#FaentiniNelMondo – L’esperienza di Silvia Hsieh nell’Australia del Covid

Per la rubrica Faentini all’estero abbiamo intervistato Silvia Hsieh, faentina residente in Australia, dove vive con la sua famiglia da oltre un anno. Silvia è arrivata poco prima dell’inizio della pandemia e abbiamo approfondito assieme come il paese ha affrontato fino a oggi il Covid-19.

Intervista a Silvia Hsieh

Raccontaci un po’ di te: dove vivi e di cosa ti occupi

Ho vissuto a Faenza fino a 19 anni frequentando il Liceo Scientifico Severi, poi ho proseguito gli studi a Milano, conseguendo la laurea in Economia aziendale in Bocconi. Ricordo che a quel tempo ebbi una proposta di lavoro alla Camera di Commercio italiana di Guangzhou, in Cina, ma era l’anno della SARS e la situazione in quel paese non era delle migliori. Il destino ha voluto che intraprendessi una carriera televisiva fino a che ho conosciuto Alessandro (ndr. Il calciatore Alessandro Diamanti).  Ci siamo sposati nel 2008, abbiamo tre figli e da allora viviamo, per motivi di lavoro calcistici, “nomadi” in giro per il mondo. Al momento mi occupo di alcuni progetti mediatici e non. L’ultimo di questi è “POi BO..“, nato lo scorso anno, quando l’Australia fu colpita dagli incendi.  Anche noi volevamo in qualche modo dare il nostro sostegno e abbiamo così contribuito coinvolgendo la comunità social e i nostri follower che ci seguivano dall’Italia. Oggi POi BO.. non è un brand, ma uno “state of mind”, un progetto che ha come obiettivo “spread smiles & positive vibes”, ovvero diffondere sorrisi ed energia positiva. E di questi tempi, ne abbiamo tutti un po’ bisogno.

Contro il Covid-19, in Australia regole molto rigide, seguite scrupolosamente dai cittadini

Come sta rispondendo il Paese in cui vivi all’emergenza Coronavirus?

In Australia abbiamo vissuto la prima ondata (parliamo di poche centinaia di casi in totale)  con un lockdown nazionale fino allo scorso maggio. Tuttavia, “l’atipica normalità” è durata, per noi a Melbourne e lo stato di Victoria, solo poco più di un mese. A metà giugno eravamo di nuovo chiusi. Guardavo sui social le storie di amici in Italia che si godevano il mare, il sole, l’estate insomma,  mentre noi eravamo limitati ai nostri 5km di movimento senza poter ricevere e vedere nessuno. Il governatore aveva fatto una pianificazione a step con regole ben precise (talvolta assurde). E’ riuscito a mantenere salda la sua strada nonostante le varie pressioni  soprattutto quando non c’erano più casi di trasmissione comunitaria. A metà ottobre siamo, finalmente, ritornati a quella “atipica normalità”.

Come è cambiata concretamente la tua vita in questi giorni? Cosa puoi ancora fare e cosa non puoi più fare? Che indicazioni hai avuto dalle autorità locali? 

L’attenzione è sempre alta, anche se l’ Australia rispetto al mondo esterno è più o meno Covid-free. Il motto qui è “Stay Safe, Stay Open“. Le regole vengono rispettate, se dall’oggi al domani mettono obbligatorie le mascherine o limiti di persone al chiuso,  quello viene seguito, non ci sono vie di mezzo. Qui i cittadini hanno piena fiducia nei governanti perché le promesse vengono sempre rispettate.

Qui i cittadini hanno piena fiducia nei governanti perché le promesse vengono sempre rispettate

Quale differenza osservi rispetto all’Italia?

