Crossing Roads: Faenza Art Ceramic Center ospita le opere di Edurne Otaduy e Yulia Repina

«Faenza è unica, qui c’è un fertile terreno di antichità e tradizione, ma allo stesso tempo è presente un rilevante movimento d’arte contemporanea. Tutto questo la rende un luogo speciale, ben rappresentato dal vostro museo delle ceramiche, di cui dovreste essere molto orgogliosi». A dirlo è Edurne Otaduy, una ceramista messicana; lei e Yulia Repina, scultrice di origini russe che vive a Monaco, lunedì 27 settembre alle ore 18 esporranno le loro opere presso la sede dell’associazione Faenza Art Ceramic Center in piazza 2 giugno, 8. In questi giorni stanno terminando il loro periodo di residenza nella città manfreda: entrambe hanno vinto il bando dell’associazione, nata come centro di formazione, che dal 2020 offre ad artisti di tutto il mondo la possibilità di trasferirsi temporaneamente a Faenza per approfondire tecniche e tematiche legate alla ceramica, conoscere un territorio ricco di cultura e presentare i propri lavori all’interno dei palazzi storici della città. Oltre a loro, anche Nathalie Doyen è venuta fin qui dal Belgio per sviluppare un suo progetto.

Crossing Roads: la mostra all’atelier di Faenza Art Ceramic Center

Crossing Roads – questo il titolo della mostra – è un’indagine sull’essere umano che inizia da prospettive opposte. La serie di Yulia rappresenta emozioni e sentimenti, in particolare dubbi e paure. All’interno dello studio in cui ha passato l’ultimo mese, mi descrive due teste caratterizzate da eleganti motivi vegetali che ricordano alcune trame sui tessuti di broccato, a cui si aggiungono dettagli più drammatici sul viso. Il risultato è l’espressione di una complessa carica emotiva. La produzione di Edurne, invece, è più astratta e concentrata sulla relazione tra uomo e natura: «Gioco con le forme, il fatto che da un’unica unità si possano formare degli aggregati è un’allegoria del concetto di esistenza. A volte mi faccio ispirare dagli organismi che cambiano forma: leghiamo molto il tema dell’identità a quello di forma fissa, mentre io provo a investigare l’idea del cambiamento».

Faenza come punto d’incontro per artisti da tutto il mondo

Le residenze d’artista sono uno strumento di cui si sente parlare sempre più spesso, e prima della pandemia Faenza Art Ceramic Center aveva già ospitato sei professionisti. Da una parte, gli artisti sono invitati a proporre un progetto personale da realizzare in un contesto nuovo, con l’obiettivo di condividere spazi e conoscenze; dall’altra, l’ente organizzatore deve attirare in termini di programma, strumentazione disponibile, ambiente e possibilità di crescita professionale e personale. Insomma, la residenza – che richiede un certo impegno economico e temporale per chi vuole partecipare – deve essere giustificabile dalla validità dell’esperienza. Secondo Mirco Denicolò, artista visivo e docente all’ISIA di Faenza, che ha collaborato con le due artiste in veste di tecnico di laboratorio e curatore della mostra, Faenza è particolarmente forte in questo ambito: «Negli ultimi quindici anni Faenza è diventata capace di accogliere. Per esempio, quando c’è Argillà i posti più belli non sono per i faentini, ma per chi viene da fuori; gli artigiani prendono stagisti; siamo in tanti a essere usciti da Faenza, e anche questo dinamismo ci rende attrattivi. È un circolo virtuoso. Inoltre, noi “sappiamo fare”: abbiamo le conoscenze tecnologiche, abbiamo i materiali e li sappiamo lavorare, abbiamo persone che sanno costruire, fare impasti e stampi». Tutto ciò si traduce in contatti, turismo, il nome di Faenza che circola per il mondo e che richiama possibilità di investimento e di crescita per la città. Sempre secondo Denicolò, il successo di Faenza come meta per gli artisti è anche merito del circuito che si è riusciti a creare: “Faenza Art Ceramic Center è parte di un sistema integrato, il “Sistema Faenza”. Noi come associazione abbiamo un dialogo diretto con il Museo Internazionale delle Ceramiche e la città ha cominciato non solo a coinvolgere qui i diversi operatori del settore, ma a far fare le cose ad altre realtà fuori dal contesto faentino».

La mostra rimarrà aperta fino al 1° ottobre, dalle ore 15 alle ore 19. Per info: 3396691143; info@facc-art.it

 

Maria Rivola

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