SGÒND – In nome di Dio, in nome dell’Uomo

IN NOME DI DIO, IN NOME DELL’UOMO

Sono circa le 10.50 di Mercoledì 7 gennaio 2015.

Cherif e Said si dirigono al civico 6 in Rue Nicolas Appert, in un quartiere a nord della Senna, armati di Kalashnikov, comprati alcune settimane prima da un rivenditore straniero. Leggono il nome degli uffici sulle varie etichette dei campanelli e, imbarazzati, si accorgono di trovarsi di fronte all’edificio sbagliato. Pochi passi dopo giungono al civico 10 in ritardo di cinque minuti rispetto il piano preventivato. Proprio in quel momento gira l’angolo Corinne, impiegata in quella stessa palazzina, alla quale intimano di aprire l’ingresso.

Corinne, poi, scappa avvisando le autorità.

Frèdèric, il portinaio, si rende conto solo all’ultimo di ciò che sta avvenendo. Alza le mani impaurito mentre Cherif gli punta l’arma contro, ma il fucile, implacabile, fa fuoco. Frèdèric, miracolosamente incolume, riesce a scappare con la parola “aiuto” seccata all’altezza del palato molle inferiore, inciampando su uno zerbino precedentemente alzato da uno degli aggressori.

Cherif e Said non hanno più ostacoli.

Salgono al primo piano irrompendo nella sede di un editoriale parigino, urlano “Allah è Grande”, ma nessuno può sentirli perché appena 15 minuti prima tutta la redazione aveva scelto di pranzare assieme da un’altra parte, in fondo a Rue Nicolas Appert.

Cherif e Said non capiscono cosa sia andato storto.

Corrono al piano inferiore, escono in strada e, lì, vedono arrivare in bicicletta Ahmed, agente della polizia di Parigi. Ahmend si accorge dei due uomini armati in mezzo alla strada e intima loro di gettare a terra le armi. I due rispondono con una scarica di proiettili nella sua direzione. Ahmed, ferito, ma non gravemente, rimane a terra. Said si avvicina a lui, lo insulta, lo calcia, lo minaccia, ma non lo fredda. A quel punto i due uomini armati capiscono che la situazione non è più sicura, rientrano sulla loro Renault Clio e scappano.

Non ci sono sparatorie nei quartieri sud di Parigi; Clarissa, agente in prova presso la polizia di Parigi non viene ammazzata da nessun squilibrato misteriosamente collegato ai due aggressori. Nessun inseguimento scombussola le zone a nord della città. All’interno di un market non vengono prese delle persone come ostaggi e quattro di loro non perdono la vita inutilmente. Nessun agente di polizia muore negli scontri e i due aggressori vengono catturati dopo essersi arresi alle forze dell’ordine.

L’indomani di questa scampata strage di anime, i leader dei maggior paesi dell’eurozona si incontrano, è l’alba di una nuova unione europea, una politica estera comune, attenta all’esigenze dei vari paesi, decisa nel migliorare le cose. Non si vedono politici inneggiare al pericolo causato da altre generiche religioni o strumentalizzare l’accaduto, ammazzando una seconda volta le vittime che NON ci sono state.

Storica, rimarrà per anni, la foto di molti capi di stato, uniti, con le braccia ognuno in quelle dell’altro, marcianti alla testa di due milioni di persone a Parigi.

È l’alba di una nuova Europa unita.

Non vi è articolo esaustivo su ciò che è accaduto. Non vi è parere o vignetta che possa convincermi o che, completamente, io condivida. Non riesco a sentirmi parte di una corrente di pensiero sulla situazione e ciò mi crea sconforto.

A pochi giorni di distanza dall’ennesimo attentato all’uomo la mia fede in esso e in Dio rimane incrollabile e non cede al terrore. Immutabile è l’idea che l’uomo e la sua diversità non possano che essere materia di confronto, che il dialogo ecumenico è solo all’inizio e che sia cristiani sia laici, congiuntamente, abbiano, OGGI, la responsabilità dell’unione interreligiosa.

Non arrendiamoci al commento! Ora, compromettiamoci nell’azione.

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