Racconto un esempio per farvi capire come sia diversa la mentalità rispetto all’Italia. Da marzo dell’anno scorso è vietato per gli australiani uscire dal paese e dall’estero sono possibili solo i rimpatri. Ci sono cittadini in lista d’attesa da mesi, sia perchè ci sono pochi voli e anche per la limitata disponibilità degli alberghi quarantena. Sono stati richiesti collaborazione, sacrificio e spirito di comunità da parte di tutta la popolazione. Una campagna a favore di test-covid al primo sintomo come “do the right thing” – fai la cosa giusta-, in modo tale da evitare il più velocemente possibile le eventuali trasmissioni. Nello stesso tempo il governo ha emanato riforme veloci ed efficaci: il paese è economicamente solido e quindi ha iniettato liquidità immediata per tutte le categorie. Una di queste è il Job Keeper, una sorta di cassa integrazione che prevede 1500 dollari (quasi 1000 euro) ogni 2 settimane, da subito . Il governo si è attivato prontamente definendo al meglio e precisamente le regole per la sussistenza che devono essere seguite con rigore. Questo rigore fa sì che il paese funzioni; dall’altra parte, il cittadino che vede mantenere la parola, segue con fiducia chi governa.

Quali sono le basi che permettono questa fiducia? 

E’ un sistema che funziona, dalla sanità all’istruzione. Il cittadino si sente tutelato e ha fiducia nel governo, e quando si ha fiducia credo che ci sia anche il rispetto delle regole. All’inizio non è facile entrare in quest’ottica, anche perchè tutt’ora sostengo che ci siano delle regole assurde,  abituati come siamo noi italiani a dibattere, però credo sia la salvezza di questo paese ed i risultati, soprattutto in questo momento di crisi mondiale, si percepiscono. Ho trovato tanta burocrazia quanto quella in Italia, ma la differenza è che qui è finalizzata alla reale organizzazione: vengono creati processi rigorosi che, se seguiti, portano alla risoluzione del problema velocemente. Inoltre non ci sono “vie brevi”, qui a nessuno interessa chi tu sia e di quali privilegi godi.

Dal punto di vista personale, oramai vivi da oltre un anno in Australia con la tua famiglia, cosa ti manca di più del nostro paese? 

Io ho sempre sentito che avrei vissuto la maggior parte della mia vita all’estero. Per il lavoro di mio marito abbiamo vissuto ovunque, avendo sempre base a Bologna. Oggi vivere in Australia ci piace molto, ma allo stesso momento ci manca l’Italia e “l’italianità”.

I ricordi e le buone vecchie abitudini quello che Silvia porta con sé di Faenza

Cosa porti con te dell’esperienza vissuta a Faenza?

E’ la città in cui sono cresciuta e in cui sono rimaste le mie più care amiche. I ricordi più importanti vengono proprio dagli anni vissuti al liceo. Torno spesso a Faenza e, quando succede, ho una routine che mi piace vivere: dal caffè con le amiche alla camminata in centro. Faenza significa ricordi e le buone vecchie abitudini.

Che piani hai per il tuo futuro e quello della tua famiglia? 

Per ora siamo qui. Ci piace il senso di libertà di Essere, di vivere senza pregiudizi, e gli spazi! Credo molto nell’istruzione come chiave per il  futuro e il progresso. Vorrei che i miei figli crescessero in un ambiente dove le opportunità sono ad aspettarti se hai la giusta convinzione ed ambizione, che possano essere stimolati dall’idea del  “tutto è possibile”, basta volerlo. E questa è l ’Australia. POi BO..

 

Intervista a cura di Francesco Ghini

Francesco Ghini

Vivo a Faenza e mi occupo di ricerca biomedica e comunicazione scientifica. Ho conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso l'Istituto Oncologico Europeo di Milano e numerose partecipazioni a conferenze internazionali come speaker. Parallelamente, ho seguito come direttore artistico la realizzazione dell'evento Estate di San Martino a Piacenza (2012 e 2013) e ho maturato una forte esperienza nell'ambito della comunicazione e dello storytelling. Nel 2014 ho aperto Buonsenso@Faenza e da questa esperienza, nel 2018, è nata l'agenzia Buonsenso Comunicazione. Amo il teatro, i film di Cristopher Nolan, i passatelli e sono terribilmente curioso.

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