Arteterapia. Anna Maria Taroni ci racconta il progetto in partenza al Museo Carlo Zauli

Un percorso alla scoperta di sé stessi, attraverso lo strumento dell’arte. Sabato 10 marzo 2018 alle ore 17.00, il Museo Carlo Zauli presenterà a cittadinanza, terapeuti e professionisti del settore socio-sanitario, il nuovo Dipartimento Arteterapia. Il progetto nasce da un’intuizione di Laura Zauli, figlia dello scultore Carlo Zauli ed è coordinato da Anna Maria Taroni, arteterapeuta faentina, che ha riunito negli spazi che furono del noto artista, una serie di professionisti da tutta Italia, che si occupano a vario titolo della cura della persona. Cosa succede durante un corso di arteterapia? A chi è rivolto? Ne abbiamo parlato con Anna Maria Taroni, designer e arteterapeuta.

 

Quando ti sei avvicinante all’arteterapia?

Mi sono diplomata alla Scuola di arteterapia “La Cittadella di Assisi” alla fine del 2016. Dopo un corso di formazione di tre
anni e vari tirocini a Bologna e Fano, ho intrapreso la professione di arteterapeuta riuscendo poi a portarla anche nella mia città, Faenza. Collaboro con studi privati a Bologna, Faenza e Ravenna, con varie enti e associazioni composti da psicoterapeuti e psicanalisti, all’interno dei quali pratico l’arteterapia.

 

Come racconteresti l’arteterapia a chi non ne ha mai sentito parlare?

arteterapia

Arteterapia è l’incontro fra due mondi, quello dell’arte e quello della psicanalisi, ed è la possibilità di mettersi in viaggio attraverso il mezzo simbolico dell’arte e la guida del terapeuta. In modo ancora più semplice, l’arteterapia utilizza dei materiali che diventano la voce narrante della storia della persona che hai davanti e che servono per costruire i ricordi e dare forma alle emozioni. L’arteterapeuta offre i materiali affinché la persona possa raccontare la sua storia per poi cambiarla, trasformarla.

 

 

Come funziona un incontro di arteterapia?

Gli incontri possono essere sia individuali che di gruppo e funzionano in modo diverso. In quello individuale, la persona inizia a raccontare la sua storia per una quindicina di minuti, poi il terapeuta interrompe il discorso del paziente e dà la possibilità di trasformare sensazioni ed emozioni attraverso le immagini durante mezz’ora di laboratorio con materiale artistico. Le immagini diventano così voci narranti e nell’ultimo quarto d’ora il paziente può mettere in parola tutto quello che ha creato e quindi riconoscere e scoprire aspetti di lui.

 

E’ necessario avere particolari doti artistiche per intraprendere questo percorso?

L’arteterapia non è un percorso aperto solo a chi sa disegnare, tutt’altro. In arteterapia vengono utilizzati tutta una serie di facilitatori in modo che ogni persona possa costruire le proprie immagini e tante volte è proprio chi sa disegnare a rimanere imbrigliato nelle conoscenze che già possiede. Non vogliamo l’immagine bella ma un’immagine che comunichi, da portare poi nel simbolico. Il percorso arteterapico prevede una serie di tecniche proposte che variano da persona a persona, perché l’obiettivo è quello di dare la possibilità di fare a tutti. L’arterapeuta, al contrario, deve possedere la conoscenza artistica e sapersi muovere sia in ambito artistico che psicologico perché lavoriamo con la psiche della persona.

 

Non è un corso di disegno ma un’attività dove si può buttare fuori quello che si ha dentro, senza giudizio

 

 

Anna Maria Taroni
Anna Maria Taroni

Sabato verrà presentato al pubblico il nuovo Dipartimento del Museo Carlo Zauli, unitamente ai vari percorsi. Da chi è composta l’equipe di lavoro? 

Nell’incontro di sabato aperto al pubblico, ci sarà una breve introduzione al progetto e presenteremo i laboratori. In programma ci sono quattro workshop: due di arteterapia, uno coordinato da una psicologa e una pedagogista e uno coordinato da un’artista. Questo per far capire tutte le varie sfaccettature del progetto. Abbiamo un’equipe multidisciplinare che viene da tutta Italia e che comprende psicologi, un avvocato, artisti, pedagogisti e arteterapeuti. Solo in seguito al colloquio con la persona e a seconda della sua domanda, possiamo capire il percorso più idoneo da intraprendere. La persona può essere così avvicinata alla figura che meglio si adatta alle sue esigenze: ad esempio il legale che sa diritto ed è esperto del campo delle fragilità delle persone o il sostegno di un pedagogista.

 

Un percorso di arteterapia all’interno di un museo non è una scelta casuale. Verranno utilizzate anche le opere di Zauli nel percorso?

Generalmente i corsi di arteterapia vengono realizzati in studi privati o all’interno di strutture. Abbiamo pensato al Museo Carlo Zauli come luogo privilegiato all’interno cui tenere questi incontri, scegliendo di creare un polo di eccellenza con persone qualificate e autorizzate a fare quello che fanno. Anche le opere di Zauli verranno utilizzate anche nei vari laboratori: questa è una delle prime esperienze nazionali in cui un museo decide di aprire una sezione dedicata all’arteterapia, scelta che nasce dalla consapevolezza dell’arte che dà la possibilità di curare, che cura. Si lavorerà anche nello studio di Carlo Zauli, per cui si entrerà in un tempio magico dove c’è già arte e cultura e abbiamo visto che l’ambiente facilita e accelera moltissimo il percorso di arteterapia. Si tratta di un percorso per tutti, rivolto a bambini, adolescenti, ragazzi, adulti e anche agli anziani, che vuole essere un’opportunità per il territorio aperto a tutte le persone.

 

Il museo ha quella marcia in più, è un luogo dove non si punta il dito contro, dentro al museo non sei malato

 

Come nasce questa collaborazione il Museo Carlo Zauli?

Arteterapia e argilla

Possiamo dire che si tratti di una collaborazione di vecchia data. Vivo gli ambienti del museo dal 2008, dove sono stata chiamata per coordinare la didattica e i laboratori per i bambini. Durante il mio percorso ho potuto constatare che lavorare con l’arte conduceva dei cambiamenti nelle persone. Per cui ho iniziato a cercare un corso che mi facesse chiudere il cerchio e ho trovato la scuola triennale di specializzazione in arteterapia. Ho parlato con Matteo (Zauli, direttore del Museo, ndr) e l’ho informato che mi sarei allontana per un po’ per riprendere a studiare. Ricordo molto bene le sue parole. Mi disse: “ti aspetto”. Finita la scuola di arteterapia ho capito che era arrivato il momento di portare qualcosa a Faenza e così è stato. E’ stata una scelta condivisa col Museo, in cui crediamo tutti moltissimo.

 

Perché intraprende un percorso di arteterapia?

Di solito tutte le parole affiancate da “terapia” fanno molta paura. In realtà l’arteterapia è sostegno alla persona, è un’opportunità per conoscersi meglio e capire cosa si vuole per la propria vita. La possibilità di esplorarsi per stare meglio. Perché conoscendosi e sapendo la direzione che si vuole intraprendere, possiamo incanalare la nostra vita rendendola molto più soddisfacente. Questo lo abbiamo voluto raccontare anche nella scelta del titolo che evidenzia come l’atto creativo dia la possibilità per ripartire. Tendere la mano per ripartire col piede giusto. C’è una passione travolgente di tutte le persone che sono state chiamate a lavorare a questo progetto e speriamo di riuscire a trasmettere questa passione a chi verrà a scoprire il dipartimento questo sabato.

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