Io e i miei alunni, ‘cigni neri’ ai tempi del coronavirus

Mi è capitato, qualche giorno fa, di leggere il messaggio del dott. Versari, direttore generale dell’Usr Emilia-Romagna, che invitava gli studenti a divenire “Cigni neri” ai tempi del Coronavirus. Io, docente in erba, under 30, nella scuola da appena tre anni, faentina d’adozione, ammiro le sue parole appassionate e la sua profonda fiducia verso gli studenti, protagonisti e interpreti del mutamento sociale che stiamo vivendo e della rivoluzione scolastica in atto, nel passaggio dalla didattica vis-à-vis alla didattica a distanza.

Così, ho fatto leggere questo testo a tutti i miei 69 alunni della scuola secondaria di secondo grado di Lugo presso cui insegno Italiano e Storia e ho proposto loro di elaborare un tema in cui ognuno avrebbe raccontato la propria esperienza di “cigno nero” a partire da quel sabato 22 febbraio, ultimo giorno di scuola, in cui ci siamo dati appuntamento ad un lunedì denso di impegni e verifiche, ignari che quel lunedì non sarebbe mai arrivato. Anzi, sarebbe arrivato, ma diverso da come lo avevamo programmato, prepotente nel cambiare le nostre abitudini e indurci a reinventarci, a riadattarci. Oggi è passato più di un mese dalla chiusura delle scuola, dal nostro stare protetti nelle mura domestiche, distanti da tutti, ma mai soli. Vediamo dagli schermi un mondo che cambia, che soffre, che lotta, ma la scuola non rinuncia a se stessa e alle sue abitudini.

Chiusa la scuola, come tutti i docenti italiani, ho costruito anche io una classe virtuale. Classroom, Meet, Youtube, Spark e mail infinite. Adesso la mia vita è più impegnata di prima e il mio rapporto con gli studenti non conosce limiti di orario scolastico. Da quando vivo a Faenza, senza la mia famiglia lontana centinaia di chilometri, tutti gli alunni che ho incontrato nel mio percorso hanno conquistato una parte di me e dei miei ricordi. Non mi sono mai sentita sola, qui ho trovato nella scuola la famiglia più grande che ci sia. Ho dedicato il tempo migliore di questo periodo alla lettura dei temi dei miei alunni e scorrendo fra i loro elaborati mi sono soffermata su quello di Silvia che ha espresso, con la sensibilità di un’adolescente, paure e speranze che tutti noi viviamo, indipendentemente dalle nostre età. Sono felice di poter condividere il tema della mia alunna Silvia con chiunque si soffermerà a leggere questa pagina, ringraziando Buon Senso Faenza per aver accolto la mia proposta di pubblicazione.
Siamo tutti “cigni neri” della nostra realtà.

Maria Grazia Maggio

Il tema di una studentessa delle superiori: la vita al tempo del Covid 19

In un solo istante è cambiato tutto. Non me l’aspettavo, stavo ripassando per le verifiche, erano tante, forse era la settimana più pesante dell’anno, ma sapevo che una volta passata, tutto sarebbe stato più facile.
Ero stanca, nervosa, preoccupata, ma avevo tanta energia. Trovavo il tempo per uscire con gli amici. Pensavo che fra un po’ sarebbe arrivato il caldo e le belle giornate, quindi mi facevo forza. D’un tratto però, il tempo si è fermato e sono rimasta come sospesa. All’inizio, ad ogni colpo di tosse o starnuto pensavo di avere il virus. Ho provato paura, mi sono chiesta: “E adesso, che succederà?”

