Bella ciao è una canzone di sinistra?

Alla fine la vicenda “Bella ciao”, protagonista la scuola media Bendandi di Faenza, è venuta alla ribalta nazionale, complici i principali media della penisola. Per andare oltre alla sola divulgazione della notizia, è necessario fare un primo punto sul casus belli del fatto: Bella ciao è una canzone di propaganda politica della sinistra? È stata inventata dai partigiani?

Bella ciao: un canto senza un’origine chiara

Le storie tramandate sull’origine di Bella ciao sono molteplici, ciò che è sicuro è che la melodia sia stata ispirata da un brano del 1919 composto dal fisarmonicista tzigano Mishka Ziganoff, dal titolo “Klezmer-Yiddish swing music”. La sua notorietà nazionale è invece data dalla presentazione della canzone al Festival di Spoleto del 1963 cantata da Giovanna Daffini, ma con un testo diverso da quello che conosciamo: sulle mondine e la vita nella risaia . Le due versioni – mondina e partigiana – aprirono e chiusero il festival.

Rispetto al fatto che fosse un canto dei partigiani anche la situazione è controversa: alcuni storici affermano che, dalle parole degli stessi partigiani dell’epoca, Bella ciao non sia mai stata cantata dai partigiani durante la resistenza e la liberazione dal nazifascismo, ma abbia origine nel primissimo dopoguerra. A conferma di questa affermazione, viene riportata l’assenza del testo nelle raccolte degli inni partigiani del dopoguerra (Canta Partigiano edito Panfilo e anche altri) o negli stessi fogli che circolavano fra le brigate per scambiarsi gli inni: nessuna traccia. E’ il 1953 l’anno in cui si trova una prova formale della diffusione di questo canto, direttamente da un articolo su L’Unità.

 

Di diversa opinione lo storico Giacomini, che nel 2021 ha affermato di aver ritrovato la prova dell’esistenza del canto in una lettera, datata 1946, e inviata dalla prigioniera Lydia Stocks ad Amato Vittorio Tiraboschi, ex comandante della brigata Garibaldi Marche. Giacomini, che ha pubblicato un testo su questa ricerca, invoca l’appartenenza della canzone alla resistenza marchigiana, meno conosciuta a livello nazionale, motivo per cui fino ad ora non è emersa questa paternità.

Percezione e realtà: Bella ciao non è di destra o di sinistra, ma solo antifascista

Da allora, Bella ciao è stata utilizzata ogni qual volta che fosse necessario richiamare il tema della resistenza e la voglia di libertà. Il motivetto, così orecchiabile e incalzante, ha giocato un forte ruolo nel rendere questo brano così popolare, in Italia e all’estero, dando corpo all’erronea tradizione che fosse l’inno di tutti i partigiani d’Italia. Diversamente da come si pensa, la realtà conferma che Bella ciao è, quindi, tanto degli elettori di sinistra che di quelli di destra. Il fatto che – dall’immediato dopoguerra in avanti – il brano sia stato maggiormente utilizzato e a volte strumentalizzato da parte della sinistra è altrettanto vero, promuovendo un’errata percezione sull’appartenenza del canto.

Dire che Bella ciao è un canto solo della sinistra è tanto sbagliato quanto dire che il 25 aprile è la festa solo di una parte della popolazione: siamo tutti stati liberati dal nazifascismo, anche quegli italiani che durante la lotta di Liberazione si trovavano a combattere dalla parte che oggi riconosciamo come sbagliata. Bella ciao, di per sé, ha una sola matrice politica: l’antifascismo, e l’antifascismo oggi, in Italia, dovrebbe essere -per senso storico, ma anche per legge- comune ad ogni forza politica. La scuola italiana, rispondendo alla stessa costituzione, è antifascista. E’ quindi inopportuno imparare questo canto in occasione del 25 aprile?

 

Francesco Ghini

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