TERZ – Economia “Take-away”

ECONOMIA “TAKE-AWAY”

Si lavora continuamente. Si risponde a telefonate in bagno, si controllano documenti mentre si cena con la famiglia e gruppi di persone in giacca e cravatta, i protagonisti di oggi, organizzano meeting lavorativi sul treno AV, in carrozza 8, tratta Bologna-Milano.

Il tema? L’economia.

Si discute di contributi, ritenute non pagate, moduli non consegnati, orari precisi di consegna e scadenze inderogabili. La peggior crisi economica del nostro tempo si affronta tra i posti numero 14 e 15 alla velocità di 300 km/h.

Un tavolino, un PC e qualche telefonata all’ufficio.

Non sono un economista, per cui la comprensione è limitata. Mi chiedo se non sia un problema.

Forse questo è il primo vero dubbio. Forse abbiamo delegato troppo la gestione della crisi a una classe lavorativa che ci si nasconde dietro la parola spread e deficit. Mi chiedo il perché. Mi chiedo se siano i cittadini che devono andare incontro alla finanza o se siano gli economisti e affini a dover confrontarsi maggiormente con la vita concreta degli italiani.

Di certo il mio sentimento nei confronti della discussione può essere solo uno: disagio. Perché non comprendo niente? Questa sensazione non mi fa sentire sereno. Siamo in un periodo storico in cui le famiglie faticano causa lo stress degli adulti che impatta brutalmente sugli umori e sui rapporti inter familiari, la disoccupazione giovanile è ai massimi storici e allora mi chiedo se quello che sto ascoltando è parte di un processo per migliorare le cose o meno.

Silenzio.

Penso a un padre che torna a casa con la non certezza del suo attuale impiego senza potersi spiegare nulla di più. Penso a una giovane sposa che non può avere figli per il rischio, ahimè sempre più costante, di ritorsione nei suoi confronti da parte del datore di lavoro. Dove s’incontrano i tecnicismi che sento in carrozza 8 con la vita delle persone?

L’economia deve entrare più chiaramente nella vita quotidiana nel nostro paese, ma non passando per nozioni classiste. Aldilà dei termini deve esserci la persona e non numeri o percentuali. Ovvio, nel grande gioco della finanza non possiamo fare a meno dei direttori di gara, ma le regole devono essere spiegate a tutti. Al contrario? Scendiamo in campo con una squadra di arbitri ed io arrivo a destinazione col mal di testa.

(Foto-Matteo Battaglia)

3 pensieri riguardo “TERZ – Economia “Take-away”

  • 20 febbraio 2015 in 11:04
    Permalink

    Mi chiedo se in una situazione rosea, senza alcun problema, di crescita e sicurezza, si fosse sentita la necessità di scrivere questo articolo ed esternare certi disagi.
    L’impressione è che quando tutto va bene non ci si preoccupi di come le cose vengono gestite, forse perché si ha fiducia in chi sta facendo un buon lavoro.
    Ogni campo ha i suoi tecnicismi e io mi impegno per imparare quelli che più mi servono per portare avanti il mio lavoro. Non che si debba delegare tutto quanto, ma altrimenti cosa ci stanno a fare corsi di laurea in economia, legge, medicina…
    Per quanto riguarda la giovane sposa o scende in campo pure lei e sforna sto bambino, oppure continuiamo a permettere a chi ha il coltello dalla parte del manico di stringerlo sempre più forte.
    Ritorsioni?
    Siamo ancora in uno stato fascista?

    Risposta
  • 21 febbraio 2015 in 9:34
    Permalink

    Grazie Pasquale per il tuo commento!!! Siamo innanzitutto felici che questo articolo ti abbia fatto pensare. Per entrare nel merito, come dici, il benessere è spesso accoppiato al farsi domande, ma ciò non rende illecito farsele nel momento del bisogno. L’Italia degli ultimi 20 anni è mutata fortemente e se un evento (una crisi economica in questo caso) è mezzo per ridisegnare i confini economici pensiamo possa avere un suo senso. Con ciò non avalliamo l’idea di crisi, anzi, ma promuoviamo l’idea di una riflessione non solo sociale ma anche personale su ciò che ci accade. Riguardo alla giovane sposa, giusto aver coraggio e “sfornare il bimbo” ma alcuni dati pubblicati da una ricerca dell’Università La Sapienza (2013) affermano che la scelta di non intraprendere gravidanze è legata al fatto che c’è il rischio di carriere stoppate senza avanzamenti. Per cui la donna sceglie di non fare figli. Pensiamo che ci sia bisogno di lavorare ancora in questo senso. Grazie ancora!!!

    Risposta
  • 26 febbraio 2015 in 14:02
    Permalink

    Se il bimbo non si fa per paura è ben diverso dal non farlo perché la statistica dice che poi la carriera verrà compromessa.
    I dati parlano di paure e quindi relative scelte e decisioni o parlano di cosa effettivamente succede quando una donna in carriera ha un figlio?
    Si sondano mamme o donne che decidono di non diventarle?
    Penso ci sia una sostanziale differenza.
    Se il giochino, forse malato, non lo si forza mai, se nemmeno ci si prova, cosa mai potrà farlo cambiare?
    Di certo non ci sono regolamentazioni che danneggiano donne in prospettiva parto e se questo accade è solamente per certe consuetudini malate che se non le forzi, non le testi, non puoi pretendere di metterle in luce.
    Come potersi muovere contro qualcosa che rimane sommerso?
    Ci fosse una norma a svantaggio delle donne allora ci si potrebbe battere…ma se così non è (e così non è), o si continua a cedere a pressioni (che rimangono presunte) oppure si lotta con i fatti e si sforna.

    Risposta

Rispondi