittoria più bella?

Forse la prima da capo rione (vittoria del Palio 2014, ndr) perché c’era una ventina d’anni d’attesa. La più bella in assoluto credo però che sia stata la prima che ho visto come rionale, nel 1989 con Massimo Neri. La più gloriosa però sarà sempre quella di Davide Tredozi nel 1994, che vinse il terzo Palio consecutivo. Fu una grandissima dimostrazione di forza.

C’è un piatto tipico del Rione Verde da poter assaggiare durante queste serate?

Facciamo un piatto tipico che si chiama gli spaghetti dei cinque rioni. Ogni settimana ha comunque il suo piatto tipico. Abbiamo anche un menù offerta a prezzo ribassato per cercare di far avvicinare quanta più gente possibile al mondo del Palio.

La tradizione più importante del tuo Rione?

Avevamo dei piccoli riti che sono cambiati di anno in anno. Gira e rigira, in realtà però la cosa che ci piace è stare assieme. Tra le cose fatte in passato c’era anche la “torta in faccia”, ti lascio immaginare l’unto incredibile che ti lasciava addosso!.

“Cosa ne penso del passaggio da un Rione all’altro? L’idea è di non far smettere le persone di seguire la loro passione”

Sei favorevole ai passaggi da un Rione all’altro delle persone?

Il nostro Rione era al centro del passaggio dello sbandieratore Ivan Samorì, siamo a metà anni ‘90. Eravamo amici con lui e ci faceva piacere che venisse al Rione Verde. All’epoca sbandierava a Lugo, ma era legato al Borgo. Il problema quindi si presentava…. Alla fine la proposta di passaggio non passò e lui rimase fermo cinque anni. L’idea fondamentale è quella di non far smettere le persone di seguire la loro passione, una passione che è poi un po’ di nicchia… Negli anni ammetto poi che la cosa ci sia ritorta contro. È chiaro però che io non posso tarpare le ali a un ragazzo di 17 anni se lui vuole andare…

Come funziona con le scuderie? Quanto costa mantenerle?

Sicuramente è uno sport molto costoso. Un cavallo deve essere curato, addestrato, ferrato, deve mangiare tutti i giorni. Delle cifre esatte non mi piace parlare. È un reparto che del rione assorbe quasi tutto quello che riesci a mettere assieme durante l’anno. È tutto a carico nostro e a portarle avanti è solo la voglia di stare assieme. C’è tanta passione.

Avete sovvenzioni comunali? Come pagate le spese?

Abbiamo un contributo comunale diviso in due parti che non è cambiato negli ultimi vent’anni. Purtroppo invece il mondo è molto cambiato negli ultimi vent’anni a livello di prezzi. Ormai questo contributo non è più sufficiente. E si cercano altri modi per trovare fonti di reddito, come la cucina, la Nott de Bisò e vari contributi di chi ci chiama a sbandierare.

Quanto è stato importante per te la partecipazione alla vita rionale? Quanto può essere importante per un giovane oggi?

Io non so se i giovani abbiamo il mio stesso tipo di approccio al rione… probabilmente quello attuale è un attaccamento diverso. Il mondo è cambiato. Noi avevamo 10mila lire di paghetta settimanale… adesso invece i giovani trascorrono tre o quattro serate in discoteca o al mare. Noi ci trovavamo qui e l’importante era stare assieme. I giovani apprezzano molto il periodo del Palio però poi si torna al solito tram tram… è una frequentazione un po’ occasionale.

Tamburini, Bandiere, Chiarine o Cavalieri?

Mi interessano tutti, fanno un lavoro grandissimo. Adesso con i nuovi regolamenti Fisb sbandierare è davvero impegnativo, un allenamento vero e proprio.

Restando in tema, com’è il rapporto con la Fisb (Federazione italiana sbandieratori, ndr)? Alle gare nazionali Faenza gareggia ancora insieme? Un limite o un vantaggio?

Da un certo punto di vista è un vantaggio, le gare interne acquisiscono anche il pathos della qualificazione e si accresce la tensione. Dall’altra parte non partecipare come singoli gruppi alla Federazione è un limite. Vedendo i vari punteggi degli ultimi anni, il valore delle squadre di Faenza sarebbe da posizioni da finale nella fascia più alta…

Com’è il rapporto con gli altri Rioni?

Certamente di cordialità. Io cerco di confrontarmi con rispetto con tutti, poi è chiaro che certe discussioni siano accese. Ultimamente con l’istituzione della Cooperativa dei Manfredi abbiamo corretto il tiro, capendo che si devono unire le forze. Spesso ci lamentiamo come rioni e in tanti casi non mettiamo invece qualcosa di propositivo.

