Scattare dal banco: il Gruppo fotografia Aula 21 e il valore del collettivo

Cogli l’attimo, carpe diem. È una delle frasi più spesso associate alla scuola, forse per merito di Robin Williams, forse perché a scuola si colgono attimi che restano per sempre. Così di certo la pensano i ragazzi del Gruppo fotografia Aula 21, un’associazione ormai molto conosciuta che conta più di settanta studenti ed ex studenti delle scuole faentine, impegnati nel documentare eventi del territorio e nell’organizzazione di mostre fotografiche. Tutto è nato qualche anno fa tra i banchi di scuola, in quello che voleva essere un piccolo Gruppo fotografia Liceo.

Prima l’idea di immortalare i momenti importanti della vita del liceo, poi una vera e propria passione per lo scatto, hanno fatto scoprire a molti studenti il mondo della fotografia. Abbiamo voluto riflettere con Paolo Liverani, l’ex liceale a cui è venuta in mente questa idea, e Valentina Poli studentessa dell’ultimo anno del liceo Artistico Torricelli-Ballardini di Faenza sul ruolo della fotografia nella vita della scuola.

Intervista a Paolo Liverani e Valentina Poli del Gruppo fotografia Aula 21

Ci sono tante associazioni extra-scolastiche che si occupano di arte, corsi di fotografia, di musica, di teatro. Perché creare un gruppo all’interno di una scuola?

(Paolo): L’idea di creare questo gruppo è venuta a me a un altro ex liceale quando eravamo rappresentanti di istituto. Alla base c’era certamente una personale passione per la fotografia, ma soprattutto il bisogno di vedere un liceo con orizzonti più ampi. Volevamo una scuola che fosse abitata anche da altre attività che non fossero legate strettamente alle materie. Il gruppo è nato, nella famosa aula 21 del Ballardini, come spazio nostro. È stata l’unica attività del liceo a non avere docenti all’interno: il gruppo è sempre stato in autogestione e credo che questo abbia portato l’esempio di qualcosa di nuovo.

 (Valentina): Io faccio parte di questo gruppo da due anni. Avevo una personale passione per la fotografia e vedere che dentro la mia scuola ci fosse un gruppo che facesse fotografia mi ha subito attratta.

 Si discute molto ultimamente del ruolo dell’arte e del fatto che non sia ritenuta un bene di prima necessità. Cosa ne pensa una studentessa del 2020?

(Valentina) L’arte ora è ritenuta un bene di lusso. È proprio questo il problema. Io credo che l’arte debba essere sensibilizzata e ritenuta un bene di prima necessità. Il rischio è quello di vederla come un bene da consumare, da vendere. Se compro un libro e lo metto in libreria senza leggerlo sto consumando l’arte, ma non la sto vivendo. Faccio credere di essere una persona colta anche se non lo sono. È esattamente come quando vado a vedere una mostra e penso solo a fare foto e postarle sui social per far vedere che vado alle mostre. Soprattutto in pandemia dovremmo rendercene conto: l’uomo non vive da solo, vive con gli altri e l’arte con la sua lentezza ci permette di riflettere sulla realtà. Se vado a una mostra e mi fermo a riflettere, se leggo un libro e lo leggo davvero, mi accorgo di star bene. È un benessere fisico e psicologico. L’arte non è qualcosa che si fa perché è in programma. Non si apprende, si vive. L’arte è essenza.

Voi avete una sede e organizzate gite, progetti, eventi di formazione. È come se foste una scuola dentro la scuola. Cosa può insegnare far parte di un gruppo del genere?

 (Paolo): La cosa più importante è il gruppo. Poi viene la fotografia. Alla base un senso di comunità che è dato dal fatto che non ci sono educatori. C’è un’orizzontalità tra tutti i membri che permette a tutti di dire la propria. Il valore di fondo è l’ascolto, la fotografia è uno strumento di formazione. L’obiettivo è creare belle esperienze, far appassionare le persone, permettere ai ragazzi di trovare la propria strada attraverso il gruppo. Nel gruppo ci sono anche ragazzi che non fanno fotografia, qualcuno si impegna a organizzare le mostre, qualcuno si occupa della grafica. Ognuno mette in campo le sue capacità e questo è molto formativo.

 (Valentina): Il gruppo insegna molto. L’arte si fa in gruppo. Quando io vedo l’arte di un altro in qualche modo metto in discussione la mia e questo mi permette di migliorare. La collettività fa crescere.

Nelle vostre parole si percepisce moltissimo il valore formativo della creatività: quale dovrebbe essere lo spazio dell’arte a scuola?

 (Valentina): Come dicevo prima, gli studenti dovrebbero essere sensibilizzati all’arte. Il fatto che ci siano più proposte di varie attività, poiché di certo l’arte non è una sola, permette di scegliere la propria e questo è fondamentale.  Che queste siano in orario scolastico o extrascolastico è secondario: l’importante è che ci siano.

(Paolo): Anch’io credo sia importante che i ragazzi possano sperimentare attività diverse durante gli anni della scuola per trovare la propria strada. Molti ragazzi hanno capito proprio facendo parte del gruppo cosa fare nella propria vita e questo è molto bello.

Se potessi ricordare questo periodo con uno scatto, cosa sceglieresti?

 (Valentina): Sceglierei uno scatto che ho fatto durante la quarantena. Si intitola Movimento. Penso rappresenti a pieno questo periodo. Il soggetto sfocato è alienato, non capisce più chi è e cosa ci sarà in futuro. La velocità è massima e l’incertezza è costante.

Per la rubrica “Per chi suona la campanella…” a cura di M. Letizia Di Deco

 

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