Il talento del calabrone di Giacomo Cimini

De Sadesky: Pazzi! Pazzi furiosi!
Muffley: Che è successo?
De Sadesky: L’ordigno “Fine di Mondo”!
Muffley: L’ordigno… L’ordigno “Fine di Mondo”? Cos’è?
De Sadesky: Un’arma che cancellerà tutti esseri viventi da faccia di Terra!
Muffley: Tutti gli esseri viventi?

Dialogo da “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”

Big time Milano! Big time Italia!
Con queste due semplici frasi, DJ Steph (Lorenzo Riquelmy) ama iniziare le registrazioni della sua popolare trasmissione su Radio 105. Il messaggio è chiaro: Durante il suo programma assisteremo a grandi momenti per la città. Grandi momenti per tutta la nazione.  Durante una solita notte illuminata dalle luci dei grattacieli, Steph riceve una telefonata in diretta molto particolare: un certo Carlo (Sergio Castellito) è alla guida di un autobomba con l’intenzione di farsi saltare in aria uccidendo se stesso e centinaia di innocenti se lo sfortunato conduttore non eseguirà alla lettera tutto ciò che gli chiederà.
A tentare d’intralciare il piano malato di Carlo, ci penserà il tenente colonnello Rosa Amedei (Anna Foglietta), la quale intraprenderà una furibonda lotta psicologica con il criminale, al fine di comprendere la sua effettiva posizione, prendere tempo e svelare le sue vere intenzioni. 

Milano: la città che non dorme mai! Altro che New York!

La fotografia, curata da Maurizio Calvesi, utilizza colori sgargianti ed incisivi (alla “Nerve” o alla “Guns Akimbo”, per intenderci), i quali aiutano ad enfatizzare il concetto di notte in una metropoli carica di palazzi, discoteche, macchine e persone di ogni genere. Un tipo di immagine proiettata verso il nuovo e verso il futuro. Una tecnologia moderna, lucente, che crea dipendenza e che ormai ha completamente invaso le nostre strade.
Come struttura delle inquadrature, della narrazione e anche delle interpretazioni, sembra che il regista abbia voluto avvicinarsi ad uno stile più “americaneggiante” e, di conseguenza, più internazionale, forse per venire in contro a canoni che un network globale come Amazon probabilmente richiede.
Noi comunque non ci lamentiamo. Lo stile scelto è accattivante e ci auguriamo che possa dare la spinta ai prossimi prodotti nostrani ad essere più personalizzabili e apparire meno uniformi gli uno dagli altri. Anche solo visivamente.

Dubbi esistenziali primordiali: Quanto il cattivo può essere buono e viceversa?

Gli attori rendono credibile una dualità dei loro personaggi complessa ed intrigante, che li rende sfaccettanti e mai monodimensionali. Richelmy interpreta alla perfezione il ruolo del Dj spaccone ma attraente, che tiene sempre la situazione sotto controllo, calmo e rilassato. Un mito. Una figura giovane a cui gli altri giovani dovrebbero aspirare. Un ragazzo che esercita un fascino a cui è difficile sottrarsi.
Il costume indossato fa una “grande figura” con un richiamo azzeccatissimo alla giacca con lo scorpione di Ryan Goslin in Drive di Nicolas Winding Refn.
Castellito invece decide di portare in scena un villain fragile, sensibile, che cova dentro di sé un dolore difficile da trattenere, praticamente un disperato che ha bisogno di far sentire la sua voce a più persone possibili.
Le interazioni tra i due personaggi principali sono eccellenti e di un’espressività disarmante, composta quasi unicamente dal loro modo di pronunciare le battute. Una guerra dialogica resa sullo schermo da frasi dette, non dette e dette a metà. Proprio come se stessimo ascoltando una trasmissione radiofonica.
Unica nota stonata, la recitazione della Foglietta: A volte troppo aggressiva, a volte troppo pacata. Ma tendenzialmente fuori posto nella maggior parte delle situazioni.

Drammaturgia raffinata che lascia spazio a qualche banalità ma senza nuocere alla scorrevolezza del testo.

In una visione cinica e spietata della realtà, il testo filmico offre un ammontare di tematiche forti e attuali, anche se in più di una occasione esse contengono un leggero sapore di già visto.
In ogni caso, il film compie un lavoro tutto sommato innovativo. Un thriller fresco e appassionante per il palinsesto italiano che affronta i contenuti più variegati:
La spettacolarizzazione di un dramma personale di un individuo. L’amore di un padre. Una grave tragedia imminente tramutata in una ghiotta opportunità di fare share. I like sui social network che ormai rappresentano la forma più comune di piacere per la gente.

Soddisfazioni fittizie e digitali che prendono il posto delle meraviglie che abbiamo sotto il nostro naso (o meglio, sopra la nostra testa) ma che raramente apprezziamo, distratti da una abbagliante e ingannevole luce colorata che distoglie il nostro sguardo dalla realtà delle cose, creando inevitabili fraintendimenti su ciò che dovremmo amare e ciò che dovremmo invece temere.

 

E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Divina Commedia – Dante Alighieri

Recensione a cura di Alex Bonora

Alex Bonora

Nato a Murano, ridente isola della laguna veneziana, famosa per la lavorazione del vetro. Diplomato prima come ragionerie a Venezia e successivamente come attore di prosa presso la scuola di teatro Galante Garrone di Bologna nel 2015 dopo un percorso accademico di tre anni. Per diverso tempo sono stato animatore turistico in diversi villaggi turistici in Grecia ricoprendo anche ruoli di responsabilità e coordinamento dello staff. Artista a tempo perso, viaggio molto ricordandomi di tenere costantemente i piedi per terra e la testa alzata verso il cielo. Appassionato di cinema, teatro e musica, ritengo che la critica artistica non sia la semplice valutazione di un prodotto ma un vero e proprio dialogo tra l’analista e il creativo, atto per l’arricchimento intellettuale del pubblico. Amo i dolci e possiedo una katana “Wado Ichimonji”(Strada dell’armonia) in omaggio al manga One Piece. Combatto tutti i giorni per la libertà. Individuale o collettiva che sia.

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