Chi è l’acerrimo nemico di sempre?

Abbiamo avuto un periodo in cui eravamo molto forti nelle bandiere, per cui il grande nemico era il Bianco (Borgo Durbecco, ndr). Poi abbiamo perso una generazione di sbandieratori e non abbiamo raggiunto più i livelli di prima. Adesso invece l’avversario da battere è il Rione Nero, per via dei risultati sportivi… senza ovviamente sottovalutare gli altri.

Il segreto del Bisò perfetto?

Abbiamo un vecchio foglietto scritto a mano da anni con segnate le varie quantità degli ingredienti… poi molto lo fa il vino che ci arriva!

“Il primo anno della Cooperativa Manfredi è stato molto positivo. Ora si deve definire il modello di Palio migliore per Faenza”

Come giudichi l’operato di quest’anno della Cooperativa dei Manfredi?

Positivo. È stato un passo storico e un’opportunità importante. Nasceva innanzitutto per gestire il Centro civico rioni (che non aveva una vera e propria forma giuridica). Da questo passaggio si è passati poi ad altri aspetti legati al Palio, come la gestione dello stadio Bruno Neri e la collaborazione con il Faenza calcio. Gli accordi si sono trovati: chi fa cosa, chi paga questo… Al contempo si sta cercando di analizzare l’organizzazione degli altri pali d’Italia, per cercare di capire quale è la soluzione migliore, con la legge attuale, al contesto faentino. Qualche idea buona c’è a Legnano, Sulmona, che come ideologia è partita da Faenza. Il modello di legge che c’è ora, a livello burocratico, è molto difficile da gestire per il Comune e devi dare delle garanzie. Per un Comune che non può assumere personale questo aspetto è molto importante.

A tal proposito, recentemente il sindaco ha dichiarato in una lettera aperta ai capi rione: «I tempi cambiano e i modelli organizzativi non possono e non devono restare ancorati al passato, altrimenti si rischia davvero che il futuro del Palio abbia un orizzonte corto. Ciò che si sta valutando insieme ai Rioni e al Gruppo Municipale, è una nuova struttura organizzativa: un ente o una fondazione che organizzi in proprio gli eventi del Palio, ricevendo dal Comune tutti i necessari contributi economici, nonché gli spazi, gli impianti e le attrezzature per gli eventi». Come giudichi il rapporto con l’amministrazione fino ad oggi? Cosa ne pensi degli scenari futuri del Palio?

Abbiamo in piedi questa cooperativa… direi di vedere se con quella riusciamo in parte a sostenere il mondo Palio. Forse, più che lamentarsi, sarebbe cercare di provare a organizzare noi. Con un terzo ente si rischia di dover sottostare a un altro non legato al mondo del Palio. Una fondazione era la prima proposta che facemmo come rione, poi ci venne sconsigliato e non erano d’accordo tutti i rioni. Anche il Comune deve rimanere in gioco…Finora abbiamo lottato per avere un sindaco come “magistrato dei rioni”. Negli anni i sindaci sono stati benevoli con i rioni, non tanto dal punto di vista economico, ma sotto altri aspetti. L’associazionismo è tenuto in conto dal punto di vista politico.

Un punto forte del Palio che non deve cambiare mai?

Il vincolo dei cavalieri. Specie per l’investimento fatto per l’educazione dei fantini.

Una cosa che miglioreresti invece?

A me piace il Palio così com’è. Non credo che sia niente di significativo da cambiare.

I pronostici gare 2016

Chi vince la grande squadra 2016?

Ho visto gli spettacoli dei miei ragazzi e mi piacerebbe vederli vincere. Se lo meritano.

La combinata 2016?

Come Rione Verde potremmo farcela, anche tradizionalmente non siamo a livello dei singoli…

Il palio 2016?

L’anno scorso è finita agli spareggi tra Rione Verde e Bianco. Il cavallo La Perla, del Borgo Durbecco, è stato sicuramente più veloce. Direi quindi come favorito in partenza, anche se non ci sono state ancora le prove, Andrea Gorini (Borgo Durbecco) che l’anno scorso era molto sul pezzo.

La dama più bella di sempre?

Come dama abbiamo avuto anche delle Miss Italia come Eleonora Benfatto, che all’epoca aveva 17 anni e all’epoca forse era ancora troppo giovane. A lei preferisco Claudia Scatigliani, marchigiana, dama del Verde a inizio anni ’90.

Le altre interviste del dossier Mondo Palio

Intervista a Giordano Gonnesi – Cooperativa dei Manfredi

Intervista a Peter Caroli – Rione Nero

3 pensieri riguardo “Ivan Berdondini (capo Rione Verde): “La nostra forza? Restare uniti anche nei momenti difficili”

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