Ogni tanto provo a cercare lo sguardo di mia mamma, ma non lo trovo. Lei è preoccupata per tutti i miei fratelli che sono bloccati in altre città e non vede da settimane. L’unica cosa che mi dice è di non preoccuparmi, di fare i compiti che adesso non ha tempo. Dice anche che sono piccola e non posso capire. Eh no, non è vero, io ho capito tutto!! Ho pensato di essere sola, ho cercato i miei amici sul cellulare, ma mi sentivo vuota, anzi inutile. Mi sono resa conto che non potevo fare niente, ma solo aspettare.
Quando ascolto il telegiornale mi sento fortunata, però poi mi sento in colpa di quella sensazione. Ho capito che il mio atto eroico è restare in casa e non uscire, non dobbiamo contestare, ma collaborare. Solo così possiamo aiutare a risolvere il problema, ubbidendo. Ora ogni priorità è diversa, c’è troppo tempo per pensare. Prima pensavo già alle ferie, al mare, ma ora vedo solo buio.
Ho cercato di mantenere i soliti orari, mi alzo, mi preparo e poi mi ricordo che devo rimanere chiusa in casa. Qui fuori passano spesso i carabinieri, quindi se me lo dimenticassi, me lo ricorderebbero loro. Questo un po’ mi deprime, ma lo dobbiamo fare anche per gli altri. Questo virus possono prenderlo tutti, ed è molto contagioso. Allora cerco delle motivazioni per arrivare a sera senza impazzire. Controllo la classroom, faccio i compiti, assisto alle videolezioni. Per un po’ me la passo così, sommersa dai libri, a volte mi dimentico addirittura di essere a casa. Sto imparando ad utilizzare tutto il tempo per evitare di pensare. Poi, d’un tratto, ascolto un tg e capisco che niente sarà più come prima, tutti dicono che ne usciremo più forti. È un momento terribile. Mi mancano tanto quei gesti importanti, come un abbraccio con la mia migliore amica, mi mancano le litigate tra mia madre e mia sorella, o le invasioni degli amici dei miei fratelli, insomma mi manca il caos.
Comunque obbedisco alle regole, mi lavo le mani, mi disinfetto spesso, sto a chilometri dal resto del mondo anche perché abito lontano e aspetto isolata il mio destino. Qui, il dramma massimo è quando manca il Wi-Fi, cioè spesso, è il momento in cui ti lasci prendere totalmente dallo sconforto perché è l’unico modo per tenere contatti col mondo esterno.
Questo maledetto virus sta uccidendo tante persone, per me è fuori controllo, ma se non reagiamo, se non lottiamo, è ancora più dura. Se non lotti hai già perso.

In realtà, io sono triste e preoccupata, non sono mai stata coraggiosa, ma chissà perché, adesso non ho più paura. All’inizio sì, pensavo che saremmo morti tutti, non capivo bene perché la mia famiglia non era più unita. Ora, con calma, sto capendo. Ho capito che questo virus sta cambiando tutto il mondo. Forse è la natura che si è stufata dei nostri comportamenti e ha fatto questo per fermarci. Sto capendo che niente sarà più come prima. Non so neanche se finiremo la scuola. A volte penso che tutto quello che ho fatto prima sia stato inutile, perché quando sei costretta a fermarti così, senza sapere come andrà a finire, conta solo il presente ed il futuro. Dobbiamo sperare che tutto si risolva, ed avere tanta pazienza, ci vorrà tantissimo tempo per battere questo virus.

All’inizio alcuni ragazzi hanno vissuto questo periodo con gioia, come se fosse una vacanza dalla scuola. Uscivano sempre, pensavano solo a divertirsi. Molti non ascoltavano il decreto e si ribellavano. Ma quando il decreto ha veramente bloccato tutto, e ci ha chiuso in casa, le cose sono cambiate. Credo che ora noi giovani abbiamo capito quanto sia importante collaborare, metterci d’impegno per aiutare il nostro paese, ma anche la scuola, studiare insieme sui banchi, scambiare quattro chiacchiere nell’intervallo, avere un professore che se non capisci ti spiega. A casa siamo un po’ nel baratro. Vogliamo vivere, tornare a correre, giocare e divertirci. Abbiamo però capito che, se la cura è il non potere uscire, lo dobbiamo fare, perché l’Italia adesso è molto malata, è da proteggere. Anzi, il mondo intero ha bisogno di aiuto. Mi sono resa conto che la Terra è solo un enorme paese e che forse l’abbiamo trascurato. Forse il mondo vuole solo farci vedere cosa siamo diventati, davamo per scontato tutto, non ci salutavamo neanche più per strada, eravamo sempre di corsa, ecc.
Una cosa positiva di questa situazione è che ora i popoli sembrano più uniti, si sentono più vicini. Soffriamo delle stesse cose e quindi ci capiamo. Abbiamo le stesse paure. L’istinto ora sarebbe quello di uscire ed andare ad aiutare qualcuno, ma ti senti impotente perché non puoi.

Ora dobbiamo solo aspettare, farò quello che per ora posso fare, cioè studiare e cercare di non dare problemi alla mia famiglia. È difficile, a volte ho dei dubbi, vorrei sapere di più. Quando finirà? Troveranno una cura? Ma a chi chiedo, non si può. Sono insicura su tante cose, ma cerco di adattarmi. Io poi non devo lamentarmi, là fuori, nelle città c’è gente che urla, piange ed è disperata perché ha perso qualche caro. Quando tutto finirà, dovremo rimboccarci le maniche, guardare negli occhi le persone e chiedere se hanno bisogno. Questo virus ci sta semplicemente ricordando che noi non siamo i padroni della terra. È dura, ma ho fiducia, e ce la faremo!

Silvia C.

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