Questione di igiene

 

Igiene. Questa parola, che ancora qualcuno sbaglia a scrivere nelle bacheche del web, è rientrata con forza nel nostro lessico. Igiene significa letteralmente “che giova alla salute”, ovvero non richiama direttamente il concetto di pulizia, come spesso crediamo, ma un atto, una prassi, che ha un solo scopo: riportare in salute.

Da chi è abituato a chi meno, l’isolamento fisico che stiamo vivendo porta a generare domande. Lo ha fatto anche in chi scrive, che, mettendo i pensieri in ordine per alcune settimane, ha capito che molto è questione d’igiene.

E’ questione di igiene relazionale

Quali rapporti mi hanno contagiato fino a ora? Da quali, invece, sono immunizzato? Un esercizio utile è sfruttare questo tempo per pensare alle nostre relazioni fino ad oggi. L’isolamento forzato, la prigionia in cui siamo reclusi, porta alla luce ciò che è essenziale. Attualmente è come stessimo vivendo in un deserto, anzi un deserto nel deserto. Come mai prima di oggi abbiamo alcune opportunità davanti: la prima è lasciar finalmente perdere le relazioni inutili, quelle che non ci riportano a uno stato di salute, ma, stagionalmente, ci fanno riammalare. La seconda opportunità è sanare le relazioni ammalate, con una chiamata o una di quelle mail piene di parole che venivano tanto facili quando si era giovani e che poi risultano impossibili, invecchiando. La terza opportunità è riconoscere ed essere fieri delle relazioni che ci tengono in vita. Di quelle vitamine essenziali alla nostra esistenza la cui carenza ci fa sentire vicini alla morte e a volte, in maniera paradossalmente opposta, quasi onnipotenti. Ecco, dire un grazie a quelle persone, in questo periodo, è fargli un bel regalo.

E’ questione di igiene nelle abitudini

Da habitat a habitus. Questi due concetti, molto cari ad antropologi e sociologi, descrivono bene ciò che l’isolamento ci impone. Se l’habitat ha a che fare con le caratteristiche dell’ambiente che ci permette la vita in questo momento di isolamento (la TV, la connessione Wi-Fi, i libri, il giardino, un’ampia cucina, lo smart working), l’habitus, invece, descrive la relazione che abbiamo instaurato nello spazio, con gli spazi. Igiene nelle abitudini significa cogliere questo isolamento per risignificare i nostri luoghi, per riflettere su come ci relazioniamo con la nostra abitudine, che poi è il luogo in cui ognuno di noi esercita, quotidianamente, un’azione.

E’ questione di igiene informativa e comunicativa

Mi chiedo chi non ha accesso ai social network come stia vivendo la quarantena. Credo in parte abbia sensazioni diverse da chi, come noi, è invaso dai contenuti digitali. Molti sono piacevoli e utili, certo, ma questa quarantena mi sembra metta bene al centro la differenza fra parlare e dialogare. Stiamo dicendo tante parole, quando invece il tempo che viviamo ne richiederebbe, probabilmente, molte meno.

E’ questione di igiene famigliare

In questi giorni siamo costretti a non vivere rapporti orizzontali (amici, colleghi, sports,…) quanto a immergerci completamente in rapporti verticali: principalmente coi propri genitori e i propri figli, mogli, mariti e compagni. Tanto tempo fa un caro amico mi disse: ”Quando ci sono problemi famigliari, la soluzione è stare più in famiglia, anziché passare tempo fuori casa”. Certo, è un semplificazione della difficile realtà che vivono le famiglie oggi, ma credo che la situazione in cui versiamo ci fornisca, forzatamente, un’occasione.

Famiglia, in questo momento, significa obbligo di passare le ore assieme. Rispetto a questo, i dati dicono che stiamo correndo anche dei rischi (aumento di violenze famigliari, abusi…), ma in un tempo storico in cui,  fino a ieri, potevamo riempire la giornata dei figli fino a sera e non vedere il nostro partner per giorni, oggi questo non possiamo farlo.

Nell’attuale situazione scopriamo cosa significa “tempo perso” da passare con la famiglia. Scopriamo le relazioni di coppia nei compiti che fino a qualche giorno fa c’eravamo divisi per “mandare avanti casa” e possiamo gustare il senso di essere famiglia nell’ora di pausa pranzo dallo smart-working trascorsa assieme. Non dobbiamo lasciar perdere quanto trovato e, con forza, fare in modo che sia la base per ripartire su una società basata sulla famiglia e non sui ruoli della famiglia.

E’ questione di igiene lavorativa

Riportare in uno stato di salute il modo in cui lavoriamo. Un concetto semplice che può andare oltre la riflessione su quanto sia opportuno o meno lo smart-working. Credo che la percezione sulla quantità di stress che il lavoro ci fa accumulare siano nella mente di tutti. Dopo l’emergenza incontreremo due tipi di persone: quelle che la quarantena non ha fermato e quelle che hanno dovuto obbligatoriamente bloccare il lavoro. Nel dialogo di queste esperienze potranno nascere nuove idee sugli stili e i ritmi lavorativi.

E’, quindi, questione di igiene personale

Fare di tutto per non far cambiare niente e parallelamente dirsi che è cambiato tutto. Tra questi estremi molti vivono l’attuale isolamento. Dobbiamo chiarire dentro di noi se ciò che stiamo sperimentando è un momento perso oppure un momento ritrovato e, una volta scelto, procedere su una direzione. Il rischio del positivismo obbligato, dell’hashtag risolutivo è dietro l’angolo. Semplicemente serve che ognuno scelga se nell’isolamento vuole crescere, dando un significato agli eventi, oppure svuotarlo del significato che già possiede.

 

Francesco Ghini

 

 

 

 

Immagine: Centers for Disease Control and PreventionNational Center for Immunization and Respiratory Diseases (NCIRD)

Francesco Ghini

Vivo a Faenza e mi occupo di ricerca biomedica e comunicazione scientifica. Ho conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso l'Istituto Oncologico Europeo di Milano e numerose partecipazioni a conferenze internazionali come speaker. Parallelamente, ho seguito come direttore artistico la realizzazione dell'evento Estate di San Martino a Piacenza (2012 e 2013) e ho maturato una forte esperienza nell'ambito della comunicazione e dello storytelling. Nel 2014 ho aperto Buonsenso@Faenza e da questa esperienza, nel 2018, è nata l'agenzia Buonsenso Comunicazione. Amo il teatro, i film di Cristopher Nolan, i passatelli e sono terribilmente curioso.

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