Con Rosarita Berardi alla (ri)scoperta dei misteri di Faenza

“Un percorso curioso e suggestivo alla scoperta del lato oscuro della città manfreda”. Questo è il cammino che ci invita a percorrere “I misteri di Faenza” l’ultimo libro scritto da Rosarita Berardi che si propone di raccontare le vicende più efferate e misteriose della nostra città, scavando con la magica forza delle parole all’indietro nel tempo.

copertina_misteri_faenzaPubblicato dalla casa editrice Il Ponte Vecchio, il libro verrà presentato venerdì 20 novembre alle ore 21 nella sede del Rione verde (Via Cavour 57). L’evento, curato dalla Bottega Bertaccini, vedrà l’intervento di Luigi Solaroli (consulente di Rosarita per quanto riguarda le fonti storiche) e dell’Autrice stessa a cui abbiamo rivolto alcune domande per cercare di capire come è nato questo libro. Come in ogni mistero che si rispetti, anche in questa intervista il finale è a sorpresa….

Il thriller e il mistero sono la letteratura del nostro tempo. È da questo retroterra che nasce l’idea di un libro che ha per tema i misteri di Faenza?

No, in effetti l’idea per questa collana di libri e per conseguenza anche del mio, è di Marzio Casalini, editore di Cesena (Il Ponte Vecchio). Per me è stato decisiva la considerazione che giovani generazioni di faentini conoscono pochissimo la storia della nostra città… men che meno poi da un punto di vista femminile.

Rosarita Berardi, scrittrice e poetessa. Oltre a numerose pubblicazioni, da diversi anni segue un laboratorio di scrittura creativa, "Inchiostro simpatico", attivo il martedì sera a Faenza.
Rosarita Berardi, scrittrice e poetessa. Oltre a numerose pubblicazioni, da diversi anni segue un laboratorio di scrittura creativa, “Inchiostro simpatico”, attivo il martedì sera a Faenza.

C’è stato un episodio particolare che ha dato il via all’elaborazione del libro? Oppure è un progetto che è nato pian piano nel corso del tempo senza un vero e proprio “prima e un dopo”?

Non tanto un episodio quanto una parola: “mistero”. La nostra non è una città misteriosa. Trovare la giusta chiave di lettura per poter applicare il concetto a Faenza è stato l’input primario. Si veda ad esempio il raggruppamento per argomentazione.

Quanto c’è di non-letterario in queste storie? (Per non letterario intendo ciò che non proviene strettamente dalla letteratura scritta: il “racconto orale”, le tradizioni più o meno consce della nostra città, le immagini….)

Sicuramente le atmosfere che sono quelle dei trebbi di una volta… il profumo della civiltà contadina pagana e religiosa al contempo… il piacere mai appagato del raccontare storie, sovente sospese fra realtà e immaginazione popolare.

15 tessere, 15 storie diverse. Hai utilizzato linguaggi differenti o bene o male la voce dell’”io” è sempre la stessa?

Ho cercato di diversificare cercando di adattare il linguaggio alla molteplicità di argomenti e del periodo storico ma forse non ci sono riuscita sempre.

Tra queste 15 storie ce n’è una a cui sei più legata?

Due in particolare: quella di Pazienza Porcia e quella di Ada Scavini… due storie femminili di indicibile solitudine.

Dato che gestisci un corso di scrittura creativa di cui abbiamo già trattato qui nel nostro sito, per concludere questa intervista ti proponiamo questo gioco. Hai tempo 15 minuti massimo per creare l’incipit di una storia su un mistero a Faenza, ambientato alla Chiesa dei Servi, che abbia per titolo “QUELLA NOTTE HO TROVATO BUONSENSO”……buona scrittura!

QUELLA NOTTE HO TROVATO BUONSENSO

Certo, se Buonsenso non fosse scappato dalla finestra come un proiettile in quella notte novembrina, tutto questo non sarebbe successo! Buonsenso è il mio gatto, rosso e matto come solo sanno esserlo i gatti rossi.
C’era una coltre fina fina di nebbia quella sera e io stavo chiudendo le finestre. Lo squillo del telefono mi ha distratto i cinque secondi necessari al gatto per saltare in strada attraverso l’ultima finestra ancora semi chiusa… e ora, eccomi qui in strada a cercare di acchiappare quella ribelle palla di pelo! Corso Saffi è deserto… la nebbia attutisce il suono dei miei passi. Chiamo il gatto sottovoce. Non è tardissimo – sono le dieci (più o meno) – ma non mi va di disturbare il silenzio che già regna pesante nella via.
Le luci stradali sono ovattate.
All’angolo con Via Manfredi mi par di intravedere una forma flessuosa che con un balzo felino si intrufola nella Chiesa sconsacrata di Santa Maria dei Servi. 

Non ci mancava altro! Stai a vedere che Buonsenso si è andato a nascondere nella chiesa! Fredda, abbandonata e abitata solo da densa oscurità. Bèh, arrangiati, caro gatto! Io torno a casa.
Sto per girarmi e tornare indietro quando…

 

Un pensiero riguardo “Con Rosarita Berardi alla (ri)scoperta dei misteri di Faenza

  • 17 novembre 2015 in 20:12
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    Bravissima verrò alla presentazione del libro
    Ciao

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