Bella ciao e scuola media di Faenza, la dirigente scolastica “La libertà di insegnamento è un valore da tutelare”

Perché invece di buttare la questione della canzone Bella ciao sui media locali non ci si è confrontati con la scuola, la dirigente, gli insegnanti? Perché si parla tanto dell’importanza della scuola ma, nei fatti, questa viene continuamente deligittimata? Sono queste alcune delle domande che pone al dibattito pubblico la dirigente dell’I.c. San Rocco, Marisa Tronconi, sull’episodio della canzone Bella ciao fatta imparare da un’insegnante della scuola media ai propri alunni. “Indubbiamente questi anni pandemici sono stati difficili e hanno irrigidito i comportamenti sociali; li hanno resi, a volte, furiosi e intolleranti, anche nei confronti della scuola – spiega la dirigente – che è un organismo complesso, delicato, a cui si deve riguardo, pazienza, nella tessitura costante delle relazioni. Ora il gesto di fotografare la pagina di un diario e di spedirla a un politico perché quella Scuola sia stigmatizzata con scandalo pubblico: si fa politica di fronte a bambini di 12 anni, non si dà il compito di grammatica e altre considerazioni, è un metodo troppo semplificante, plateale e non riguardoso”.

“La professoressa di musica ha dato per compito lo studio a memoria delle parole di “Bella Ciao” – prosegue -possiamo dire che ha usato un metodo “antico” , imparare a memoria e uno contemporaneo, “costruire un video”. L’insegnante ha proposto una canzone che rappresenta universalmente il desiderio di libertà e, storicamente, un percorso antifascista. Non credo che questo sia un gesto politico, perlomeno non nel senso “partitico” del termine. È grave l’intrusione di politici sulle scelte della scuola. Questa decisione può non essere piaciuta ad una famiglia, a un genitore e allora si discute, si scrive alla professoressa chiedendo spiegazioni, in uno scambio viso a viso all’interno del patto educativo”.

“L’esperienza scolastica è un momento cruciale per la vita di bambini e giovani che si approcciano alle relazioni, al confronto con i pari, all’individuazione e strutturazione della propria personalità, nella creazione di un loro spazio sociale diverso dalla famiglia. La scuola, in un certo senso, ha bisogno di “separatezza”, di “appartatezza”, perché lì si deve crescere con serenità. Le cose semplici non sono mai facili, sono faticose e complesse, l’apertura mentale, lo spirito critico vanno sostenuti come obiettivi importanti. La scelta della docente è pienamente legittima, inserita in un percorso storico, il 25 Aprile, che è una data di cui tutti i cittadini dovrebbero conoscere il significato.  Si deve studiare con passione l’Inno d’Italia, Va’ pensiero, il Risorgimento, la Resistenza, tutto ciò che forma la coscienza storica dei cittadini e si deve conoscere la Costituzione e le Istituzioni della nostra Repubblica e dell’Europa.

“Inoltre si deve stare vicino ai giovani, agli adolescenti – conclude – che, in questi anni, hanno visto aumentare alcune fragilità, incertezze, pensieri difficili. Tutto ciò va fatto insieme, scuola e famiglia, con funzioni diverse, con interscambio e con reciproche autonomie. La libertà di insegnamento è un valore fondante, di garanzia e responsabilità pubblica”.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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