Charity Dinner Ior: raccolti quasi 5mila euro per l’Oncologia di Faenza

Venerdì 30 novembre, alle ore 20, presso Casa Spadoni di via Granarolo 99, si è svolta la seconda edizione del Charity Dinner Ior della sede di Faenza: un evento che nasce per aggregare le istituzioni, il mondo del volontariato, i medici e ricercatori del nostro territorio, nonché le aziende partner che da anni sostengono la lotta contro il cancro. La serata ha confermato le buone sensazioni del debutto: sono state circa 65 le persone intervenute, per un incasso che ha sfiorato i 5mila euro. Il ricavato andrà interamente devoluto ai progetti che l’Istituto Oncologico Romagnolo porta avanti in collaborazione con lo staff dell’Ospedale degli Infermi: progetti esposti nel corso della serata dal dott. Giampaolo Ugolini, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia, e il dott. Stefano Tamberi, direttore del Reparto di Oncologia.

“L’anziano non deve essere un paziente di serie B”

«Abbiamo condiviso con lo Ior un progetto pilota che prevede la presenza di una geriatra, la dott.ssa Anna Garutti, con elevate competenze in ambito oncologico – ha spiegato il dott. Tamberi – di modo da valutare in maniera costante e appropriata quale sia l’approccio terapeutico migliore, tenendo in considerazione non solo la neoplasia che presenta la persona anziana che si rivolge a noi, ma anche la sua funzionalità, le altre patologie di cui soffre, le sue passioni, la situazione famigliare e molti altri aspetti. Questa figura professionale permetterà di avere per ciascun paziente una valutazione di secondo livello, attraverso screening e test appropriati, che misurino con criteri oggettivi i suoi bisogni e le sue caratteristiche, di modo da preservarne il più possibile la qualità di vita. Una delle domande più frequenti che ci vengono rivolte dai famigliari della persona anziana è se valga la pena tentare terapie che presentano effetti collaterali di un certo tipo: ebbene, per dare una risposta a questi dubbi dobbiamo disporre di test che certifichino il rapporto tra costi e benefici di un determinato trattamento. Una cosa è comunque certa: l’anziano non dev’essere considerato un paziente “di serie B” solo a causa dell’età anagrafica, che soprattutto in Romagna non corrisponde quasi mai all’età biologica. La figura della geriatra ci darà anche una grande spinta dal punto di vista della ricerca, per portare avanti degli studi prospettici che coinvolgano non solo Ior e Irst, ma anche vari altri centri nazionali ed internazionali.»

Al termine della serata tutti i presenti si sono prestati alle foto coi baffi del Movemberromagnolo, campagna di sensibilizzazione riguardante l’importanza della prevenzione nei tumori maschili. «Mentre le donne sono più avvezze a comportamenti che prevedano un’autodiagnosi per attivarsi nelle sedi competenti e poter affrontare una possibile problematica di salute nella maniera più tempestiva possibile – ha spiegato Fabrizio Miserocchi, direttore generale Ior – gli uomini sono molto più reticenti, quasi come se il cancro per loro fosse ancora una sorta di tabù. Per questo motivo, assieme al dott. Ugo De Giorgi, responsabile del Reparto di Uro-Ginecologia dell’Irst Irccs, sosteniamo una serie di iniziative volte proprio a spezzare questo atteggiamento, perché come sappiamo la prevenzione salva davvero delle vite. Una di queste attività è proprio il Movemberromagnolo: una campagna social che presuppone un selfie coi baffi accompagnato da un messaggio di sollecitazione per tutti gli uomini a rimanere in salute. È bello che anche autorità e membri di spicco del tessuto sociale e imprenditoriale faentino si siano prestati a quello che è sì un momento di gioco, ma anche qualcosa di fondamentale per diffondere la cultura della prevenzione.»

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