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Il “sondaggio dei quattro cantoni” del Movimento studenti di Azione Cattolica Faenza

Dal 3 maggio hanno ripreso a incontrarsi in presenza i ragazzi e le ragazze del Msac, movimento studenti di azione cattolica, nel cortile del Seminario di Faenza per studiare insieme. “Lunedì studio” è il nome di questo tradizionale appuntamento diventato in questo periodo tutt’altro che abituale. Lo scorso lunedì 10 maggio però in una pausa dai libri l’equipe, formata da studenti delle scuole superiori faentine, ha pensato di fare un sondaggio un po’ particolare per capire cosa questi due anni anomali fatti di dad e quarantene hanno lasciato loro e come si sentono adesso. Il gioco dei quattro cantoni è diventato quindi il mezzo statistico per rilevare le opinioni di ciascuno: 16 ragazzi e ragazze di quarta e quinta superiore, una decina di domande e quattro alberi corrispondenti alle opzioni di risposta. Ecco i risultati e alcune riflessioni.

Il sondaggio del Msac: ecco i risultati

Dad = nervosismo, compiti copiati e furbizia

Una prima domanda cade proprio sul presente: a fronte di tutte le polemiche e le paure pensate che sia stato giusto tornare a scuola adesso? In cinque hanno risposto di non vedere l’ora di tornare in classe e due che la presenza è sempre preferibile alla dad, ma quattro pensano che a maggio sarebbe stato più conveniente restare a in didattica a distanza e cinque rimpiangono le mattine a casa. Tra le gli aspetti negativi dovuti alla dad emerge che nervosismo e solitudine siano stati sempre presenti, mentre tra gli aspetti positivi i ragazzi si identificano con il poter copiare facilmente i compiti e il poter dormire di più, anche durante le lezioni. Alla domanda su cosa possono dire di aver imparato dalla dad nessuno ha scelto l’albero che indicava la responsabilità, nove hanno scelto la furbizia, due il sapersi adattare e quattro il saper usare meglio il computer.

Eredità della dad: lezioni saltate e perdita di fiducia da parte dei prof

Adesso che si è tornati a scuola alcuni di questi difetti sono rimasti: quali? Nove di loro hanno detto che continuano a saltare spesso le lezioni: “troppe verifiche insieme, non le sopporto più. Preferisco stare a casa”, spiega una ragazza di quinta. Quello che emerge da questo ritorno a fine anno è però anche la lontananza che si è creata tra studenti e professori. Alla domanda su come percepiscono l’atteggiamento dei professori di fronte alla situazione tre dicono di vederli rassegnati e stanchi, dieci di percepirli meno fiduciosi verso di loro e solo tre di sentirli più vicini. “Pensano che stiamo copiando anche quando non è vero”, dice un ragazzo di quarta. “Con la dad si è tutto disumanizzato” aggiunge un altro ragazzo di quinta.

msac sondaggio

L’impegno scolastico di quest’anno: autovalutazione dei ragazzi

Se dovessero autovalutare il proprio impegno sei lo riterrebbero sufficiente, cinque inclassificabile, due ottimo e tre buono. Ma dodici di loro dicono che se anche tornassero indietro rivivrebbero ugualmente la dad in questo modo e solo quattro proverebbero a trovare un modo più sereno di viverla.

Considerazioni finali

Quello proposto non è chiaramente un sondaggio a fini statistici, ma la rilevazione di pareri e impressioni di giovanissimi studenti e studentesse delle scuole superiori faentine. Un momento di ascolto reciproco da cui poter trarre alcuni spunti interessanti per il prossimo anno scolastico. Il verbo-chiave di settembre sarà probabilmente ricucire questi legami spezzati tra compagni e soprattutto tra professori e studenti. Ricucire un rapporto di fiducia che, come insegna la pedagogia, è alla base di ogni processo educativo. Rieducare alla fiducia verso gli altri ma anche verso se stessi sarà qualcosa di imprescindibile per i ragazzi che si mostrano anche molto severi con il proprio impegno dedicato a questi due anni, giudicandolo appena sufficiente o addirittura inclassificabile. Una considerazione finale sui grandi assenti di questo sondaggio: gli studenti più piccoli. Questo breve sondaggio ci dice che il rischio di concentrarsi sulla maturità e sul triennio a discapito dei “primini” deve essere arginato. Uno sguardo in meno al programma e uno sguardo in più ai ragazzi nel segno del dialogo e dell’ascolto. E proprio l’ascolto è il senso di questo incontro curato da studenti per studenti che lasciano ai professori un compito: esserci, perché i ragazzi hanno bisogno di loro, anche se a volte non lo dicono esplicitamente. A chi legge questo articolo il compito di fare altre riflessioni su quanto riscontrato da questo piccolo sondaggio e di comprendere che la scuola, quella vera, in presenza, è il punto di partenza e di ri-partenza di tutto.

Per la rubrica “Per chi suona la campanella…” a cura di M. Letizia Di Deco

 

Letizia Di Deco

Classe 1998, vivo a Faenza. Mi sono laureata in Lettere Moderne e poi in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Scrivo per il settimanale Il Piccolo di Faenza. In attesa di tornare definitivamente in classe da prof, mi piace fare domande a chi ha qualcosa di bello da raccontare su ciò che accade dentro e fuori le pareti della scuola. Ho sempre bisogno di un buon libro da leggere, di dire la mia opinione sulle cose, di un po' di tempo per una corsetta…e di un caffè

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