Scompare Vito Ortelli, faentino e più anziana maglia rosa in vita

Nato a Faenza il 5 luglio del 1921 Vito Ortelli era la più anziana maglia rosa ancora in vita, oltreché il più anziano corridore ad essere salito sul podio del Giro d’Italia. Oltre a quanto già ricordato, numerosissimi furono i piazzamenti tra i quali il secondo posto alla Milano-Sanremo del 1949 e il terzo gradino del podio al Giro d’Italia del 1946 dietro a Bartali e Coppi. Lasciata l’attività agonistica, rimase sempre nel mondo delle due ruote, come maestro per tanti giovani ciclisti della sua società da sempre, la ciclistica “Faentina”, di cui fu coordinatore del settore giovanile e direttore tecnico. “Stella d’Oro” del CONI per meriti sportivi, a Faenza Ortelli ricevette il premio “Una vita per lo sport” nel 1997 e nel 2003, insieme ad Aldo Ronconi, altro grande indimenticato faentino del ciclismo, la prestigiosa onorificenza di “Faentino sotto la Torre”.

Vito Ortelli, un campione faentino

«Con Vito Ortelli se ne va uno dei più grandi sportivi che Faenza abbia mai avuto – scrivono in una nota il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi e l’assessore allo Sport Claudia Zivieri – un eroe di quel ciclismo legato alle imprese di campioni come Coppi, Bartali, Magni, un’epopea di sudore e fatica e di imprese diventate epiche. Ortelli non fu un comprimario, ma vero protagonista sia su strada che su pista, con la conquista di tre titoli italiani e vestendo per ben undici volte la maglia rosa durante i Giri d’Italia del ’46 e del ’48, oltre ad una vittoria di tappa. Ortelli era insieme l’emblema di un’epoca che è ormai leggenda, ma anche orgoglio di Faenza e della Romagna, una terra in cui il ciclismo continua ad essere radicato e vissuto con passione come nessun altro sport.

Il saluto di Malpezzi e Zivieri

«Di Ortelli non dimenticheremo – concludono nel comunicato – le imprese sportive, ma anche molto altro. I suoi tratti umani, la sua verve e simpatia nella veste di narratore di storie e di avventure ciclistiche, sempre ricche di aneddoti, tra le quali il rapporto con Fausto Coppi, fatto di un rispetto e di una amicizia che andava ben oltre alla rivalità sportiva. Ma anche il suo essere stato maestro di sport e di vita per tanti giovani trasmettendo i valori più autentici del ciclismo, l’impegno, il senso del sacrificio, la capacità di reagire davanti alle difficoltà. Al figlio Vittorio e a tutta la famiglia le condoglianze nostre personali e dell’Amministrazione comunale.»

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