Alberto Grilli racconta il progetto MigrArti del Teatro due Mondi

Il Teatro due Mondi di Faenza, capofila del progetto, assieme a Laboratorio 53 Onlus (Roma) e l’associazione Farsi Prossimo (Faenza), ha vinto il bando MigrArti – Mibact 2018, con “La Tempesta”, racconto a più voci sulle migrazioni fra teatro, danza, musica e poesia. Il progetto promuove la creazione di uno spettacolo multidisciplinare che coinvolge giovani immigrati residenti in Italia – in parte giovani di seconda generazione – che attraverso un percorso di laboratorio artistico, affiancati da attori, danzatori e artisti professionisti, daranno vita a una azione teatrale ispirata a La Tempesta di Shakespeare. Si lavorerà così attorno al tema del viaggio e del naufragio, un sintetico racconto sulla realtà della migrazione, l’incontro di culture, la convivenza.

Il progetto del Teatro due Mondi in collaborazione con Laboratorio 53 di Roma e Farsi Prossimo

Lo spettacolo, che si terrà a fine giugno a Faenza (probabilmente al Mic) e ai primi di luglio a Roma, sarà il risultato del laboratorio di teatro partecipato (l’esperienza di “Senza Confini” è nata nel 2011) condotto a Faenza ogni giovedì da Alberto Grilli – regista del Teatro Due Mondi – e del laboratorio condotto a Roma da Fernando Battista, coreografo, danzamovimentoterapeuta e parte di Laboratorio 53 (Onlus che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo, all’interno del quale cura il progetto Anime migranti, laboratorio tra persone migranti ed adolescenti/studenti) e conduttore di gruppi di danzamovimentoterapia partecipata a Roma. Ai due percorsi partecipano giovani e meno giovani, attori e non-attori, persone senza precedenti esperienze artistiche riunite in gruppi eterogenei (distinti per diverse appartenenze sociali, etniche, linguistiche, generazionali).

Intervista ad Alberto Grilli del Teatro due Mondi

Alberto Grilli, direttore artistico del Teatro due Mondi.

«Essere stati selezionati per il bando MigrArti è per noi è un riconoscimento significativo al lavoro fatto all’interno della nostra comunità e in progetti nazionali ed europei sul tema dell’accoglienza e dell’inclusione – spiega Alberto Grilli regista e direttore artistico del Teatro Due Mondi – In questi anni abbiamo incontrato i profughi e i richiedenti asilo che vivono nel nostro territorio grazie ai numerosi progetti; ogni volta viviamo una forte esperienza di scambio tra l’Europa e il mondo. La Tempesta è l’occasione per mettere a frutto il lavoro laboratoriale che come Teatro Due Mondi pratichiamo insieme al numeroso gruppo, composto da italiani e rifugiati, che con noi crea uno spazio settimanale di condivisione e incontro».

Come mai nel progetto MigrArti si è deciso di puntare sul testo della Tempesta di Shakespeare?

È un titolo che per me riassume bene quello che noi stiamo vivendo in questi anni. Quella della riscrittura dei testi classici è una pratica che svolgiamo abitualmente nei nostri laboratori, riscrivendoli in chiave contemporanea vediamo cosa possono raccontarci ancora oggi. Nella Tempesta abbiamo una nave, un naufragio, un approdo e degli incontri successivi a questo approdo. Si tratta di elementi che permettono di stabilire forti connessioni con le esperienze dei migranti. Inoltre la Tempesta è un testo in inglese, dunque internazionale di per sé, ma ha anche ottime traduzioni in francese e italiano che permettono di manette intatta la bellezza delle parole di Shakespeare.

La Tempesta verrà realizzata sulla base di quanto già avviene in Senza Confini. Quali sono le specificità del vostro laboratorio?

Il laboratorio Senza Confini punta a far incontrare tra loro italiani e migranti, in particolare richiedenti asilo. Non si tratta tecnicamente di un lavoro teatrale in senso stretto, ma di una proposta di un incontro in cui il teatro rappresenta lo strumento per la conoscenza reciproca tra un gruppo di persone. Al tempo stesso, lo spettacolo di fronte a un pubblico esterno rappresenta il momento di incontro tra questo gruppo e tutta la cittadinanza.

Perché utilizzare il teatro come mezzo per favorire questo incontro?

Il teatro è un’arte di relazione di per sé, soprattutto attraverso il linguaggio corpo. Si superano così le barriere linguistiche o culturali, e permette di conoscere l’umanità più vera dell’altro. Attraverso alcune azioni, durante il laboratorio i partecipanti fanno cose assieme, e ragionano in uno spazio condiviso su quelli che sono alcuni valori sociali come l’uguaglianza, la libertà, i diritti; alcuni dei quali non scontati in certe culture. Non bisogna essere attori professionisti per partecipare, anzi, tutti coloro che partecipano, se lo sono, devono dimenticarsi di essere attori.

Il laboratorio è giunto ormai alla 6^ edizione. C’è qualcosa che stupisce ancora Alberto Grilli?

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Un gruppo di partecipanti al laboratorio Senza Confini.

Nel corso del laboratorio ogni tanto faccio delle richieste particolari al gruppo: chiedo se c’è un volontario per svolgere un’azione particolare. Ogni tanto succede che a questa richiesta si alzi qualcuno dei partecipanti che non ti aspetti, magari quello che è stato sempre in disparte… Ecco, quando succede questo si fa subito un gran silenzio nel gruppo e si crea un’atmosfera magica: tutti rimangono a guardare perché, aldilà di quello che si andrà concretamente a fare, sta succedendo qualcosa di importante.

Un altro esempio che mi piace fare è avvenuto l’anno scorso. C’era una ragazzina di circa una decina di anni che partecipava il corso (Senza Confini non ha limiti di età) che aveva il compito di fare una semplice azione: prendere per mano altre persone, trascinarle e fare una fila. Tutti vedevano in apparenza un semplice bambino che prendeva per mano un adulto…  ma in realtà dietro si vedeva molto altro ed è stato un momento entrato nella memoria di tutto il gruppo. Il teatro funziona così: quando funziona tu vedi dietro un’azione, anche banale, molto altro e si crea una speciale corrispondenza di sentimenti.

Cosa dicono i migranti al termine di una serata del laboratorio?

All’inizio sono spaesati, non capiscono il motivo di fare queste attività teatrali apparentemente ‘inutili’, senza un immediato riscontro. Alla fine di una giornata di laboratorio, in tanti dicono che hanno fatto una cosa che non avevano mai fatto: un gesto, un’azione, una situazione in cui si sono esposti agli altri. Si tratta di gesti apparentemente inutili ma che rimangono impressi nel loro cuore e che dà una forte gioia interiore. Qualcuno dei migranti mi ha detto di aver capito che di avere dei diritti e che deve difenderli. Ma questi laboratori servono soprattutto anche a noi faentini per conoscere culture diverse e metterci sempre in gioco nel confronto con l’altro.

 

Della rete faentina del progetto fanno parte l’Asp – Azienda di Servizi alla Persona della Romagna Faentina e il Comune di Faenza-Assessorato ai Servizi Sociali per le relazioni con le comunità straniere e il supporto nella divulgazione; il Mic-Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza per l’ospitalità dello spettacolo a Faenza; la Coop. Zerocento Faenza per l’assistenza nelle relazioni con i rifugiati partecipanti a cui si aggiungerà l’Associazione Senegalesi Insieme che promuoverà incontri interculturali nelle scuole. Open Group Coop. Sociale, impresa sociale che opera in ambito sociale ed educativo e collabora con l’Arena del Sole di Bologna, darà il proprio supporto per l’organizzazione della replica bolognese.

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